La Fratellanza dei blog

05/03/2007

Gli occidentali ritengono che i blogger mediorientali siano liberali, ma la Fratellanza Musulmana ha cominciato a “bloggare” in forze.
La recente ondata di attivismo internet in Egitto ha seguito un modello sempre più familiare. Una serie di blog dedicati ad egiziani arrestati per le loro convinzioni politiche ha fatto la sua comparsa. Alcuni di questi blog si concentrano su questioni personali, descrivendo le famiglie dei detenuti e le loro vite. Molti contengono video dei processi e foto ad alta risoluzione che ritraggono feroci forze dell’ordine e manifestanti appassionati. Ci sono petizioni on line da firmare, banner da scambiare, ed il tentativo di costruire ampie alleanze ideologiche. Ma non è la campagna “Free Kareem” che ha catturato l’attenzione internazionale. Gli ultimi blogger egiziani provengono dai Fratelli Musulmani, e l’uomo di cui chiedono la liberazione è il secondo vice della Guida Suprema dell’organizzazione (si tratta di Khairat el-Shater, incarcerato nel corso dell’ultima campagna di arresti che ha avuto luogo il dicembre scorso (N.d.T.) ).
Nel corso degli ultimi mesi, i giovani membri della Fratellanza Musulmana hanno cominciato a “bloggare” in forze. Questo improvviso sviluppo può costituire una sorpresa per gli osservatori occidentali, che generalmente ritengono che il “blogging” dia forza alle voci liberali e filo-occidentali. Ed è vero che la prima ondata di blogger arabi politicamente impegnati comprendeva prevalentemente voci occidentalizzate e relativamente liberali, che scrivevano in inglese – spesso brillanti voci individuali che non avevano grandi pretese di rappresentare la totalità del panorama politico. Gran parte della copertura mediatica che viene fatta della blogosfera araba continua a concentrarsi su queste voci, e questa attenzione ha aiutato a generare impressionanti campagne a livello globale in supporto di blogger come Kareem, uno scrittore anti-islamico condannato a 4 anni di galera a causa del suo blog, e come Alaa Abd al-Fattah, che ha trascorso 40 giorni in carcere a causa del suo attivismo politico.
Ma la blogosfera politica araba è cambiata. Nel corso degli ultimissimi anni, una nuova ondata di blogger politicamente impegnati è emersa. Si tratta di blogger che spesso scrivono in arabo e che sono strettamente legati a campagne politiche locali. I giovani blogger del Bahrein che denunciano le repressioni perpetrate contro le ONG dei diritti umani, o i giovani egiziani che usano i blog per appoggiare il movimento Kifaya e per mettere in evidenza la brutalità della polizia ancora si accordano ad un modello di rafforzamento popolare di ispirazione liberale. Ma i Fratelli Musulmani egiziani che usano gli stessi mezzi e le stesse strategie per alzare il livello di consapevolezza in merito alle incarcerazioni ed ai maltrattamenti subiti dai loro fratelli non si accordano più a questo modello.
La campagna di “blogging” dei Fratelli Musulmani è stata scatenata dalla repressione del regime che ha avuto luogo dopo che un gruppo di studenti di al-Azhar venne fotografato mentre praticava delle arti marziali. Un folto gruppo di studenti ed un certo numero di membri della Fratellanza furono arrestati, ed i loro casi furono deferiti ai famosi tribunali militari. A questo punto i sostenitori degli studenti hanno lanciato un sito web per informare sulla questione. La campagna di “blogging” è proseguita nel corso del mese di febbraio con il lancio di una serie di nuovi blog che avevano lo scopo di denunciare la situazione dei leader della Fratellanza e degli studenti in carcere. “Ensaa”, uno dei blog più popolari, è stato lanciato all’inizio di febbraio con lo slogan “Liberate l’Egitto! Un forum per condannare i tribunali militari che giudicano gli innocenti”. Questo blog imita l’influente “al-Wa’i al-Masry” (“consapevolezza egiziana” (N.d.T.) ) di Wail Abbass, e contiene video di manifestazioni, lunghe sequenze di fotografie, racconti di prima mano su maltrattamenti di Fratelli Musulmani arrestati, ed una lunga lista di banner che invitano a liberare dozzine di Fratelli in carcere. “Ensaa” ha avuto oltre 60.000 visitatori nel suo primo mese di vita. Almeno una dozzina di famiglie di Fratelli Musulmani detenuti ha creato un blog dedicato ad ottenere il rilascio del proprio congiunto.
La guida che sta dietro questa campagna sembra essere un energico giornalista e webmaster  di 27 anni, membro della Fratellanza: Abd al-Monem Mahmoud. Aprendo un blog dal nome “Ana Ikhwan”, sia in arabo che in inglese, Mahmoud ha ricevuto quasi 200.000 visite a partire dal lancio del sito nell’ottobre 2006. Egli mantiene una lunga “blogroll” ( un insieme di link ad altri blog (N.d.T.) ) che include alcuni blog in inglese, ed ha lavorato duramente per incoraggiare i membri della Fratellanza ad adottare questo format.
Non c’è nulla di nuovo nel fatto che gli islamici si adattino rapidamente alle nuove tecnologie dell’informazione, naturalmente. I Fratelli Musulmani da lungo tempo hanno siti web molto popolari e ricchi di contenuti, sia in arabo che in inglese. Islam OnLine offre notizie, commenti, dialoghi e fatwa delle più importanti figure islamiche sia in arabo che in inglese. […] E tuttavia, in molti pensavano che i blog sarebbero stati un’eccezione a causa della loro natura individuale e personale. Questa tesi è ora più difficile da sostenere, dopo l’ondata dei blog dei Fratelli Musulmani. […] I giovani Fratelli Musulmani stanno cercando di maneggiare la tecnologia dei blog per generare lo stesso tipo di solidarietà, di supporto, e di attenzione di cui hanno goduto Alaa Abd al-Fattah e Kareem. Ciò sembra improbabile, a causa del sospetto con cui i Fratelli Musulmani sono guardati in Occidente, e delle vedute generalmente illiberali della Fratellanza – ma anche a causa della barriera linguistica (la maggior parte dei loro blog è in arabo). Tuttavia i blogger potrebbero contribuire a creare una solidarietà generazionale e politica che vada al di là degli schieramenti ideologici. Molti blogger ed attivisti politici egiziani comprendono ciò che molti in Occidente non riescono a capire: la repressione del regime egiziano nei confronti dei Fratelli Musulmani e la repressione nei confronti dei blogger liberali sono conseguenza dello stesso impulso dispotico.
Tuttavia, al di là della campagna attuale, a cosa possono portare i blog della Fratellanza? Forse essi possono far emergere un volto più umano e differenziato di un’organizzazione che è stata spesso demonizzata – sebbene la barriera linguistica e le differenze culturali siano tuttora difficili da superare. Ma l’impatto maggiore la nuova tendenza dei blog potrebbe averlo all’interno della Fratellanza, facendo sì che le voci di una nuova generazione di Fratelli siano ascoltate, sfidando così i dogmi consolidati e rafforzando le tendenze riformiste […]. Ma tutto questo resta da vedere.

Marc Lynch è professore di scienze politiche presso il Williams College (Massachussetts); autore di “Voices of the New Arab Public” (Columbia University Press, 2006)

 

Titolo originale:

 

Brotherhood of the blog

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