18/10/2007
Nonostante l’ingresso di circa 150 nuovi giornali privati nel mercato dei quotidiani negli ultimi anni, la stampa siriana deve ancora affrontare molte sfide, inclusa un’autocensura che spesso si rivela più severa di quella statale.
Mazen Darwish è direttore del “Syrian Centre for Media and Freedom of Expression”, che ha aperto i battenti nel 2004. Questo ex-giornalista ed accanito difensore delle voci dissidenti esprime i propri pensieri sui quotidiani privati che hanno cominciato ad essere disponibili nelle edicole dal 2004.
Cosa è cambiato nella libertà di stampa in Siria da quando Bashar al-Asad è giunto al potere nel 2000?
Darwish: Il cambiamento principale è stata la comparsa di quotidiani privati, autorizzati da una legge del 2001. Dopo 40 anni di stampa di stato, l’appetito del pubblico per punti di vista non-ufficiali era talmente grande che le edicole siriane ora vendono circa 150 pubblicazioni private. Inizialmente le licenze erano garantite solo a giornali culturali od economici, come il quotidiano Al-Watan ed il settimanale Abyad wa Aswad (Bianco e Nero), che è apparso successivamente.
Comunque, tutti i giornali, una volta stampati, sono esaminati attentamente dall’Ente Arabo per la Distribuzione dei Prodotti Stampati, che dipende dal Ministero dell’Informazione. Il risultato è che i giornali praticano l’autocensura, che può essere molto più severa della censura ufficiale!
A volte i giornalisti, guidati dalla paura, si pongono dei limiti che sono davvero molto più severi di quelli imposti dallo Stato; questo è il motivo per cui io non credo che questi giornali privati possano davvero essere descritti come indipendenti. Molte di queste pubblicazioni sono di proprietà di uomini di affari che hanno stretti legami con l’elite al potere. Nonostante ciò, alcuni giornalisti si battono per trattare argomenti sociali, economici, e politici controversi in modo professionale.
Come sono finanziati i giornali privati?
Darwish: Le entrate sono basse, quindi la pubblicità resta la fonte principale di finanziamento anche se è soggetta al controllo di stato. Sia gli inserzionisti pubblici che quelli privati passano i propri annunci attraverso un’agenzia statale, che trattiene il 35% del prezzo degli annunci e paga il resto al giornale. Anche la distribuzione è sotto il controllo dello stato.
Quanta parte della pubblicità in Siria riescono ad ottenere i privati?
Darwish: Le compagnie private preferiscono collocare gli annunci in giornali privati che sono ritenuti più affidabili e più letti nonostante abbiano una circolazione più bassa (25.000-30.000 copie) di quelli statali, la cui maggiore distribuzione non si traduce necessariamente in un maggior numero di lettori. Il design più moderno dei giornali privati contribuisce a renderli più attraenti per gli inserzionisti. Comunque, nel modello economico che è stato in vigore in Siria negli ultimi 40 anni, il mercato della pubblicità conta meno che nei paesi vicini, anche se ciò dovrebbe presto cambiare, con le attuali politiche di liberalizzazione.
Qual è l’impatto di internet sulla libertà di stampa in Siria?
Darwish: Molte pubblicazioni elettroniche indipendenti sono state censurate ed hanno chiuso i battenti, e molti blogger sono stati messi in prigione. Questi siti, sebbene seriamente minacciati, spesso offrono degli spazi di libertà, e sono i primi a spingere la stampa ad assumere toni più netti, e ad offrire contenuti che siano più importanti per la gente ordinaria. Ciò nondimeno, la libertà di stampa, invece di dipendere dalla decisione di un individuo, dovrebbe comportare un regime democratico, istituzioni liberamente elette, ed un sistema giudiziario indipendente che permetta ai media di assolvere alla propria funzione di quarto potere. La società deve essere incoraggiata a tollerare voci diverse ed alternative. Molte violazioni della libertà di stampa sono praticate dalla società siriana piuttosto che dalle autorità.
Sia i giornali pubblici che quelli privati, che normalmente hanno siti web che consentono l’interazione con i lettori, sono guardinghi con internet. Dati i bassi livelli di distribuzione, gli editori dei giornali temono di vedere le loro vendite precipitare, una volta che i lettori avranno letto i contenuti online. La maggior parte dei giornali, inclusi i quotidiani, ritarda l’aggiornamento del proprio sito web e ciò fa sì che l’interattività ne soffra molto. E questa è la ragione per cui c’è una maggiore interattività su siti di notizie come syriannews or shampress.
Per concludere, la formazione giornalistica esistente in Siria prepara i giornalisti a giocare il ruolo che gli compete?
Darwish: Gli unici corsi di formazione disponibili risalgono agli anni ‘60 e avvengono su basi prettamente teoriche. Gli studenti studiano lingue e storia, e sebbene ne escano con una buona base storico-culturale, sono ancora lontani dal padroneggiare le basi del giornalismo. Non viene offerta loro alcuna esperienza editoriale, o specializzazione nella stampa o nei media audiovisivi. La scuola di giornalismo all’università di Damasco, per esempio, fornisce solo tre computer per tutti gli studenti. I corsi proposti ignorano la rivoluzione dei media avvenuta negli ultimi 10 anni.




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