29/03/2007
Il potere del Regno Saudita – Paese che sta gradualmente acquisendo un ruolo guida in Medio Oriente – non è passato inosservato al Vertice arabo di Riyadh.
I capi di Stato arabi che entravano nel palazzo dei congressi di Riyadh non hanno potuto ignorare l’opulenta ricchezza che traspariva da ogni angolo: dai marmi italiani ai rubinetti d’oro massiccio nelle stanze da bagno, ai lampadari di cristallo, ai vassoi d’oro con l’emblema della casa reale sui quali è stato servito il pranzo.
Migliaia di nuove auto fiammanti sono state messe a disposizione degli ospiti. Responsabili del ministero dell’informazione saudita li accompagnavano alle sedute di lavoro. Le centinaia di giornalisti giunti da tutto il mondo per seguire il vertice sono rimasti sbalorditi dal lussuoso centro stampa preparato per loro. Guardie reali vestite di bianco e cinte di spade d’oro stazionavano in ognuna delle sale dei lavori.
Questo sfoggio di potere da parte saudita è il culmine di un processo di recente sviluppo. Gli USA hanno compreso che il loro appoggio ad Israele, insieme al loro desiderio di rafforzare la democrazia come è accaduto in Iraq, aveva suscitato la collera del mondo arabo indebolendo così le potenzialità degli USA di giocare un ruolo di mediazione in Medio Oriente.
Così, nelle ultime settimane Washington ha cambiato le proprie politiche ed ha deciso di avvicinarsi maggiormente al mondo arabo. Questa decisione ha trasformato l’Arabia Saudita, che è strettamente legata all’amministrazione americana, in un ponte fra gli USA e gli altri Stati arabi.
Il vertice di Riyadh ha sancito lo status di potenza regionale dell’Arabia Saudita. Il processo di riconciliazione fra Israele ed il mondo arabo guidato dal Regno Saudita ha conferito ai sauditi il ruolo di mediatori popolari e ricercati da tutti.
I leader della regione cercano l’assistenza saudita per risolvere i loro conflitti. Il presidente siriano ha chiesto ai sauditi di inserirlo nel processo diplomatico in via di consolidamento; il presidente libanese ha posto la questione dell’instabilità del proprio Paese sul tavolo del re Abdallah; il presidente sudanese ha compiuto un pellegrinaggio a Riyadh nella speranza che il re lo aiutasse a trovare una soluzione alla tragedia del Darfour tuttora in atto.
I leader del Regno Saudita stanno anche cercando di esercitare la propria influenza sul ministro degli esteri iraniano Manouchehr Mottaki, giunto al vertice all’ultimo momento, al fine di risolvere la crisi nucleare iraniana.
Al vertice, solo i rappresentanti egiziani passeggiavano qua e là con un’espressione imbronciata. E’ facile vedere quanto gli egiziani siano umiliati ed offesi dal fatto che i sauditi hanno loro sottratto il ruolo di leader nell’arena mediorientale. I tempi sono cambiati. I processi che evolveranno a breve in Medio Oriente ed in Africa passeranno attraverso la corte saudita.
L’Arabia Saudita è riuscita a far raggiungere un accordo ai palestinesi, che ha aperto la strada ad un governo di unità nazionale, come mi ha voluto sottolineare un responsabile saudita orgoglioso del nuovo ruolo del proprio Paese. Egli ha poi affermato che i sauditi proseguiranno su questa strada, aggiungendo che essi hanno dato inizio alla riconciliazione fra Israele ed il mondo arabo, e presto indiranno una conferenza congiunta con la partecipazione di rappresentanti mediorientali e del Quartetto, in modo da costruire il motore che spingerà in avanti il processo di pace.
Al contrario di lui, vi sono alcuni che sostengono che l’Arabia Saudita stia cercando di creare una coalizione all’interno del mondo arabo al fine di sabotare le ambizioni nucleari dell’Iran. Fonti diplomatiche alla conferenza mi hanno rivelato che dietro le quinte si sta consolidando il processo seguente: gli USA hanno compreso che stanno perdendo potere a causa della loro tendenza all’unilateralismo in favore di Israele, ed hanno deciso di avvicinarsi all’Arabia Saudita in modo da consolidare una coalizione araba moderata.
Tuttavia, così come a Washington, anche a Riyadh nulla è gratuito: per coinvolgere i sauditi in questo processo, gli americani hanno assicurato loro che avrebbero fatto pressioni su Israele al fine di convincerlo a prendere decisioni difficili ed a giungere ad un compromesso che metta in grado i palestinesi di creare uno Stato indipendente. In questo modo gli USA potrebbero contare su una sorta di “ombrello arabo” per una campagna diplomatica o militare contro l’Iran, mentre l’Arabia Saudita potrebbe vantarsi di fronte al mondo arabo di essere stata in grado di portare Israele ad un accordo.
Un responsabile di alto livello dell’amministrazione saudita mi ha detto che se il primo ministro israeliano avesse una posizione politica più forte, il treno della pace procederebbe molto più speditamente. “E’ in atto un processo serio”, ha dichiarato.
Poi ha aggiunto che il fatto che io, la rappresentante di un quotidiano israeliano, sia presente non è un fatto casuale. “E’ un evento storico e simbolico”, mi ha spiegato. “Non è solo un segnale per Israele; è un segnale indirizzato innanzitutto al mondo arabo, come per dire: guardate, parlare agli israeliani è possibile”.
La presenza di una giornalista israeliana nel palazzo reale saudita ha suscitato notevole agitazione. Diversi media e giornalisti arabi hanno cercato di localizzarmi per un’intervista. Al-Jazeera ha riportato la mia visita all’interno del suo notiziario, così come hanno fatto l’agenzia di stampa francese ed il Los Angeles Times.
Un giornalista di una televisione araba mi ha rivelato che la mia presenza ha creato grande turbamento nel mondo arabo, e che non tutti si sono mostrati favorevoli. Egli mi ha detto che secondo la maggioranza degli arabi Israele è un crudele occupante. Il vertice è chiaramente un evento per il mondo arabo, “ma anche se era chiaro che la sua presenza qui avrebbe irritato molti, il ministro degli esteri saudita in persona ha voluto invitarla”, mi ha rivelato il giornalista. “Questo significa molto. Il ministro ha il potere ed il coraggio di fare cose che non incontrano il consenso della maggioranza”.
I sauditi con cui ho parlato durante la conferenza hanno risposto in maniera amichevole alla mia visita. “Lei è nostra ospite”, mi ha detto il responsabile del Ministero dell’Informazione che accompagnava i giornalisti, “forse un giorno anche noi saremo suoi ospiti nel suo Paese”.
Orly Azoulay è corrispondente di Yedioth Ahronoth dagli Stati Uniti; è stata la prima giornalista israeliana ad essere ammessa a seguire un vertice arabo sul suolo saudita
Titolo originale:
Show of power at king’s palace reflects growing Saudi influence in region




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