L’incognita dell’equazione pachistana è l’esercito

30/09/2007

Molti temono che l’attuale crisi politica in Pakistan possa portare ad uno stato di instabilità e di caos che avrebbe effetti negativi su tutta la regione. Tuttavia, l’interrogativo è: quando mai il Pakistan è stato così stabile da far sì che la sua situazione attuale sia fonte di particolare preoccupazione? Fin dalla sua nascita nel 1947, questo paese non ha mai conosciuto una reale stabilità. Forse, se le sue dimensioni si fossero accresciute durante la vita del suo fondatore Muhammad Ali Jinnah, la sua storia sarebbe stata diversa. Ma Jinnah morì dopo appena un anno dalla fondazione dello stato, lasciandolo nelle mani di politici che non avevano una legittimazione popolare o storica. Il risultato fu che emersero divisioni, si distribuirono le affiliazioni, prevalsero interessi di parte, e si moltiplicarono gli errori, mentre in India lo stato dei nemici storici del Pakistan prendeva piede, e rafforzava la propria unità nel contesto di un sistema democratico sostenuto dal laicismo e dal federalismo.

Si può dire che uno dei pochi periodi in cui il Pakistan abbia goduto di una relativa stabilità è stato quello che va dalla fine degli anni ’50 alla fine degli anni ’60, quando il potere era nelle mani dell’esercito guidato dal feldmaresciallo Muhammad Ayub Khan. E’ interessante notare come quest’ultimo riuscì a dare al suo paese un po’ di stabilità ed una certo grado di sviluppo economico, malgrado la sua appartenenza alla minoranza pashtun, i cui membri non erano mai riusciti a salire ai massimi vertici dell’esercito, che era dominato dai punjabi.

Ciò si può spiegare, con un minimo di esagerazione, con il fatto che all’epoca l’esercito era ancora un’istituzione unificante, attorno alla quale si raccoglievano tutti i pachistani, per i quali la sua disciplina, e le gesta eroiche dei suoi uomini erano fonte di orgoglio e di fierezza. Per non parlare poi del carisma di Ayub Khan, che fu il primo comandante pachistano dell’esercito dai tempi della sua fondazione nel 1948, dopo che fino al 1951 esso era stato sotto il comando di generali britannici. Tuttavia, l’esercito cominciò a perdere il suo prestigio agli occhi dei pachistani dopo la disastrosa sconfitta subita nella guerra del Bengala, la quale non portò soltanto al distacco della parte orientale del paese – che divenne indipendente ed assunse il nome di Bangladesh – ma portò anche al crollo dell’ideale su cui era sorto il Pakistan, quello cioè di rappresentare tutti i musulmani del subcontinente indiano. Seguì poi l’era del generale Zia-ul-Haq, che accrebbe questa frattura attraverso le contrapposizioni ideologiche che emersero all’interno dell’esercito come risultato del suo discusso programma di islamizzazione dei diversi aspetti della vita del paese, in base al quale l’esercito doveva essere fondato su tre principi: la fede, la devozione, ed il jihad sulla via di Dio.

Ma, nonostante tutto, l’esercito continua ad essere l’attore principale sulla scena pachistana, e l’incognita fondamentale negli equilibri del potere. Questo spiega gli sforzi disperati dell’attuale presidente Pervez Musharraf per tenere in pugno la leadership della gerarchia militare, mentre si accinge a prendere parte alle elezioni presidenziali stabilite il 6 ottobre prossimo. Sebbene abbia annunciato ultimamente di voler deporre l’uniforme militare e di voler diventare un presidente in abiti civili, così come fece Ayub nel 1960, egli desidera che gli succedano, a capo dell’esercito ed in tutte le cariche militari nevralgiche, generali noti per la loro completa fedeltà alla sua persona ed ai suoi orientamenti, sebbene la storia moderna del paese ci dica che sono stati i generali che avevano espresso maggior fedeltà ai loro presidenti a rovesciarli successivamente attraverso dei golpe militari. E’ questo che accadde all’ex presidente Zulfikar Ali Bhutto per mano del suo “fedele” comandante dell’esercito Zia-ul-Haq, ed è quello che accadde all’ex primo ministro Nawaz Sharif per mano dello stesso Musharraf, che allora era considerato come uno fra i comandanti più fedeli a Sharif.

La settimana scorsa, Musharraf ha ordinato una serie di trasferimenti e di promozioni all’interno delle istituzioni militari, di cui forse la più importante è la promozione del maggiore generale Nadim Taj a luogotenente generale, e la sua designazione a capo dei servizi segreti al posto del generale Ashfaq Pervez Kiyani, che è ritenuto essere la probabile scelta di Musharraf per ricoprire il ruolo di comandante dell’esercito. I generali Taj e Kiyani sono considerati i più vicini ed i più leali a Musharraf (fino a questo momento). Il primo era il suo segretario personale quando Musharraf era comandante dell’esercito all’epoca di Nawaz Sharif, anzi era addirittura con lui sullo stesso aereo di ritorno da Colombo (Sri Lanka) nell’ottobre 1999, quando Sharif non diede all’aereo il permesso di atterrare, episodio che fu all’origine del rovesciamento di quest’ultimo; il secondo, che Musharraf descrisse nel suo libro “Sulla linea del fuoco” come il miglior ufficiale dell’esercito pachistano, giocò un ruolo importante per il successo del golpe di Musharraf nel 1999, quando in qualità di comandante della regione militare di Lahore si affrettò a confiscare le abitazioni ed i beni della famiglia del primo ministro. A dimostrazione della fiducia che Musharraf ripone in loro, nelle scorse settimane egli li ha incaricati di negoziare con l’ex primo ministro Benazir Bhutto la spartizione del potere all’interno del paese, soprattutto visto che il generale Taj, nel corso del primo mandato della signora Bhutto, alla fine degli anni ’80, era stato segretario militare personale di quest’ultima. L’incarico di cui sono stati investiti i due generali rappresenta un precedente che i servizi pachistani non avevano mai conosciuto prima, e cioè il palese coinvolgimento del loro comandante in una questione di politica interna.

Sebbene i servizi segreti pachistani siano considerati una delle principali istituzioni dell’esercito, il controllo esercitato direttamente su di essi, ed il fatto che essi siano guidati da una personalità affidabile, rappresentano una garanzia per chiunque voglia rimanere al potere perché, molto semplicemente, essi costituiscono la forza nascosta che agisce sulla scena locale, e lo strumento che sorveglia il movimento dei politici, i partiti, le attività politiche, i mass media, i diplomatici stranieri ed i diplomatici pachistani all’estero, e che ha in custodia il programma nucleare del paese ed i suoi interessi all’estero.

E’ noto che questi servizi nacquero dall’idea di un ufficiale britannico nato in Australia, il general maggiore R. Cawthome, il quale all’epoca della loro fondazione, nel 1948, era vice capo di stato maggiore dell’esercito pachistano. Questi servizi furono inizialmente incaricati di raccogliere informazioni di intelligence sulla situazione interna del paese, con l’eccezione della regione al confine nord-occidentale e del Kashmir. Ma tutto questo cambiò nel 1958, con l’ascesa del generale Ayub Khan, il quale estese le competenze dei servizi, incaricandoli di proteggere gli interessi del paese ovunque essi fossero, attraverso il controllo dei politici dell’opposizione e la costante verifica della fedeltà dell’esercito. Nel 1966 i servizi segreti furono riorganizzati, a seguito della loro debole performance nel corso della guerra indo-pachistana del 1965, e vennero loro attribuite nuove competenze e mansioni, come quella di tener d’occhio i generali dell’esercito ed i servizi del Pachistan orientale, della cui lealtà Ayub Khan dubitava, e di sorvegliare le attività in Baluchistan, che dava i primi segni di ribellione.

Ma l’epoca d’oro dei servizi – che cominciarono a diventare uno stato nello stato – ebbe inizio con il governo di Zia-ul-Haq, il quale conferì ad essi poteri illimitati per allontanare i suoi oppositori comunisti e sciiti, ma anche per tenere a bada i sostenitori della rivoluzione iraniana, e per collaborare e coordinarsi con i servizi di intelligence occidentali e dei paesi alleati, sotto la guida del colonnello Muhammad Youssef.

Abdallah al-Madani è un accademico del Bahrein, esperto di questioni asiatiche

Titolo originale:

الجيش… رقم صعب في المعادلة الباكستانية

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