La Russia gioca la carta delle armi e del gas per guadagnarsi una posizione in Nord Africa

30/04/2007

Le relazioni russe con il Maghreb hanno segnato una svolta che ha riportato Mosca sulla scacchiera della competizione regionale dopo una lunga assenza. Anzi, la Russia è ormai un attore fondamentale, temuto dall’America più che in passato. La novità del ritorno della Russia nella regione sta nel fatto che la sua presenza non si limita più soltanto ai buoni rapporti con l’Algeria, ma contempla anche una stretta cooperazione con il Marocco, dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha visitato sia Rabat che Algeri l’anno passato. I russi non mirano più soltanto a firmare contratti per la fornitura di armi, ma sono interessati anche ad un maggior coordinamento in materia di gas naturale, alla fornitura di tecnologia nucleare, ad una maggior cooperazione nella lotta al terrorismo, ed all’intensificazione degli scambi commerciali.
Da questo punto di vista, la pronta reazione russa agli ultimi attentati verificatisi in Algeria è indicativa della natura dei nuovi rapporti russo-algerini. Oltre al telegramma inviato da Putin al presidente algerino Bouteflika (che non seguiva i dettami del protocollo), il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov ha confermato che la lotta al terrorismo “rappresenta un pilastro della multiforme cooperazione fra la Russia e l’Algeria”, ribadendo che gli attentati “hanno rafforzato la nostra convinzione comune sulla necessità di proseguire implacabilmente nella lotta al terrorismo sul piano bilaterale e multilaterale”. Lavrov ha chiarito che gli accordi che sono stati conclusi nel corso della visita di Putin ad Algeri “sono stati implementati con successo, ma ci auguriamo di fare di più in futuro”.
La visita compiuta dal ministro degli esteri algerino Mohamed Bedjaoui a Mosca, verso la metà di questo mese, riflette l’importanza che entrambe le parti attribuiscono allo sviluppo dei rapporti bilaterali, soprattutto in campo militare, dopo la conclusione di un gigantesco contratto per la fornitura di armi che ha suscitato preoccupazioni non solo nel Maghreb ma perfino in Spagna, a causa della crescente influenza russa nel Nord Africa. Il 31 marzo scorso, il quotidiano economico russo “Kommersant” ha rivelato che l’Algeria aveva esortato Mosca a concludere un contratto per l’acquisto, da parte algerina, di una squadriglia di cacciabombardieri Sukhoi Su-32 e Mig 29, di una fregata portaelicotteri, oltre a carri armati del tipo T-90 e missili terra-aria Pantsir. Se il contratto, il cui valore è stimato intorno ai 7 miliardi di dollari, verrà firmato, l’Algeria balzerà al primo posto fra i clienti degli armamenti russi a livello mondiale. Esso è il risultato del rafforzamento delle relazioni militari fra i due Paesi, sancito dalla visita compiuta dal Capo di Stato Maggiore russo in Algeria nel dicembre scorso in risposta alla visita del Capo di Stato Maggiore algerino generale Qaid Saleh. Ma gli armamenti non sono l’unico fattore che ha avvicinato Mosca ad Algeri. A questo avvicinamento ha contribuito anche il coordinamento in materia di gas naturale, visto che la Russia garantisce il 29% del fabbisogno di gas naturale dell’Unione Europea, mentre l’Algeria ne assicura l’11%. Su queste basi, il ministro degli esteri algerino Mohamed Bedjaoui ha discusso, nel corso della sua ultima visita a Mosca, un progetto per la creazione di una organizzazione dei Paesi esportatori di gas naturale, nonostante la forte opposizione espressa dalle capitali occidentali.
Emerge qui l’asprezza della competizione franco-russo-americana per guadagnarsi i favori dell’Algeria. Bedjaoui venne molto ben accolto a Washington l’aprile scorso, quando il segretario di stato Condoleezza Rice gli regalò una copia del “Trattato di pace e amicizia” stipulato dai due Paesi nel 1795, più precisamente dal Bey di Algeria e dalla giovane Repubblica americana. Gli osservatori hanno confrontato questo messaggio con il fallimento degli sforzi franco-algerini di pervenire ad un accordo analogo nei tre anni passati. I colloqui dell’aprile scorso fra il ministro degli esteri francese Douste-Blazy ed il presidente algerino Bouteflika, protrattisi per oltre due ore e mezza, hanno dimostrato che l’Algeria non ha fretta di firmare un accordo del genere con la Francia. Dal canto loro i russi hanno cercato di fare alla visita a Mosca di Bedjaoui un’accoglienza analoga, se non migliore, rispetto a quella degli americani, come ha dimostrato l’andamento dei colloqui, “aperti oltre ogni aspettativa”, secondo quanto hanno riportato alcune fonti russe.
Con Putin, la politica russa in Nord Africa si è sbarazzata delle considerazioni ideologiche, badando in primo luogo agli interessi economici, e chiudendo la pagina della contrapposizione dei blocchi, che aveva diviso la regione in “progressisti” e “reazionari”. Se Nikita Krusciov e Leonid Breznev fossero stati al posto di Vladimir Putin – il quale ha visitato il Maghreb arabo nel 2006 essendo il primo presidente russo a mettere piede nella regione dopo più di 25 anni – sarebbero andati prima in Libia e poi in Algeria, in base alla mappa delle alleanze russe ai tempi della Guerra Fredda. Invece, essendosi conclusa questa fase, Putin ha preferito ignorare la Libia e concentrarsi sull’Algeria e sul Marocco, per ragioni pragmatiche legate al peso economico e strategico di questi due Paesi del Nord Africa.
Mentre la questione degli armamenti ha avuto il primo posto nei colloqui bilaterali del marzo scorso fra Putin e Bouteflika, le questioni della cooperazione economica hanno dominato la visita di Putin in Marocco, avvenuta nel settembre dell’anno passato. Si può dire che Putin abbia aperto alla Russia un importante sbocco in Marocco – che è considerato uno dei due Paesi più importanti della regione – forse per compensarla della “perdita” della Libia, dopo la normalizzazione dei rapporti fra Gheddafi e Washington, con la conseguente estromissione delle compagnie russe dalla partita per la spartizione della torta petrolifera libica dopo la fine dell’embargo internazionale.
La visita di Putin ai due Paesi maghrebini non va considerata separatamente dalla competizione russo-americana per l’influenza sul continente africano. Mosca ha accusato il colpo, e di conseguenza i russi si sono orientati verso un rafforzamento delle relazioni con l’Algeria da un lato, e verso l’apertura di una finestra con il Marocco dall’altro. Alla luce dei freddi rapporti che Mosca intrattiene con la Tunisia e con la Mauritania, è ormai chiaro che i russi giocano la carta del Marocco, pur essendo consapevoli che questo Paese è il teatro di una competizione franco-americana che difficilmente lascerà spazio ad un terzo protagonista. […] Come ha dichiarato un responsabile russo che ha preferito non rivelare la propria identità, la Mauritania “ha scelto di spingersi molto in là nei suoi rapporti con l’America e con Israele all’epoca del deposto presidente Maaouya Ould Taya, che non ha lasciato spazio alla creazione di rapporti equivalenti con esponenti del blocco contrapposto”. […] Dal canto suo, lo scomparso presidente tunisino Habib Bourguiba non si sarebbe mostrato desideroso di stringere rapporti con Mosca poiché si aspettava il crollo dell’Unione Sovietica. Dunque per più di mezzo secolo i rapporti bilaterali fra i due Paesi rimasero limitati alla cooperazione scientifica, culturale, e commerciale.
Da qui segue che l’Algeria sembra costituire il perno della politica russa nel Maghreb, e forse nell’intera Africa. Prima ancora che Putin si recasse ad Algeri, i due governi erano molto avanti nelle trattative per la compravendita di 300 carri armati T-90 MBT e 84 aerei del tipo Sukhoi e Mig, per un valore complessivo di 1 miliardo di dollari. Un accordo è stato firmato definitivamente nel settembre scorso, e l’Algeria ha già cominciato a ricevere i primi quantitativi di armamenti. […] Un altro accordo, firmato nel corso della visita di Putin in Algeria, per un valore di 5,7 miliardi di dollari, prevede fra l’altro la consegna di missili terra-aria classe Tunguska, oltre all’ammodernamento di 250 carri armati algerini classe T-27, ad un numero non precisato di missili anticarro, a 300 carri armati T-90, ed alla manutenzione delle navi da guerra algerine di produzione russa.
Dunque l’Algeria resta, come lo era stata fin dai primi anni dell’indipendenza, il principale alleato della Russia nel Maghreb. La fine della Guerra Fredda non ha cambiato in nulla questo rapporto preferenziale. La visita di Putin è stata anche l’occasione per ridiscutere il debito algerino nei confronti della Russia, valutato intorno ai 4,7 miliardi di dollari. I russi hanno accettato di cancellare il debito in cambio della firma dei nuovi contratti per la vendita di armi. Questo tipo di rapporto è invece impossibile con la Libia che, da quando sono state tolte le sanzioni, è molto più legata ai Paesi occidentali. Essa ora manda i propri piloti civili ad addestrarsi nella città americana di Seattle.
La situazione è sicuramente diversa con il Marocco, visto che Mosca attribuisce grande importanza al continente africano, considerato come il serbatoio del futuro su cui si avventeranno le grandi potenze. E’ probabile che l’Africa sia ormai agli occhi di Mosca un grande mercato, un bacino di investimenti, ed una importante fonte di materie prime per un’economia in crescita. Per questa ragione Putin ha viaggiato dal Marocco fino al Sudafrica attraversando tutto il continente da nord a sud. Di fronte all’invasione cinese del continente nero, i russi ritengono che la cooperazione con Pretoria, che vanta rapporti politici ed economici in tutta la regione, rappresenti il ponte ideale per giungere ai Paesi vicini.
Da questa angolazione è facile comprendere l’ambizione russa di stabilire con Rabat rapporti analoghi a quelli che intrattiene con Algeri. Mosca vuole essere presente nel secondo Paese più importante della regione, in modo da affiancare questa presenza alla sua presenza storica in Algeria, soprattutto dopo il crollo degli ostacoli ideologici del passato. Ciò si è tradotto nella firma di una serie di accordi bilaterali in occasione della visita di Putin a Rabat, fra i quali il rinnovo per altri 3 anni del permesso di pescare lungo le coste marocchine concesso a 12 pescherecci russi, il sostengo al turismo russo in Marocco, lo scambio di studenti attraverso l’attivazione di borse di studio, il rafforzamento della cooperazione scientifica, culturale, e sportiva. E’ degno di nota il fatto che uno dei consiglieri di Putin abbia affermato che anche la cooperazione militare era all’ordine del giorno dei colloqui, senza tuttavia fornire ulteriori chiarimenti. Fonti ben informate hanno anche riferito che una compagnia russa parteciperà alla gara internazionale per costruire il primo reattore nucleare a scopi pacifici in Marocco.
E’ su queste basi che si fonda la nuova politica di Putin in Nord Africa, incentrata soprattutto sull’Algeria che è vista come il motore della regione. Questa nuova politica non dà peso a vecchie considerazioni ideologiche quanto piuttosto allo sviluppo di interessi economici condivisi, in special modo con partner non tradizionali.

Rashid Khashana è un analista politico tunisino; direttore di “el-Mawqif”, è anche un importante esponente dell’opposizione tunisina

Titolo originale:

روسيا تناور بالأسلحة والغاز لانتزاع موقع في شمال أفريقيا

Comments are closed.

Disclaimer & Copyright (italiano - english)
serverstudio web marketing e design con kifulab