03/03/2007
di Ahmad Jamil Azm *
L'appello del noto intellettuale islamico di nazionalità kuwaitiana, Abdullah al-Nafisi, a sciogliere l'organizzazione dei Fratelli Musulmani – che ormai sarebbe diventata un peso per il pensiero islamico e per il pensiero politico arabo in generale – non giunge nuovo, anche se forse esso è l'invito più franco che sia stato formulato in proposito, ed è degno di nota per l'importanza che il nome di al-Nafisi ha all'interno della corrente di pensiero islamica.
Già in passato vennero formulati appelli che invitavano ad una trasformazione radicale dei movimenti islamici. Ad esempio, in un articolo che risale a più di un anno fa, lo scrittore giordano Ibrahim Gharaibeh riteneva probabile che il movimento islamico si sarebbe trasformato in "partiti più simili a quelli laici, con la fine della loro fase strettamente ‘islamica', poiché i valori islamici saranno piuttosto un fattore condiviso all'interno della società, e costituiranno la sua base comune invece di essere un attributo esclusivo di questo o quel movimento". Queste tesi sono vicine a quelle di altri intellettuali. Fra esse ricordiamo quelle di Muhammad Abduh (1849-1905, studioso e giurista egiziano, fu uno dei padri del pensiero islamico riformatore (N.d.T.) ) che risalgono a più di 100 anni fa, ma anche quelle di Muhammad Imara (accademico egiziano, ed importante esponente del pensiero islamico contemporaneo (N.d.T.) ) che risalgono a circa 40 anni fa. Si tratta di idee vicine al concetto di una "corrente islamica complessiva" che si basa sugli individui, sui loro sforzi di interpretazione, e sulla loro responsabilità individuale, piuttosto che su un'organizzazione politico-religiosa centralizzata.
La leadership dei Fratelli Musulmani, nella persona della Guida Suprema del gruppo in Egitto, Mohammed Mahdi Akef, ha tuttavia rifiutato questa tesi in alcune dichiarazioni rilasciate al sito in arabo della BBC, all'interno delle quali ha descritto l'appello di al-Nafisi come "un'idea che ha fatto il suo tempo", affermando che "la fermezza dei Fratelli Musulmani di fronte a queste pressioni a livello locale ed internazionale è dovuta al fatto che l'organizzazione della Fratellanza si basa sulla giusta comprensione di questa religione, del principio della Shura (il principio della Shura [che letteralmente vuol dire ‘consiglio' o ‘consultazione'], è un elemento centrale nel dibattito sulle riforme politiche all'interno del pensiero islamico contemporaneo; si tratta di un principio presente all'interno del Corano stesso, che gioca un ruolo considerato da molti come "parallelo" al ruolo giocato dal principio democratico all'interno del pensiero politico occidentale (N.d.T.) ) , e delle istituzioni".
Ma Akef rifiuta anche di riconsiderare la questione dell'esistenza dell'organizzazione internazionale dei Fratelli Musulmani […].
E' pur vero che l'appello, da parte di alcuni intellettuali islamici e di alcuni Fratelli stessi, a sciogliere la Fratellanza rappresenta un paradosso, essendo quest'ultima il partito più forte, e forse – a causa del suo radicamento popolare – addirittura l'unico vero partito in molti Paesi arabi. Malgrado ciò, questo appello era prevedibile, visto che, nonostante i punti di forza dell'organizzazione, vi è la sensazione che essa abbia fallito nel trasformare i propri principi in un programma pratico ed applicabile nella realtà. In alcuni ambienti della Fratellanza vi è insoddisfazione riguardo al grado di evoluzione del pensiero e delle attività del gruppo. Ciò ha portato a delle tensioni interne che trovano espressione in vari modi, portando ad esempio alla nascita di nuovi partiti che si staccano dalla Fratellanza – come è accaduto per i due partiti islamici di centro in Egitto ed in Giordania – ma portando anche al moltiplicarsi degli appelli, da parte di molti intellettuali ed esponenti del movimento islamico, a rivedere radicalmente i programmi ed il pensiero dell'organizzazione. Naturalmente, né gli inviti a sciogliere l'organizzazione, né gli inviti a trasformarla, comportano la cancellazione del progetto islamico. Essi comportano soltanto il cambiamento dei mezzi da adottare.
E' bene invece soffermarsi su un altro aspetto che deriverebbe dall'eventuale scioglimento dei Fratelli Musulmani, e che non manca di pericolosità. Un passo del genere genererebbe infatti un grande vuoto in ampie fasce delle società islamiche. Questo vuoto potrebbe non essere riempito da una corrente islamica che si ispira ad un pensiero più evoluto, come sperano i promotori di questo tipo di appelli, ma in alcuni casi potrebbe essere riempito da organizzazioni estremiste. Potrebbero nascere piccoli gruppi che non si ispirano ad alcuna autorità politica ed organizzativa, il ché renderebbe ancora più difficile trattare con essi. Di conseguenza potrebbero diffondersi caos, tensioni, ed estremismo in misura maggiore di quanto non siano diffusi oggi, a volte proprio a causa di gruppi staccatisi dai Fratelli Musulmani. Dunque, alla possibilità che si sviluppi una corrente islamica che creda maggiormente nel pluralismo e sia maggiormente in grado di far fronte alle sfide attuali, corrisponde una analoga possibilità che emerga un caos distruttivo.
Per questa ragione, gli appelli che invitano ad una "trasformazione" dei Fratelli Musulmani sono forse più logici e realistici di quelli che invitano ad un loro "scioglimento". La speranza è che possa avvenire una revisione radicale che porti ad una netta trasformazione delle vecchie teorie dei Fratelli, e soprattutto ad un arretramento del pensiero basato sul ruolo centralista e totalizzante dell'organizzazione, in favore di un più ampio margine di manovra lasciato ai singoli individui ed al loro sforzo di interpretazione nell'applicare l'Islam ai vari ambiti della società.
* Ricercatore giordano residente negli Emirati Arabi



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