Sogni curdi, realtà mediorientali

13/03/2008

In un mondo sempre più globalizzato, pochi luoghi simboleggiano il potere statale e i problemi della sicurezza più del confine tra la Turchia ed il Kurdistan iracheno. Sia che questo confine fiorisca grazie al commercio e agli scambi culturali, sia che diventi un punto di transito per carri armati e miliziani, esso è di grande importanza per il futuro del Medio Oriente e per le relazioni tra il mondo musulmano e l’Occidente.

La forte reazione turca al crescente nazionalismo curdo ha finora solo aggravato il sentimento di alienazione tra la sua popolazione di lingua curda. La recente offensiva turca contro i ribelli curdi nel nord dell’Iraq ha spinto il primo ministro curdo, Nechirvan Barzani, a chiedersi se il governo turco stesse in effetti cercando di colpire qualcos’altro oltre i ribelli curdi.

Per poter trasformare in realtà la visione di un confine fiorente e pacifico, la Turchia e gli altri stati regionali con una considerevole popolazione curda, devono accordare pieno riconoscimento alle richieste curde di maggiori diritti culturali e politici. A sua volta, il nazionalismo curdo deve riconoscere la realtà geo-politica attuale, mettendo da parte l’obiettivo di ridisegnare i confini, e condannando la lotta armata. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea, dal canto loro, devono incoraggiare la riconciliazione fra i politici turchi e curdi, grazie alla loro influenza su entrambe le parti in causa.

La tragedia ha segnato la storia del nazionalismo curdo, il quale era troppo embrionale e debole per sfidare gli accordi politici successivi alla prima guerra mondiale. Tali accordi divisero la popolazione di lingua curda sotto le sovranità di Iran, Iraq, Siria e Turchia.

L’ultimo periodo, in ogni caso, è stato più generoso. Dopo l’invasione americana dell’Iraq nel 2003, i curdi hanno sperimentato la protezione di una potenza mondiale per la prima volta nella storia moderna. I curdi iracheni hanno ora forze armate proprie, il controllo esclusivo sul loro modo di vivere, ed il diritto di rifiutarsi di issare la bandiera irachena, associata a tutte le atrocità perpetrate dal passato regime. Calcoli strategici e la paura di reazioni negative da parte dei loro potenti vicini, sono le uniche ragioni per cui non dichiarano unilateralmente l’indipendenza.

In Turchia, il nazionalismo curdo cerca l’autonomia, non la secessione, in quanto la maggior parte dei curdi ha interessi nel sistema economico e politico, e cerca di migliorare i propri diritti civili e politici piuttosto che inseguire la separazione dai turchi. Ciò nonostante, essi ammirano i risultati ottenuti dal Kurdistan iracheno, anche a livello dei simboli: la bandiera tricolore curda con il sole fiammeggiante al centro, le celebrazioni pubbliche che onorano gli eroi curdi e l’adozione della lingua curda come lingua ufficiale. Tali espressioni di identità culturale e politica in Turchia sono ancora perseguite legalmente e ostacolate a livello amministrativo, malgrado le riforme costituzionali e legali fatte a partire dalla fine degli anni ‘90.

La Turchia è sempre più preoccupata della crescente sicurezza e decisione dei curdi iracheni e percepisce il controllo curdo su Kirkuk, ricca città petrolifera, come una minaccia alla propria sicurezza nazionale. Le preoccupazioni turche sono ampiamente condivise da Iran e Siria, paesi che temono un tale attivismo politico anche tra i propri cittadini curdi. Inoltre, i paesi arabi sono preoccupati che la guerra in Iraq guidata dagli USA possa creare, in ultima istanza, un Kurdistan indipendente (in tutto tranne che nel nome), ricco di petrolio, e filo-occidentale, mettendo a rischio le loro rivendicazioni sul petrolio della regione.

I curdi iracheni hanno attivamente collaborato con gli Stati Uniti fin dall’inizio dell’invasione e hanno portato un cospicuo e necessario aiuto militare nella zona settentrionale. Gli Stati Uniti giocano anche la carta etnica contro l’Iran, fornendo supporto ai ribelli curdi. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti hanno prestato particolare attenzione a non alienarsi la Turchia ed i paesi arabi conservatori, loro tradizionali alleati nella regione.

Gli Stati Uniti hanno ora la grande responsabilità di trovare un compromesso sulla questione del petrolio di Kirkuk. Non è un segreto per nessuno che il referendum sul destino di Kirkuk, previsto dalla costituzione irachena, renderà la città parte integrante della regione curda. Ad ogni modo, le potenze regionali, incluse Turchia e Siria, non ne accetteranno l’esito a meno che non avranno valide garanzie che il petrolio di Kirkuk rimanga sotto il controllo del governo federale iracheno.

La rinascita del nazionalismo curdo rappresenta un sfida unica all’ordine politico prevalente nella regione, così come alla politica americana in Medio Oriente. Barcamenarsi tra le opposte richieste dei curdi iracheni e dei loro vicini, senza lasciare un’altra eredità di neo-imperialismo nella regione, richiederà grande acume politico e abilità diplomatiche da parte dei leader americani. Per fare ciò essi dovranno sviluppare una politica complessiva che implichi misure miranti a rafforzare la fiducia: misure che includano una promessa da parte della Turchia di non invadere il Kurdistan iracheno, garanzie da parte dei curdi iracheni di sospendere il loro appoggio nei confronti dei militanti curdi che combattono contro la Turchia, ed un accordo sul petrolio di Kirkuk.

Güneş Murat Tezcür insegna scienze politiche alla Loyola University di Chicago; è un esperto di questioni politiche turche ed iraniane

Titolo originale:

Kurdish dreams, Middle East realities

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