في ذكراه الـ 18 غدا: كساح الاتحاد المغاربي
16/02/2007
di Amal Moussa *
Molti fra coloro che in questi ultimi anni hanno criticato l'inerzia dell'Unione del Maghreb Arabo (UMA) non esitano ormai a darla per morta, visto che dal 1994 – da quando cioè venne affermata in maniera ufficiale l'incapacità dell'UMA di convocare il Consiglio presidenziale, mentre al momento della sua fondazione era stato stabilito che i leader maghrebini si sarebbero dovuti riunire ogni sei mesi – essa assomiglia ad un corpo esanime e privo di vita.
Domani cadrà il 18° anniversario della fondazione dell'UMA – che fu sancita il 17 febbraio 1989 a Marrakesh – ed i suoi responsabili, invece di accennare ad un barlume di speranza o ad una qualche possibilità di infonderle nuova vita, continuano piuttosto ad "infierire sul cadavere". Tutti hanno potuto seguire le reciproche offese e gli scambi di accuse politiche fra i diversi Paesi del Maghreb, seguiti alla decisione delle autorità libiche di imporre il visto di ingresso agli altri cittadini dell'UMA, con la sola eccezione dei tunisini. Queste polemiche sono andate ancora una volta a danno dell'Unione, visto che una decisione come quella libica non può che avere un effetto dirompente sulla salvaguardia dei principi sui quali l'UMA è stata fondata. Ciò è ancor più vero se si pensa che questa decisione è venuta a coincidere con l'anniversario della sua fondazione, una data in cui tradizionalmente vengono sollevati nuovamente tutti gli interrogativi che la riguardano, ed in primo luogo la questione della mancata convocazione del Consiglio presidenziale ormai da 13 anni.
Tuttavia l'imposizione libica del visto per pretese ragioni di sicurezza – con l'intenzione di "combattere l'immigrazione clandestina" – ha fatto emergere, al posto degli interrogativi che abitualmente vengono sollevati in coincidenza con questa data, la più totale rassegnazione. Il comportamento libico lascia infatti presagire che i Paesi del Maghreb sono destinati a chiudersi progressivamente in se stessi, dando sempre maggior valore al concetto del "vicino-straniero", malgrado tutti i bei discorsi fatti in passato. Non ci sarà più spazio per chiedersi cosa è stato realizzato dopo 18 anni, né per criticare gli accordi che sono stati raggiunti dal 1993 in poi e che sono rimasti inapplicati, né per chiedersi come mai dei 37 accordi previsti ne sono stati definiti solo 6, a causa della loro mancata approvazione da parte del Consiglio presidenziale. Ma a parte tutto questo, la ragione principale che ha ostacolato finora il cammino dell'Unione – ovvero la questione del Sahara Occidentale, ed i contrasti fra Marocco ed Algeria ad esso legati – non sembra più essere una ragione convincente come una volta, soprattutto dopo che la questione è finita nelle mani dell'ONU. Il coinvolgimento dell'ONU sta infatti a significare che vi è una ragionevole volontà di risparmiare all'Unione le conseguenze negative di questo problema.
Alla luce di questa osservazione, possiamo dire che il vero dibattito che accompagna la ricorrenza del 18° anniversario della nascita dell'UMA è legato alla comprensione del fenomeno terroristico nella regione del Maghreb, ed alle misure che tale fenomeno richiede. Queste misure probabilmente, con il pretesto di dare una risposta adeguata alle esigenze legate alla sicurezza, aggraveranno la paralisi dell'Unione e moltiplicheranno gli attacchi ai principi fondamentali ai quali essa si ispira. Ora che l'Algeria sembrava essere uscita dal suo decennio più buio, ecco che l'intera regione viene ad essere nuovamente minacciata, mentre al suo interno compare un'organizzazione che si fa chiamare "Organizzazione di al-Qaeda nel Maghreb Islamico". Si tratta di un gruppo che, oltre a caratterizzarsi come "salafita", ad optare per i metodi violenti, ed a puntare sulle giovani generazioni maghrebine, pone il carattere "islamico" del Maghreb al di sopra del suo carattere "arabo", come ci suggerisce la definizione "Maghreb islamico" utilizzata al posto di "Maghreb arabo". Sembra che gli attentati ultimamente compiuti da questa organizzazione ad est della capitale algerina, insieme a quelli compiuti da un altro gruppo salafita in Tunisia alla fine di dicembre, ed insieme alla scoperta di una cellula terroristica in Marocco, siano soltanto il prologo di eventi molto peggiori ai quali andrà incontro la nostra regione nei prossimi mesi. Tutto questo non farà che aggiungere nuovi ostacoli al rilancio dell'UMA, cosicché è probabile che le nuove misure di sicurezza saranno soltanto l'ultimo chiodo nella cassa da morto dell'Unione.
E' estremamente doloroso giungere a questo grado di rassegnazione, che tuttavia ha una base assolutamente razionale e non ha niente di emotivo. Purtroppo dopo che i Paesi del Nord Africa hanno raggiunto l'indipendenza, l'idea del "Maghreb arabo", da idea strettamente legata al concetto di "unità maghrebina" volta ad ottenere la liberazione dal colonialismo, è diventata soltanto un vuoto slogan. La realtà dei Paesi del Maghreb dopo l'indipendenza richiedeva di evolvere, dalla fase dell'unità e della solidarietà maghrebina allo scopo di giungere all'autodeterminazione, ad una fase di cooperazione e di integrazione per lo sviluppo. Invece – come testimoniano i dati della disoccupazione, il basso livello dei salari, e la bilancia commerciale in rosso della maggior parte dei Paesi della regione – lo sviluppo è fermo, tanto che, nella graduatoria sullo sviluppo umano che comprende 177 Paesi, troviamo i Paesi del Maghreb fra la 64Ş e la 115Ş posizione.
Se vogliamo essere ancora più franchi, dobbiamo dire che nulla lascia credere ad un rilancio dell'UMA ed alla sua trasformazione in un organismo utile, a meno che non vengano ridimensionate le aspettative, e si rinunci agli slogan ideologici, ridefinendo le priorità in favore di una cooperazione culturale fra i Paesi del Maghreb. Forse in quest'ambito si possono realizzare dei progetti che sul lungo periodo potrebbero nuovamente andare a coinvolgere anche l'ambito commerciale ed economico. Nulla vieta, inoltre, di adottare un maggiore realismo per porre rimedio all'inveterata apatia dell'UMA, puntando sulla cooperazione a livello bilaterale come metodo temporaneo che apra la strada ad un'integrazione economica organica e complessiva fra i 5 Paesi membri dell'Unione.
* Giornalista e poetessa tunisina



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