12/03/2008
Il ministero degli esteri non ha ancora dichiarato ufficialmente il boicottaggio dell’emittente del Qatar “al-Jazeera”, sebbene il viceministro degli esteri Majallie Whbee abbia dichiarato che un passo di questo genere sia necessario.
In un’intervista rilasciata alla radio dell’esercito, Whbee ha affermato che “discussioni in proposito si sono avute al ministero degli esteri, ed io ho deciso che avremmo boicottato l’emittente. Al-Jazeera si è trasformata in un portavoce dei terroristi. I suoi reportage non sono credibili, ci danneggiano, e spronano la gente a compiere atti di terrorismo”.
Più tardi, tuttavia, Whbee è parzialmente tornato sui propri passi. Un portavoce del suo ufficio ha detto che il viceministro stava inviando una lettera ad al-Jazeera invitando ad aprire un dialogo con l’emittente per discutere la questione.
Il Jerusalem Post ha riferito la scorsa settimana che i portavoce del ministero degli esteri declinavano gli inviti ad apparire su al-Jazeera a causa di quella che il ministero definiva la copertura estremamente faziosa della situazione a Gaza, compiuta dall’emittente del Qatar.
Il ministro degli esteri Tzipi Livni aveva affermato la scorsa settimana, in un incontro con alcuni diplomatici stranieri, che “al-Jazeera approfitta della situazione sul terreno, raccontando bugie”, e che “quando c’è in ballo al-Jazeera, ogni cosa è esagerata”.
Il ministero degli esteri sta “studiando” la situazione. Mentre i portavoce del ministero continuano a rifiutare gli inviti ad apparire sui programmi di notizie del canale in arabo di al-Jazeera, essi appaiono nei notiziari in inglese perché, secondo i responsabili del governo, quei reportage sono più bilanciati.
Alcuni funzionari del governo hanno affermato che rifiutare di apparire su al-Jazeera è la misura meno seria che potrebbe essere presa, e che se il governo dovesse decidere di boicottare veramente la TV del Qatar, questo boicottaggio dovrebbe prevedere provvedimenti più seri come quello di non concedere ai suoi giornalisti il visto per Israele, o negare loro le credenziali giornalistiche.
Il direttore degli uffici di al-Jazeera a Gerusalemme, Walid al-Omari, ha affermato che le sanzioni contro al-Jazeera sono l’ennesimo tentativo di esercitare pressioni sull’emittente, e di intimorire i suoi corrispondenti, in maniera analoga a quanto fanno alcuni regimi arabi.
“L’istigazione contro al-Jazeera è cominciata molto prima dell’ultima operazione militare israeliana nella Striscia di Gaza”, ha detto al-Omari. “Questo è il motivo per cui siamo rimasti sorpresi da questa decisione”.
Al-Omari ha affermato che non ci sono stati cambiamenti nel modo in cui al-Jazeera copre gli eventi nella regione. “Questo è il modo in cui abbiamo trattato gli avvenimenti qui negli ultimi 12 anni”, ha sostenuto. “Non c’è niente di nuovo nella nostra linea di condotta, sia a Gerusalemme che nella Striscia di Gaza”.
Egli ha detto che al-Jazeera ha sempre cercato di intervistare i responsabili del governo israeliano. Ma, ha detto, il primo ministro Ehud Olmert ed il ministro degli esteri Tzipi Livni hanno declinato gli inviti nelle ultime settimane.
Al-Omari sostiene che Israele stia cercando di “intimidire” l’emittente. “Al-Jazeera non è spaventata”, ha detto. “In passato non ci siamo fatti intimorire quando i regimi arabi presero di mira al-Jazeera. In ogni caso, non comprendo Israele, che sostiene di essere una democrazia ma perseguita i giornalisti e cerca di limitare la libertà di espressione”.
Egli sostiene che non è la prima volta che Israele ha preso di mira al-Jazeera. “All’inizio dell’Intifada, fummo minacciati e le nostre credenziali ci furono revocate”, ha detto. “Durante l’ultima guerra in Libano, sono stato arrestato per alcune ore sulla base di futili accuse”.
Herb Keinon e Khaled Abu Toameh
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