Il documento sulle trasmissioni satellitari arabe: una prova del fallimento dei regimi

14/03/2008

Il 6 ottobre 1981 le trasmissioni televisive egiziane furono interrotte bruscamente, nel corso di una diretta che mostrava la parata militare annuale che accompagna i festeggiamenti di ottobre. Era stato assassinato in quel momento il presidente della repubblica Anwar Sadat. Per ore gli egiziani si chiesero che cosa fosse accaduto, fino a quando giunsero le notizie di Radio Monte Carlo e della radio britannica in lingua araba. La cosa più paradossale fu che i giornali egiziani uscirono il giorno seguente rallegrandosi per l’incolumità del presidente, che in realtà aveva già lasciato questo mondo. Questo paradosso si ripeté in maniera meno drammatica nell’era di Mubarak, quando le agenzie internazionali precedettero l’informazione egiziana nel trasmettere la notizia del fallito attentato al presidente egiziano in Etiopia, nel 1995.

Questi due episodi paradossali, ed altri che avvengono quotidianamente nell’informazione araba ufficiale sono dovuti semplicemente al fatto che essa è governata in primo luogo da criteri politici e di sicurezza. L’annuncio di una notizia da parte dei mezzi di informazione ufficiali dipende innanzitutto da quali effetti essa può avere sulla sicurezza e sull’immagine del regime al potere, solo successivamente vengono presi in considerazione gli altri criteri.

La situazione di monopolio che ha caratterizzato i mezzi dell’informazione araba ufficiale li ha resi unici nel loro genere per lungo tempo, impedendo loro di entrare in una competizione seria sull’affidabilità e sull’obiettività delle notizie, e su altri criteri di professionalità. Non vi è dubbio che una situazione di questo genere non abbia spinto gli operatori dell’informazione a sviluppare le proprie capacità professionali. Lo scarso livello di un’informazione che si accontentava di propagandare e giustificare le posizioni ufficiali, di mettere in luce i pareri dei responsabili di governo, e di lodare gli amici e denigrare i nemici, non necessitava certamente di livelli elevati di professionalità.

Nella seconda metà degli anni ’90 la situazione cominciò a cambiare, con lo sviluppo delle telecomunicazioni e con l’inizio dell’era dei canali satellitari. Questi canali si diffusero a livello popolare con il nuovo millennio, annunciando la fine del monopolio dell’informazione ufficiale, ed imponendo una competizione che non si limitava più a ruotare nell’orbita dei regimi al potere.

L’informazione ufficiale ha cercato anch’essa di svilupparsi, ma senza abbandonare i suoi principi. Sono comparsi alcuni programmi maggiormente interattivi, hanno cominciato ad apparire sugli schermi delle televisioni ufficiali alcuni volti dell’opposizione moderata, e i notiziari hanno cominciato a trattare alcune notizie di cui non si faceva menzione in precedenza, come le proteste popolari o gli incidenti confessionali, cercando di mostrare diversi punti di vista sugli avvenimenti o, per essere più precisi, diversi modi di esprimere il punto di vista ufficiale.

Ma, malgrado questi tentativi, le circostanze non erano favorevoli all’informazione ufficiale. La nuova apertura sul piano dell’informazione fu accompagnata, sia a livello interno che internazionale, da grandi trasformazioni politiche e sociali fin dall’inizio del nuovo millennio, cominciando dalla seconda Intifada nel 2000 per arrivare all’assedio di Gaza nel 2008, passando per eventi come l’11 settembre 2001 o l’invasione dell’Iraq nel 2003.

Questi eventi drammatici fecero sì che la priorità di coloro che erano alla guida dei mezzi di informazione governativi non fosse quella di sostenere l’informazione ufficiale nei confronti dell’informazione libera, ma di proteggere l’immagine e gli interessi dei regimi al potere. Di conseguenza i tentativi di sviluppare l’informazione ufficiale rimasero timidi e confusi. Ad esempio, nello sforzo di trasmettere un’immagine popolare del presidente Mubarak nel corso della campagna per le elezioni presidenziali, la televisione egiziana trasmise l’incontro del presidente con un semplice cittadino, in campagna, mentre i due prendevano il tè. La sceneggiatura era buona ed intendeva alludere al carattere buono e semplice del presidente. Senonché, durante la conversazione fra i due, venne fuori che il cittadino era un funzionario del ministero dell’interno. Così questa storia divenne una delle barzellette delle elezioni presidenziali. Indubbiamente, far sfoggio di obiettività è qualcosa di ben diverso dall’applicare realmente questo principio!

In questo contesto, è possibile comprendere il documento sulle trasmissioni satellitari ratificato dai ministri arabi dell’informazione (il documento è stato approvato lo scorso febbraio, durante la riunione dei ministri tenutasi al Cairo (N.d.T.) ). “Non siamo riusciti a competere, e siamo stanchi di far sfoggio di obiettività”, questo è ciò che dice in sostanza il documento. A questo punto l’unico modo per affrontare l’informazione indipendente è quello di minarne l’eccellenza. Se essa si distingue per il fatto di non essere legata alle posizioni ufficiali, è necessario costringerla ad attingere le informazioni dalle fonti “ufficiali”. Se essa si distingue per il fatto di mostrare gli eventi e gli umori della piazza araba per quello che sono, è necessario obbligarla a “non danneggiare gli interessi nazionali”, ed a “non incitare” alla violenza o alla rivolta. In questo modo gli articoli del documento dispensano l’informazione ufficiale araba anche dal compiere quei pochi sforzi che era costretta a fare per mantenersi al passo con la recente apertura nel campo dell’informazione. La soluzione sta dunque nel porre fine alla competizione, anche se in forma scorretta e facendo uso della tradizionale repressione.

Ad attirare l’attenzione è il livello di avversione che il documento approvato dai ministri dell’informazione esprime nei confronti dei canali indipendenti, al punto da prevedere la confisca delle attrezzature (una misura che nei conflitti armati equivale al disarmo del nemico), multe salatissime, e la chiusura degli uffici. Queste misure confermano che a motivare il documento non è uno spirito di regolamentazione burocratica, ma un cieco spirito di vendetta nei confronti di alcuni canali satellitari. Questo documento ha trasformato una competizione scorretta, in cui tuttavia l’informazione indipendente ha prevalso su quella ufficiale, in una battaglia sleale in cui l’informazione ufficiale gode dell’appoggio delle forze di sicurezza e dei ministeri degli interni dei paesi arabi.

L’interrogativo che a questo punto si pone è il seguente: riuscirà l’informazione araba ufficiale a ristabilire la propria supremazia, con provvedimenti come questo? Il buon senso ci dice che gli anni felici dell’informazione ufficiale sono finiti per sempre, e non è più possibile ristabilire la passata egemonia. In primo luogo, le fonti di informazione e la tecnologia delle telecomunicazioni hanno raggiunto uno sviluppo tale che è difficile poterle controllare, o anche soltanto regolamentare. E poi, le stesse classi del capitalismo emergente nei paesi arabi non sopporterebbero di dover fare a meno dell’informazione, o di metterla nelle mani di vecchi sistemi burocratici. Inoltre, il moltiplicarsi degli eventi politici e sociali sul piano locale, regionale, ed internazionale ha messo in seria difficoltà l’informazione ufficiale, per cui è diventato praticamente impossibile per essa continuare a portare avanti un discorso unilaterale, ignorando ciò che accade.

L’aspetto che in questa faccenda suscita un’amara ironia è il fatto che il documento dei ministri dell’informazione è stato il frutto della cooperazione araba. L’unica cooperazione fruttuosa fra i regimi arabi è quella che si ottiene attraverso il coordinamento dei ministeri degli interni o dei ministeri dell’informazione. I regimi arabi non sono riusciti a sostenere la resistenza palestinese, e nemmeno ad alleggerire l’assedio imposto al popolo palestinese. Non sono riusciti a risolvere la crisi del Sudan né a trovare una soluzione ai conflitti del Maghreb arabo. Non sono riusciti neanche a sostenere dei progetti di sviluppo comune che avessero effetti benefici sui popoli arabi. La repressione e la falsificazione – ovvero il fronte interno e quello dell’informazione: sono questi gli ambiti in cui la cooperazione araba può avere successo!

Mustafa Bassiouni è un giornalista egiziano

Titolo originale:

وثيقة البثّ الفضائي: صكّ الفشل الرسمي

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