Energia: la Russia e l’Europa competono in Asia Centrale

14/05/2007

Mentre la presidenza tedesca dell’Unione Europea (UE) prepara una “strategia” in direzione dell’Asia Centrale, che dovrà essere presentata al Consiglio europeo del 21 e 22 giugno, si intensifica la battaglia per l’accesso alle ricchezze energetiche delle regioni dell’ex-URSS.

Questa battaglia oppone, da un lato Mosca, che si appoggia su un’infrastruttura di gasdotti e oleodotti ereditata dall’epoca sovietica che le conferisce una posizione dominante come centro di smistamento, e dall’altra gli occidentali (Stati Uniti e UE), che hanno come ambizione di fare del Caucaso una via privilegiata per l’afflusso degli idrocarburi dall’Asia Centrale, permettendo di evitare il territorio russo.

Due avvenimenti hanno attivato questa lotta silenziosa: la messa in funzione, nell’estate del 2006, dell’oleodotto Baku-Tiblisi-Ceyhan, un progetto difeso fin dal 1990 dagli Stati Uniti; e più recentemente, la morte, il 21 dicembre, del presidente del Turkmenistan, Saparmourat Niazov (al potere dal 1989), la cui scomparsa ha rimescolato le carte nella battaglia per gli idrocarburi.

Il suo successore, Gurbanguly Berdymukhammedov, si mostra in effetti, più disposto ad aprire il settore energetico agli investimenti occidentali. L’ha dimostrato proponendo all’inizio di maggio al gigante americano Chevron di partecipare allo sfruttamento dei campi off-shore del Caspio. Il Turkmenistan è il secondo produttore di gas naturale nell’ex-URSS, dopo la Russia, e il gigante Gazprom dipende in gran parte dal suo accesso alle riserve turkmene per poter rispettare i contratti di consegna con i Paesi europei.

E’ in questo contesto che il presidente russo, Vladimir Putin, ha voluto riaffermare il peso di Mosca concludendo, sabato 12 maggio, un accordo con i suoi omologhi del Turkmenistan e del Kazakistan. L’obbiettivo è di accrescere la capacità di un gasdotto che collega l’Asia centrale e la Russia, lungo la riva nord del Caspio. I tre dirigenti, riuniti nella città portuale di Tukmenbachi, hanno allacciato una cooperazione che prevede anche la costruzione di un secondo gasdotto, lungo lo stesso tracciato, al fine di accrescere il volume di gas che transiterà dalla Russia all’Europa.

Ma il dirigente turkmeno non ha tuttavia chiuso la porta ad un altro progetto, sostenuto dagli occidentali, che mira a costruire un gasdotto sotto il mar Caspio, che collegherebbe l’Asia centrale al Caucaso. “C’è una diversificazione (delle strade dell’energia) in corso. Non escludiamo di considerare questa opzione [trans- Caspica]”, ha detto Berdymukhammedov.

L’annuncio di un accordo Russia-Kazakistan-Turkmenistan è sopraggiunto all’indomani di una riunione a Cracovia tra i presidenti di cinque Paesi (Polonia, Ucraina, Lituania, Georgia e Azerbaigian) ed un emissario del presidente kazako. In una dichiarazione comune, hanno annunciato la loro intenzione di portare a termine la costruzione di un oleodotto che colleghi il porto di Odessa, sul mar Nero, a quello di Gdansk, sul mar Baltico. Questa infrastruttura, alla quale Mosca vuole opporsi, permetterebbe di trasportare gli idrocarburi dell’Asia Centrale verso i mercati mondiali, aggirando la Russia.

Discussioni difficili
Un’altra via di deflusso del gas, d’importanza strategica per l’Europa, è oggetto di discussioni difficili: si tratta del gasdotto Nabucco, capace di trasportare, attraverso la Turchia, il gas dell’Asia centrale verso l’Ungheria e i mercati europei. Dopo la crisi del gas tra Ucraina e Russia, all’inizio del 2006, gli europei avevano rilanciato gli sforzi attorno a questo progetto, il cui finanziamento è tuttavia incerto.

E’ sorto un altro ostacolo oltre a questo: in Ungheria, il governo del primo ministro socialista, Ferenc Gyurcsany, che ha intrecciato stretti legami con la russa Gazprom, esita a realizzare Nabucco, un progetto che escluderebbe Mosca. Si è detto favorevole ad un allacciamento di Nabucco al gasdotto russo-turco Blue Stream, che passa sotto il mar Nero.

Le autorità turche hanno peraltro bloccato, in aprile, la partecipazione di Gaz de France a Nabucco, in ragione del contenzioso con Parigi sulla legge che riconosce il genocidio armeno.

Natalie Nougayrède è corrispondente di Le Monde da Mosca

Titolo originale :

 Energie : la Russie et l’Europe rivalisent en Asie centrale

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