La stampa tunisina minacciata di estinzione

09/12/2007

Non vi è alcuna esagerazione nell’ammonimento lanciato dal tunisino Munsif al-Marzouki. Questo noto attivista dei diritti umani ha messo in guardia sull’eventualità che il protrarsi delle restrizioni imposte alla stampa nel suo paese arrivi a minacciare di estinzione i giornalisti. Questi ultimi possono ormai essere suddivisi fra coloro che si trovano in prigione, coloro che sono in esilio all’estero, e coloro che si sono rinchiusi nel silenzio. Pratiche come l’incarcerazione dei giornalisti, l’imposizione del divieto di viaggiare all’estero, l’oscuramento dei siti internet, le molestie da parte di uomini della sicurezza in abiti civili, e l’oppressione in tutte le sue forme nei confronti del lavoro dei giornalisti indipendenti, costituiscono ormai una minaccia reale per l’esistenza di una stampa libera ed indipendente in un paese particolare come la Tunisia. Non è un caso che l’organizzazione “Reporters sans Frontiers” abbia inserito il presidente tunisino in cima alla lista dei nemici della stampa.

L’ultimo degli attacchi alla stampa è rappresentato da ciò che ha dovuto subire il giornalista Slim Boukhdir, condannato ad un anno di carcere da un tribunale locale sulla base di tre accuse, comprendenti fra l’altro “l’oltraggio alla morale”! L’accusa, come solitamente accade con questo tipo di accuse dal carattere ambiguo e generale, sottintende la proibizione di una serie di attività e di pratiche. Essa giunge in risposta ad una serie di inchieste portate a termine da Boukhdir in merito alla situazione sociale e politica in Tunisia. Questa reazione alle inchieste di Boukhdir si è tradotta nell’interdizione dal suo lavoro presso il giornale el-Shorouq, e nei maltrattamenti ad opera delle forze dell’ordine, che egli ha subito mentre stava per prendere parte ad una conferenza di un comitato professionale per la difesa dei diritti umani. Ed ora la prigione!

Certamente la sventura sembra aver colpito questo giornalista tunisino, e numerose altre sventure spingono a riflettere maggiormente sulla situazione del mondo arabo a livello politico e sociale. Tutto ciò ci spinge ad interrogarci sulla reale disponibilità di molti paesi arabi ad incamminarsi verso la democrazia!

Quando si fa un paragone fra diversi stati dal punto di vista della loro vitalità politica e sociale, vengono in mente paesi come il Libano, l’Egitto, e la Tunisia. In Tunisia si è raggiunto un livello di modernità e di coesione sociale che mancano in paesi come il Libano e l’Iraq. La Tunisia continua ad attenersi ai valori della laicità e delle libertà sociali fin dai tempi di Habib Bourguiba, per non parlare poi della vitalità economica di questo paese, che ha registrato tassi di sviluppo importanti rispetto a molti altri paesi arabi. Il problema sta nel fatto che lo sviluppo economico tunisino è stato accompagnato da un grave regresso per quanto riguarda la libertà di espressione.

La Tunisia potrebbe rivelarsi incapace di affrontare la trasformazione verso un modello democratico fino a quando non si emanciperà dal suo stato di polizia per diventare uno stato fondato sul rafforzamento delle libertà pubbliche e della libertà di stampa.

Se un’impresa di questo genere dovesse avere successo, farebbe della transizione verso la democrazia un punto di riferimento per molti altri paesi che sono tuttora prigionieri di regimi di polizia.

Diana Mukkaled è una nota giornalista televisiva, divenuta famosa grazie al suo programma televisivo “Bil Ayn al-Mojarada” (Ad occhio nudo), trasmesso dal canale satellitare libanese “Future Television”; è anche una corrispondente di guerra che ha seguito, fra l’altro, la guerra in Iraq e la guerra in Afghanistan

Titolo originale:

الصحافة التونسية مهددة بالانقراض

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