I venti dell’islamofobia riprendono a soffiare in Europa

13/02/2008

L’arcivescovo di Canterbury è divenuto un “nemico” per il semplice fatto di aver parlato bene della legge islamica. Tuttavia, egli non l’aveva elogiata nella sua interezza, ma aveva soltanto parlato, una settimana fa, di alcuni aspetti positivi presenti in essa, ed aveva invitato a trarre beneficio da tali aspetti all’interno del Regno Unito. Queste sue dichiarazioni hanno rappresentato la scintilla che ha fatto divampare un’aspra polemica in Gran Bretagna, urtando gli ambienti ecclesiastici e suscitando la collera di molti intellettuali e di molti esponenti dell’informazione. Il quotidiano popolare “The Sun” ha definito l’arcivescovo un “nemico”, ed ha chiesto le sue dimissioni. Questo invito a lasciare l’incarico è stato ripetuto da altri, che ritengono che l’arcivescovo Rowan Williams, capo della Chiesa anglicana (che conta 70 milioni di fedeli nel mondo), abbia perso la propria credibilità ed abbia danneggiato il proprio prestigio, a tal punto da essere ormai “libero” di scegliere se dimettersi o farsi destituire – decisione, quest’ultima, che spetta esclusivamente alla regina d’Inghilterra. A questa campagna di accuse ha aderito anche Lord George Carey, che ha ricoperto la carica di arcivescovo di Canterbury prima di Williams. Il quotidiano “Sunday Times” ha pubblicato un articolo di Carey, in cui egli affermava che il termine “multiculturalismo” ha contribuito a creare “ghetti islamici” in Gran Bretagna. Carey ha espresso la sua convinzione che l’invito dell’arcivescovo Williams a ricorrere ad alcuni principi della legge islamica sia destinato ad incoraggiare i musulmani britannici ad alzare il livello delle loro richieste, cosa che potrebbe portare la Gran Bretagna a diventare uno stato islamico!

La bufera che si è verificata in Inghilterra è stata preceduta da un’altra bufera, scoppiata in Belgio. A metà del gennaio scorso, nella cittadina di Antwerp è stata lanciata l’iniziativa “Città contro l’islamizzazione”, che sancisce l’alleanza fra diverse organizzazioni e partiti dell’estrema destra, in opposizione a ciò che essi hanno definito “l’islamizzazione dell’Europa”. La conferenza è stata ospitata dal partito della destra belga “Vlaams Belang”. Ad essa hanno preso parte i leader della destra di diversi paesi, soprattutto della Germania e dell’Austria. Nel corso della conferenza, si sono levate le voci di coloro che si oppongono alla costruzione delle moschee nel continente europeo, e che rifiutano quei fenomeni di islamizzazione rappresentati dalla diffusione del velo e del niqab (il velo che copre il volto). Filip Dewinter, leader del partito “Vlaams Belang”, in alcune dichiarazioni che sono state pubblicate dal quotidiano “al-Sharq al-Awsat” del 19 gennaio, ha affermato che è giunto il momento di opporsi all’estremismo islamico, aggiungendo che “noi non siamo contro la libertà religiosa, ma non accettiamo che i musulmani ci impongano le loro tradizioni ed il loro stile di vita, che in gran parte non si accorda con il nostro. Non possiamo accettare il velo nelle nostre scuole, e non accettiamo i matrimoni forzati e la macellazione rituale degli animali”.

Egli ha poi ricordato che in Europa esistono 6.000 moschee, sostenendo che non sono soltanto luoghi di culto, ma anche un simbolo di estremismo, ed in particolar modo visto che alcune di queste moschee sono finanziate dall’Iran.

Secondo l’inchiesta di al-Sharq al-Awsat, i fautori di questa campagna di lotta contro l’islamizzazione dell’Europa pubblicheranno entro il mese corrente, da Parigi, un comunicato ed una carta in cui saranno annunciati gli obiettivi della nuova alleanza europea. Allo stesso scopo, le organizzazioni interessate all’argomento convocheranno una riunione allargata nella città di Colonia, in Germania, entro l’autunno prossimo.

Ciò che è accaduto in Belgio non è lontano dall’atmosfera che domina in Olanda, dove tutti ricordano che alcuni giornali pubblicarono le vignette danesi ingiuriose nei confronti del Profeta. Ora si rincorrono le notizie a proposito di un esponente politico della destra che avrebbe prodotto un film offensivo nei confronti del Corano. Nel frattempo le autorità locali hanno proibito alle ragazze di velarsi nelle scuole, ed attualmente si sta discutendo l’eventualità di estendere il divieto anche ai mezzi pubblici.

Questo clamore intorno al velo era sorto per la prima volta in Francia tre anni fa, quando fu deciso di proibire alle ragazze di coprirsi il capo nelle scuole, poiché ciò era ritenuto contrario ai valori della repubblica laica. A causa delle dimensioni della comunità musulmana in Francia, che conta circa 2 milioni di persone, il dibattito nel paese a proposito della sua integrazione nella società francese è ininterrotto. Il governo ha fatto numerosi sforzi per consolidare il suo controllo sulla grande moschea di Parigi, attraverso la designazione di responsabili della comunità musulmana per gestire la moschea. Allo stesso tempo, il governo ha compiuto un analogo sforzo per sottoporre gli imam delle moschee a corsi di formazione, con l’obiettivo di avere un controllo sulla loro istruzione.

Uno dei paradossi che vanno rilevati a questo proposito è il fatto che l’Istituto Cattolico di Parigi è divenuto un partner in questa campagna di aggiornamento degli imam. I giornali hanno rivelato che l’istituto ha ospitato, alla fine del gennaio scorso, 25 studenti provenienti dagli istituti religiosi musulmani – fra cui tre donne – i quali seguiranno un corso di sei mesi che dovrà fornire loro le conoscenze necessarie per un’armonica convivenza con l’ambiente sociale francese, soprattutto per quanto riguarda la laicità della società ed il suo contesto giuridico e culturale.

Secondo quanto riportato dai giornali, l’istituto ha acconsentito ad organizzare questi corsi su richiesta dei ministeri dell’interno e dell’immigrazione, i quali hanno contribuito alla stesura dei programmi di studio che verranno impartiti agli imam. Questi ultimi, inoltre, devono aver portato a termine almeno due anni di studio universitario.

La stessa questione è dibattuta in Turchia, paese che in questi giorni è dominato da una campagna di manifestazioni e di proteste contro l’emendamento costituzionale recentemente approvato dal parlamento con una maggioranza di 414 voti a 103. Questo emendamento consente alle donne velate di essere ammesse all’università. Il precedente divieto metteva in difficoltà le classi più religiose ed osservanti della società. Le donne erano infatti poste di fronte all’alternativa di scoprirsi il capo o di interrompere gli studi, oppure di andare a studiare all’estero – alcune donne addirittura indossavano una parrucca sopra il velo, per nasconderlo. Alcuni oppositori del velo sono giunti a considerare questo emendamento come la negazione della repubblica e la fine della laicità dello stato. Alcuni partiti che si oppongono all’emendamento hanno deciso di fare ricorso alla corte costituzionale. Nel caso in cui quest’ultima dovesse considerare incostituzionale l’emendamento, esso sarebbe rinviato al parlamento, preannunciando una possibile crisi politica in Turchia.

La paura dell’Islam è il denominatore comune di tutti questi eventi. Questi timori non sono disgiunti da una suscettibilità tipica degli europei, che è influenzata dalla cultura che cominciò ad imporsi con le crociate, e che considera l’Islam e i musulmani come una fonte di innumerevoli mali.

La mobilitazione mediatica determinata da questi timori ha punto nel vivo questa suscettibilità, trasformandola in vero e proprio odio e repulsione. I fatti dell’11 settembre, insieme alle pratiche dei Talebani in Afghanistan e dei gruppi islamici in Algeria, ed insieme ai crimini commessi da alcuni estremisti a Madrid ed a Londra, hanno radicato quest’odio.

I fanatici ed i razzisti in Europa hanno giocato una parte importante nel far divampare questi sentimenti di ostilità. I laici più estremisti hanno preso parte a questa campagna, e naturalmente le fanfare sioniste hanno approfittato di tutto questo per diffondere la paura dell’Islam e le incomprensioni e le calunnie fra i musulmani e le società occidentali. Sia che vogliamo indicare questa ondata di odio con il termine “islamofobia”, sia che vogliamo chiamarla “sharia-fobia”, è innegabile che ci troviamo di fronte ad una mobilitazione che diffonde la paura e l’ignoranza nei confronti dell’Islam, ed il cui raggio d’azione si estende giorno dopo giorno. Questa mobilitazione mira ad assediare ed a spaventare i musulmani in Europa – il cui numero a raggiunto ormai i 20 milioni – e ad impedire che l’Islam si diffonda nel vecchio continente. Essa mira, inoltre, a far saltare i ponti di comprensione e di dialogo fra i musulmani ed il mondo occidentale, ed a rinfocolare lo spirito dello scontro di civiltà.

Gli estremisti ed i fanatici si mobilitano per realizzare i loro obiettivi, e questo ci pone di fronte ad un grosso interrogativo: noi cosa faremo? Questa domanda è rivolta a chiunque sia interessato a difendere l’Islam e la sua gente, ed a chiunque voglia stendere ponti di comprensione e di intesa con gli altri ovunque si trovino, in Oriente o in Occidente. So che l’Organizzazione della Conferenza Islamica (OIC) sta seguendo con attenzione ciò che accade in Europa, e sta cercando di contenere il fenomeno nei limiti delle sue possibilità. Forse, dunque, ci è consentito rivolgere ad essa il nostro interrogativo: cosa faremo?

Mi auguro che la nostra attesa di una risposta non si prolunghi troppo, poiché una questione di questo genere richiede la più ampia mobilitazione possibile.

Fahmi Huwaidi è un intellettuale islamico di nazionalità egiziana

Titolo originale:

رياح الإسلاموفوبيا تتجدد في أوروبا

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