20/04/2007
“La situazione attuale [dei rifugiati iracheni] non giustifica l’adozione di misure d’urgenza. Oggi, il problema richiede che proviamo ad affrontarlo localmente, nella regione”, ha dichiarato, venerdì 20 aprile, il Ministro degli Interni tedesco, Wolfgang Schäuble, il cui Paese presiede l’Unione Europea. “Le somme che possiamo utilizzare per rimpatriarli saranno meglio spese laggiù, perché lì possiamo aiutare un numero di rifugiati dieci volte più grande”, ha aggiunto nell’ambito di una riunione con i suoi omologhi europei in Lussemburgo.
“E’ anche una questione politica”, ha sottolineato un esperto europeo. Poiché accordare lo statuto di rifugiati, che è uno statuto duraturo, vorrebbe dire riconoscere che l’Iraq resterà instabile nei prossimi anni, ha precisato.
Riunione degli esperti europei il 7 e l’8 maggio
La Commissione Europea e l’ONU desidererebbero tuttavia far venire un certo numero di rifugiati iracheni attualmente in Giordania, nell’ambito di una politica di “nuovo inserimento”. Attualmente solo “sei o sette Stati”, principalmente tra i Paesi nordici, hanno delle politiche di reinsediamento su piccola scala, ha sottolineato il commissario europeo Franco Frattini. Per aiutare gli Stati membri, come la Svezia, che accolgono un gran numero di rifugiati iracheni, la Commissione ha annunciato che sbloccherà 7 milioni di euro.
I ministri europei si sono trovati d’accordo a riunire i loro esperti a Bruxelles il 6 e il 7 maggio al fine di studiare i problemi causati dalle loro divergenze in materia di politica di asilo a riguardo degli iracheni.
Titolo originale:
L’Union européenne n’ouvrira pas davantage ses portes aux réfugiés irakiens




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