29/03/2008
Il vertice arabo in corso a Damasco è contrassegnato dal boicottaggio di molti paesi arabi, che hanno inviato delegazioni di basso livello. Ma il dato essenziale che fa da sfondo a questo vertice è la spaccatura, che sembra ormai insanabile, fra la Siria e l’Arabia Saudita. Quali sono le motivazioni profonde alla base di questa frattura che segna profondamente il Medio Oriente, ed i cui sintomi più evidenti emergono chiaramente nell’impasse libanese? Nell’articolo che segue il giornalista marocchino Abdessalam Benissa espone la sua interpretazione
Il tempo delle relazioni siro-saudite è finito. Non è esagerato dire che questo rapporto si trova in una fase di morte clinica. La preoccupazione principale della stampa finanziata dai sauditi sembra essere quella di lanciare critiche e accuse contro la Siria.
E’ noto che questo tipo di stampa si esprime esclusivamente in base agli orientamenti ufficiali. E’ raro imbattersi in un articolo critico rivolto contro un determinato paese arabo, se questo paese non si trova in disaccordo con Riyadh su qualche questione specifica. L’informazione saudita è l’altra faccia della medaglia nella politica estera di Riyadh. Quando essa attacca Damasco non fa che rivelare ciò che si agita nei corridoi del potere, e ciò che sta deliberando la famiglia reale saudita.
E’ inutile ricordare che vi è una certa corrispondenza fra la politica di Washington e la politica di Riyadh rispetto ai paesi ed ai conflitti nella regione. Parlare dei rapporti siro-sauditi implica necessariamente toccare anche la questione delle relazioni fra Washington e Damasco.
Perché, dunque, i rapporti della Siria con l’Arabia Saudita (e con gli Stati Uniti) hanno raggiunto il grado di tensione che possiamo registrare in questi giorni? L’assassinio di Rafiq Hariri, la mancata elezione del presidente libanese, ed il rapporto privilegiato esistente fra Damasco e Teheran, sono responsabili a tal punto della crisi generatasi fra la Siria e l’Arabia Saudita?
La Siria era presente in Libano già dal 1976. Infatti, con lo scoppio della guerra civile, le forze armate siriane violarono i confini libanesi, entrarono a Beirut, e cominciarono a nominare presidenti e ministri insieme alla classe politica libanese. La politica estera libanese diventò un’estensione della politica siriana, e divenne impossibile distinguere le posizioni dei due paesi. In pratica, il Libano divenne parte della Siria, e quest’ultima dominava il paese dei cedri.
Anche a quell’epoca ebbero luogo numerosi attentati in Libano, ma sembrava che all’Arabia Saudita questa situazione andasse del tutto a genio. A Taif venne stipulato l’accordo che pose fine alla guerra civile libanese. Fu allora che cominciò a brillare la stella di Rafiq Hariri, il quale divenne primo ministro del governo libanese. Egli gestiva gli affari del paese sotto la supervisione siriana, e con la chiara benedizione dei sauditi.
L’assassinio di Rafiq Hariri, nonostante l’enormità di questo evento, non può aver rappresentato l’unico elemento che ha messo in crisi i rapporti fra la Siria e l’Arabia Saudita, soprattutto se si tiene conto del fatto che le circostanze dell’attentato non sono state ancora chiarite, che la commissione d’inchiesta presieduta da Serge Brammertz non ha formulato alcuna accusa diretta, e che la Siria ha collaborato con questa commissione. Altri attentati di non minore gravità hanno avuto luogo dopo che le forze siriane avevano abbandonato il Libano, attentati per i quali è difficile accusare la Siria.
Ugualmente, non è possibile che i rapporti fra Damasco e Riyadh si siano rovinati a tal punto a causa della mancata elezione del presidente libanese. Il vuoto istituzionale venutosi a creare con la crisi presidenziale ha avuto origine dal fatto che i rapporti fra la Siria e l’Arabia Saudita hanno raggiunto il loro minimo attuale. Questo vuoto istituzionale è il risultato di queste tensioni, non ne è la causa. Non va forse ripetendo il presidente del parlamento libanese, Nabih Berri, che la soluzione della crisi presidenziale in Libano è legata alla soluzione dell’equazione delle due “S” (siriani e sauditi)?
Se accettiamo che la crisi dei rapporti fra Damasco e Riyadh non dipende dalla questione libanese, che dire invece delle relazioni siro-iraniane? E’ l’alleanza fra Teheran e Damasco la causa che ha scatenato l’ostilità saudita nei confronti della Siria? Perché oggi i buoni rapporti fra Teheran e Damasco determinano la crisi delle relazioni fra l’Arabia Saudita e la Siria?
Ricordiamo che i rapporti fra l’Iran e la Siria furono ottimi fin dal primo giorno del successo della Rivoluzione Islamica. Tali rapporti si rafforzarono progressivamente nel corso della guerra Iran-Iraq, che si protrasse per 8 anni. Non vi è dubbio che sarebbe dovuto essere quel periodo ad influenzare negativamente le relazioni siro-saudite, visto che gli iraniani dichiaravano apertamente di ambire ad esportare la Rivoluzione Islamica nei paesi del Golfo, e visto che l’Iraq era di fatto impegnato in una guerra per conto di questi ultimi. Almeno, questo è quanto propagandava la macchina mediatica dei paesi del Golfo. Essi appoggiavano l’Iraq a livello politico, finanziario, mediatico e militare. Si trattava in effetti di una guerra dell’Iraq e dei paesi del Golfo contro l’Iran, in cui la Siria sosteneva quest’ultimo.
Quel che invece colpisce è che, non solo le relazioni siro-saudite non risultarono scosse da quel periodo, ma addirittura l’Arabia Saudita finanziava regolarmente Damasco. Tuttavia, questo atteggiamento da parte dell’Arabia Saudita non denotava né ignoranza, né paura, né tolleranza nei confronti dei siriani. Tutto avveniva nell’ambito di una politica attentamente studiata: l’Iraq, che era al culmine della sua potenza, non ispirava molta tranquillità all’Arabia Saudita. Sebbene Riyadh continuasse a sostenere Baghdad nella sua guerra contro l’Iran, allo stesso tempo aiutava il rivale siriano di Saddam allo scopo di mantenere in piedi una pressione ai confini occidentali dell’Iraq. Riyadh proteggeva il regime siriano – il quale non aveva alcun sentimento di amicizia nei confronti del governo di Baghdad – e lo metteva in grado di opporsi all’Iraq (sui rapporti fra la Siria e l’Iraq all’epoca di Saddam si veda ad esempio: “Siria ed Iraq: un’apertura diplomatica poco credibile” (N.d.T.) ).
Giunse poi l’invasione irachena del Kuwait ad accrescere i timori sauditi, e ciò aumentò ulteriormente il bisogno che Riyadh aveva della Siria. Durante gli anni dell’assedio all’Iraq, mentre ci si preparava ad invadere ed occupare il paese, i sauditi e gli americani avevano estremo bisogno della Siria. Era necessario non aprire nuovi antagonismi, e concentrarsi esclusivamente sull’Iraq.
Dopo la caduta del regime di Saddam, l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti non ebbero più bisogno della Siria. A questo punto prevalse il desiderio di annunciare un allontanamento dal regime di Damasco, a causa del sostegno offerto da quest’ultimo alla resistenza in Libano ed in Palestina.
Attualmente, gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita vogliono concentrare tutti i propri sforzi sulla questione nucleare iraniana. Chiunque sollevi altre questioni e polarizzi l’attenzione dell’opinione pubblica su altre priorità è visto da essi come un intralcio che ostacola il raggiungimento del loro obiettivo, e viene classificato come un avversario o addirittura come un nemico, perfino se era un fratello dal punto di vista della lingua, della cultura, e del sangue. Sembra essere proprio questa la situazione in cui oggi si trovano i siriani rispetto ai fratelli sauditi.
Abdessalam Benissa è un giornalista marocchino
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