14/04/2007
Il comunicato emesso dall’Esercito Islamico in risposta ad al-Qaeda, e la successiva replica di uno dei leader dell’organizzazione centrale di al-Qaeda (Attiya Allah) rappresentano un chiaro segnale della crisi strutturale che stanno attraversando le diverse fazioni armate sunnite in Iraq.
Se è vero che le principali fazioni armate si rifanno tutte alla scuola del pensiero salafita, è altrettanto vero che al-Qaeda rappresenta l’ala destra di questa scuola di pensiero, e che l’organizzazione di “al-Qaeda in Iraq” fondata da Abu Musab al-Zarqawi rappresenta una corrente ancora più estremista ed intransigente del salafismo jihadista. Ciò ha determinato il sorgere di posizioni contrastanti ed a volte conflittuali fra “al-Qaeda in Iraq” da un lato, e gli altri gruppi armati iracheni dall’altro.
I contrasti più importanti riguardano gli obiettivi politici dell’azione armata. Mentre al-Qaeda ambisce a trasformare l’Iraq in un teatro di guerra aperta contro gli americani, in un polo di mobilitazione intellettuale e materiale per gli altri Paesi, e nel luogo di attuazione dell’ideologia in cui crede l’organizzazione, le altre fazioni, sebbene concordino sulla necessità di “fondare uno Stato islamico in Iraq”, divergono da al-Qaeda riguardo al modo di concepire la natura di questo Stato, e di immaginare la cacciata dell’occupazione, l’indipendenza, e la costruzione di un nuovo orizzonte politico. Le fazioni irachene si sono impegnate nella lotta armata sulla base di obiettivi politici ben delimitati e di lungo periodo, che non si accordano con l’attuale processo politico. E’ per questa ragione che esse cercano di estirpare alla radice questo processo politico. Al tempo stesso però, esse non si oppongono all’idea di costruire rapporti con altre forze sunnite, e di portare avanti trattative (perfino con gli americani) al fine di cambiare le condizioni imposte per l’integrazione politica dei sunniti iracheni.
I contrasti fra al-Qaeda e le altre fazioni comprendono anche, in maniera essenziale, il modello di lotta armata e di discorso mediatico. Al-Qaeda adotta il principio delle “azioni suicide”, a cui ha fatto ricorso in maniera sempre più massiccia, causando molto spesso la morte di civili innocenti, soprattutto di confessione sciita. Al-Qaeda, inoltre, predilige i video in cui vengono mozzate le teste degli ostaggi. Per contro, gli altri gruppi armati, ed in particolare l’Esercito Islamico e le brigate “Thawrat al-‘Ishrin” (Le “brigate della rivoluzione del 1920”, un gruppo che si richiama alla sollevazione irachena del 1920 contro gli inglesi (N.d.T.) ), aspirano a concentrare le azioni armate contro le forze americane in primo luogo, e contro il nuovo esercito iracheno in secondo luogo, evitando le azioni che portano all’uccisione di civili.
Spesso i principali gruppi armati, come l’Esercito Islamico e le brigate “Thawrat al-‘Ishrin”, ed a volte persino il comitato degli ulema sunniti " che è un’organizzazione civile e pacifica " hanno evitato di esprimere una posizione netta rispetto alle operazioni ed alle attività di al-Qaeda, adducendo la motivazione di voler preservare l’unità sunnita e di voler dare la priorità alla lotta contro le forze di occupazione, senza farsi coinvolgere in conflitti interni. Ma gli ultimi giorni hanno portato alla luce i contrasti, che sono giunti ormai a livello dello scontro militare, come ha ammesso Mahmoud al-Zubaidi, portavoce delle brigate “Thawrat al-‘Ishrin”. Questi scontri hanno causato la morte, per mano di al-Qaeda, di Harith al-Dari, uno dei militanti delle brigate, figlio dello sheikh Harith al-Dari che è presidente del comitato degli ulema sunniti.
Il punto di svolta nel peggioramento dei rapporti fra al-Qaeda e le altre fazioni irachene si è avuto con l’annuncio, da parte di al-Qaeda, della nascita del cosiddetto “Stato islamico dell’Iraq” nelle regioni a maggioranza sunnita, dopo che era stato ucciso il suo leader Abu Musab al-Zarqawi. In quell’occasione al-Qaeda ha cercato di imporre la propria visione alle altre fazioni sunnite armate e non armate, cominciando a comportarsi come se fosse l’autorità costituita, e come se il suo leader, Abu Omar al-Baghdadi, fosse un capo di Stato. Questo atteggiamento è stato respinto dalle altre fazioni, ed ha generato un clima di tensione, soprattutto a seguito delle dimostrazioni di forza compiute da alcuni elementi di al-Qaeda in diverse città, quando essi hanno costretto molti cittadini a rendere omaggio ad Abu Omar al-Baghdadi!
In realtà, l’ostinazione delle altre fazioni sunnite nel nascondere e nel dissimulare i contrasti non ha tanto portato a preservare l’unità sunnita, quanto piuttosto a rinviare la crisi strutturale dell’identità della “resistenza” sunnita, conferendo una legittimità implicita alle azioni di al-Qaeda all’interno della società sunnita, e macchiando l’immagine della resistenza. Ciò ha portato ad un progressivo radicamento di al-Qaeda a spese di quei gruppi che hanno preferito mantenere un profilo più basso per ragioni di sicurezza.
Tuttavia non si può attribuire la responsabilità dell’ascesa di al-Qaeda solo ai gruppi armati sunniti. Il problema principale risiede infatti nelle politiche dell’occupazione e nel fatto che esse fanno affidamento principalmente sull’aspetto militare e di sicurezza, determinando così uno stato di crescente esasperazione all’interno della comunità sunnita, e creando le condizioni propizie ad una mobilitazione in favore di al-Qaeda, che porta avanti il discorso più duro ed intransigente, ed attrae con maggiore facilità la gioventù infuriata ed esasperata.
Anche la natura settaria del governo iracheno e le pratiche sanguinarie dei suoi servizi di sicurezza hanno contribuito a spingere i giovani sunniti nelle braccia di al-Qaeda.
Inoltre, la propaganda americana ha giocato un ruolo importante nel rafforzare l’immagine di al-Qaeda come organizzazione di grande prestigio ed influenza.
Ora i contrasti fra al-Qaeda e gli altri gruppi sunniti sono esplosi, ed anche si vi sono dei tentativi di riconciliazione, la spaccatura non potrà essere risanata.
Dal punto di vista militare al-Qaeda è senza dubbio l’organizzazione più forte, soprattutto ora che è formata in gran parte da iracheni. Ma l’aspetto paradossale sta nel fatto che gli scontri con le altre fazioni irachene e l’atteggiamento intransigente ed accusatorio che l’organizzazione ha nei confronti delle fazioni sunnite pacifiche come il comitato degli ulema, con il passare del tempo faranno perdere ad al-Qaeda l’appoggio ed il consenso sociale. Se i clan e le varie forze sunnite dovessero unirsi contro l’organizzazione, essa ne uscirebbe sconfitta.
Al-Qaeda non ha ancora imparato la regola d’oro: la protezione accordatagli dalla società sunnita è stata la fonte principale della sua forza!
Muhammad Abu Rumman è un analista giordano, esperto di movimenti islamici
Titolo originale:
القاعدة تأكل المقاومة السنية




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