L'internet islamica: dov'è il difetto?

17/05/2006

Al giorno d’oggi si guarda ad internet come a qualcosa che ha sovvertito le regole fondamentali che governano il mondo della politica, della finanza, e dell’informazione, e che, diventando un “fenomeno mondiale”, ha posto nuove sfide allo stesso Paese al cui interno è stata inventata.
Nel mondo di internet gli equilibri abituali del mondo reale non valgono più. Il mondo “parallelo/virtuale” pone ciascun individuo di fronte al mondo intero, aprendolo a tutti i pensieri, a tutte le confessioni, a tutte le credenze, dando così un ulteriore colpo al ruolo della società e dell’educazione, riducendo le possibilità di esercitare una tutela ed un controllo, e scuotendo l’idea del pensiero unico.
Se c’è una caratteristica fondamentale che possiamo attribuire ad internet, è quella di “scoprire e lasciarsi scoprire”. Essa ha messo a nudo la coscienza di qualsiasi ambiente, in ogni sua coloritura e rappresentazione. Se da un lato ha fornito un’occasione storica per diffondere il pensiero islamico nel mondo, dall’altro ha fatto emergere le sue sfaccettature e le diverse coscienze che si muovono al suo interno. Da ciò segue che possiamo considerare internet come una forma di verità, poiché attraverso internet quest’ultima emerge e si manifesta a tutti all’interno di questo mondo parallelo. E’ da qui che possiamo comprendere la profondità di significato che si cela dietro l’espressione “mondo virtuale”, laddove un tempo la consapevolezza era semplicemente divisa fra realtà ed immaginazione.
Da tutto ciò deriva una serie di domande alle quali ci impegniamo a rispondere: come affrontano gli islamici gli interrogativi e le sfide poste da internet? Qual è la comprensione che hanno della rete? Che rapporti hanno con essa? Qual è il panorama islamico di internet? Perché gli islamici si sono lanciati nella rete?

Il coinvolgimento in internet cominciò agli inizi degli anni ’90, grazie ad alcuni gruppi di studenti musulmani che si trovavano in America. L’intento era quello di correggere alcuni sospetti ed alcune “falsità”. Con il moltiplicarsi ed il progressivo differenziarsi dei siti web si presentò anche l’occasione di meditare il rapporto fra gli islamici ed internet. La crescente varietà dei siti, le differenze di pensiero e di contenuto, riflettevano di per sé la molteplicità dei piani di percezione in base ai quali questa nuova tecnologia veniva accolta, e le differenti priorità che venivano stabilite sulla base di queste differenti percezioni. A ciò si aggiunga il fatto che questo coinvolgimento rappresenta una visuale unica da cui è possibile avvicinarsi al rapporto che lega gli islamici all’epoca attuale.
Differenziazioni, fra loro non omogenee, del discorso islamico emergono dal modo di rapportarsi all’epoca contemporanea, ed all’interno del dibattito su questo mondo e sull’aldilà. Se nell’ambito del pensiero occidentale internet è considerata come un risultato della modernità, troviamo invece che una parte del pensiero islamico, e del pensiero salafita in particolare, continua a guardare al presente come ad una “misura” dell’approssimarsi dell’altro mondo a spese di questo. Internet dunque diventa uno dei “segni dell’avvicinarsi dell’ora”, poiché “avvicina i mercati”, “riduce i tempi”, favorisce il “diffondersi del commercio”, la “proliferazione della lussuria”, la “diffusione della menzogna”. Se nel pensiero contemporaneo la trasformazione del mondo in un “villaggio globale” è vista come una delle realizzazioni della globalizzazione, questa stessa trasformazione diviene “un indizio evidente del fatto che siamo alla fine dei tempi, e che i ‘segni dell’ora’ si sono effettivamente realizzati, per cui ad essa non manca più molto” (Muhammad al-Munajjid) (dotto islamico saudita, cura un sito chiamato “IslamQA” all’interno del quale si trovano insegnamenti religiosi, norme e prescrizioni giuridiche (N.d.T.) ).
Ma la disputa “mondo-aldilà” riguardo alle realizzazioni della nostra epoca acquista presso alcuni una forma differente, diventando uno scontro “credenti-infedeli”. Secondo questo punto di vista, internet è stata creata “per falsificare e guastare l’identità islamica ma, grazie a Dio Signore dei mondi, molti cercatori di conoscenza sono riusciti a ritorcere quest’arma contro i nemici di Dio” (Saleh al-Sadlan) (dotto islamico saudita, professore presso l’Università Islamica “Imam Muhammad Bin Saud” (N.d.T.) ), laddove invece il pensiero contemporaneo si focalizza sulle impressionanti potenzialità di comunicazione che internet racchiude.
Accanto a queste visioni dominate dalla “conflittualità” e da preoccupazioni negative, troviamo anche un approccio che è consapevole delle implicazioni del mondo virtuale, e che dice: “Guardiamo ad internet come ad uno spazio, ad un canale, ad un’occasione; fra i nostri punti di partenza vi è quello di stabilire un rapporto fra internet ed il mondo reale, e di trattare le identità immaginarie di internet con cautela, distinguendo all’interno di internet ciò che è lecito da ciò che è illecito, […] e mettendo questo strumento al servizio della ragione…” (IslamOnLine.net).
E’ degno di nota il fatto che questi differenti approcci, pur nelle loro differenze, concordano sulla necessità di una “internet islamica”, anzi fanno di questa necessità “un dovere religioso ed una necessità imposta dalla realtà” (Youssef al-Qaradawi) (dotto e predicatore islamico di origine egiziana, noto per le sue apparizioni su al-Jazeera; è tra i fondatori del sito IslamOnLine.net, è presidente dello “European Council for Fatwa and Research”, e gestisce anche un sito personale, qaradawi.net (N.d.T.) ), di conseguenza è permesso investire in internet […] e, come afferma Saleh al-Sadlan, questa è una sorta di “jihad finanziaria” (jihad bi ‘l-mal), poiché “se non siamo in grado di conquistare gli infedeli con le armi, il meno che possiamo fare è conquistarli con questa religione tramite l’utilizzo di questa rete” (Muhammad al-Munajjid).
Tutto questo sta a significare che gli islamici hanno superato il tradizionale interrogativo “è lecito?”, anche se questo superamento non sembra essere il risultato di un’adeguata presa di coscienza della nostra epoca, quanto piuttosto la conseguenza di una visione tradizionale di “propaganda e di proselitismo” necessaria per rispondere “ai travisamenti ed alle falsità”.
[…]
Le attività che gli islamici portano avanti all’interno di internet dipendono dalla concezione che essi ne hanno. Sebbene la “risposta alle falsità” sia la ragione principale che spinge ad avventurarsi in internet, l’utilizzo della rete spinge a delle scelte successive, a volte perché essa viene considerata un mezzo per fare proselitismo fra i musulmani stessi, a volte per il solo fatto che essa è un mezzo di diffusione e di informazione, a volte perché rappresenta un modo per sfuggire alle restrizioni politiche ed offre una libertà di cui molto spesso gli islamici hanno sofferto la mancanza.
Ma la posizione che guarda ad internet come ad una “rete di informazioni” è stata quella che molto spesso ha dominato l’approccio degli islamici a questo nuovo strumento, al punto che alcuni di essi hanno definito il “sito islamico” come “una grande biblioteca ricca di informazioni sull’Islam”. Le proposte del ministero saudita per le fondazioni pie (Waqf) al congresso di Rabat del 2001 comprendevano la “creazione di una base condivisa di informazioni islamiche per tutti i Paesi islamici”. Questa insistenza sull’aspetto “informazionale” spiega la prevalenza di siti islamici che offrono “libri islamici” delle epoche passate e dell’epoca contemporanea.
Inoltre, ogni istituzione, ogni università, ogni singola personalità, ha sentito l’esigenza di avere un proprio sito, dando espressione ad una sorta di fede nella necessità di “essere presenti”, oppure ad un desiderio di universalità, o semplicemente allo scopo di rispondere agli obblighi imposti da questo mondo ammaliante ed illusorio. E qui bisogna osservare proprio il fatto che un buon numero di siti, o forse la maggior parte, è rappresentato da siti personali.
L’ossessione di entrare in internet ha fatto sì che molti siti fossero lanciati nella rete senza una reale consapevolezza delle sue implicazioni e delle sue potenzialità […].
Tutte questi elementi ci portano a descrivere l’approccio degli islamici ad internet come “caotico”, nel senso che non vi è stata una presa di coscienza profonda di questo mondo virtuale. Questo approccio è infatti nato essenzialmente da una scelta “forzata”, da un lato, e dal desiderio di aprirsi alla libertà che veniva loro concessa da internet dopo le dure restrizioni subite ad opera dell’autorità politica, dall’altro.
[…]
Il panorama islamico generale su internet non si allontana da quello che è il suo discorso abituale, ed i suoi vecchi simboli continuano ad essere presenti sebbene emergano nomi nuovi. Non sembra che la tecnologia di internet – che viene vista come uno strumento “neutro” – abbia generato grossi cambiamenti all’interno del discorso islamico, sebbene siano apparse nuove differenziazioni […].
E’ tuttavia possibile cogliere alcune indicazioni da una frequentazione della rete. Ad esempio, la forte presenza di siti salafiti di fronte alla relativa marginalità dei siti sufi, cosa che può essere spiegata con il fatto che il sufismo porta avanti un discorso educativo e spirituale, ovvero un discorso di conoscenza, e non un discorso “informazionale” che è invece la caratteristica principale che sta alla base della filosofia dei siti islamici […].
La forte presenza dei siti di ispirazione salafita può invece essere fatta risalire ad una ragione economica ed alla dinamicità del pensiero salafita (contemporaneo), ma anche al fatto che questa presenza è coincisa con l’aggravarsi delle crisi e dell’inerzia politica. A ciò si aggiunga che all’interno del pensiero salafita il dovere di fare proselitismo è molto sentito.
Essere in grado di avere a che fare con internet e di vivere nel suo mondo pur conservando la capacità di vivere nel mondo reale impone ai siti islamici il rinnovamento del proprio approccio e della propria concezione di internet. Ciò si traduce nel superamento della visione giuridica e legata all’eredità del passato che continua a considerare internet come un semplice “strumento”, e nel tentativo di costruire una visione composita che superi la semplificazione che fa di internet una semplice “acquisizione umana” che bisogna saper utilizzare, pur perseverando nel rifiuto del pensiero occidentale.
Questa posizione “neutrale” rispetto alla tecnologia deve essere riesaminata sia sul piano filosofico che pratico, visto che la tecnologia è diventata una forma di verità ed un modo di essere, il ché significa che essa si è trasformata in una posizione ontologica che va a toccare l’identità dell’essere e dei suoi rapporti con se stesso e con ciò che è altro da sé. In tale identità fa irruzione il “mondo parallelo/virtuale” che interviene in ogni ambito delle attività umane, conoscitivo, informativo, scientifico, sociale, comunicativo, passionale, sessuale, preannunciando così di trasformarsi in un sostituto del mondo reale.
L’ “universalità” della sfera virtuale ha portato all’emersione di concetti nuovi in cui l’elemento tecnologico si compenetra con l’elemento umano, e ciò spinge in direzione di una ridefinizione di se stessi e del rapporto con l’altro, e della scoperta dell’identità in un mondo in cui le identità si mescolano. Allo stesso modo ciò spinge verso una rinnovata “universalità dell’Islam” sia a livello di comprensione che di applicazione, che rende necessaria la definizione di un discorso nuovo attraverso internet, sia a livello di principi che di linguaggio.
L’aspetto più importante è il fatto che i destinatari del messaggio non sono più dei destinatari passivi, poiché la reciproca influenza, la libertà, e l’interconnessione contribuiscono a cambiare la mentalità di coloro a cui si parla. Costoro hanno ormai superato la fase della tutela  e del controllo, e ciò avrà senza dubbio delle conseguenze anche per le istituzioni religiose, così come contribuirà a mandare in frantumi l’idea della “centralità della conoscenza sciaraitica” e del messaggio religioso […].

 

Mu’tazz Al-Khatib è uno scrittore e ricercatore siriano

 

Titolo originale:

 

الإنترنت الإسلامي .. أين الخلل؟

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