16/05/2008

La Siria si trova attualmente al centro di tutte le tensioni regionali in Medio Oriente. Queste tensioni, che convergono dalla Palestina e dal Libano da un lato e dall’Iran dall’altro in direzione di Damasco, fanno della capitale siriana il fulcro attorno alla quale ruotano i diversi progetti egemonici nella regione mediorientale: il progetto iraniano, quello israeliano, e quello turco

La Siria è tornata di nuovo al centro della scena regionale, dopo la recente visita del primo ministro turco Erdogan a Damasco, il quale portava con sé la presunta offerta israeliana di ritirarsi dalle alture del Golan, in cambio della firma di un accordo di pace con lo stato ebraico. Dunque, Erdogan non ha compiuto la sua solita visita rituale nel Levante arabo, ma ha sancito di fatto il primo impegno serio di Ankara nel conflitto arabo-israeliano, sulla scia della rivelazione riguardante la mediazione condotta per mesi dalla Turchia, tra Tel Aviv e Damasco.

La visita apre la porta a possibilità e scenari diversi rispetto a quelli che sembrano prevalere oggi nella regione. Ciò è dovuto al fatto che Damasco, grazie alla sua posizione geografica unica, è considerata una chiave essenziale per avere influenza sugli equilibri del Levante arabo. La visita del primo ministro turco in Siria incarna il conflitto attualmente in corso per gli equilibri di forza e di influenza fra progetti regionali differenti in Medio Oriente: il progetto turco, quello iraniano, e quello israeliano.

Visto che l’analisi strategica non parte da principi ideologici o da predilezioni emotive, sembra di poter osservare con certezza che questi progetti regionali in reciproco contrasto condividano un’unica caratteristica, e cioè il fatto che sono tutti progetti non arabi, dopo che qualsiasi progetto ufficiale arabo è scomparso dalla regione. A partire dagli anni ’50 del secolo scorso, tre potenze principali si sono contese la Siria: l’Egitto, l’Arabia Saudita e l’Iraq. Dopo che la Siria si era congiunta all’Egitto nella prima unione araba della storia moderna, a causa dell’influenza saudita se n’era successivamente distaccata. Anche l’Iraq, dopo i golpe militari verificatisi al suo interno, aveva cercato di attirare a sé la Siria, soprattutto dopo la crescita del ruolo del partito Baath nei due paesi, prima che si aggravasse l’ostilità fra i due partiti negli anni ’70 del secolo scorso.

All’inizio degli anni ‘70, dopo aver preso le redini del potere in Siria, il presidente Hafez al-Assad volle che l’Arabia Saudita continuasse ad essere rappresentata ai più alti livelli del potere siriano. La situazione rimase inalterata sotto il suo governo, fino a che il regime di Damasco, nell’era dell’attuale presidente Bashar al-Assad, non si arrischiò a svincolarsi da questa tradizione – oltre ad essere accusato di un coinvolgimento nell’assassinio dell’ex primo ministro libanese Rafiq Hariri e nella distruzione del suo progetto libanese. Con l’ascesa del ruolo dell’Iran nella regione, ed il crescente risentimento arabo nei confronti di Teheran, i rapporti tra il Cairo e Riyadh da un lato, e Damasco dall’altro, sono giunti a un livello di deterioramento senza precedenti, con il boicottaggio, da parte dell’Egitto e dell’Arabia Saudita, dell’ultimo vertice arabo tenutosi proprio in Siria.

L’alleanza siro-iraniana è in cima alle priorità del progetto regionale iraniano. Grazie ad essa, Teheran adesso può estendere la propria influenza regionale attraverso una linea geografica continua che parte dall’Iran occidentale, passa per l’Iraq e giunge in Siria, la quale a sua volta estende la linea di influenza iraniana fino al sud del Libano ed ai territori palestinesi occupati. Quest’ultimo sbocco è diventato una carta vincente in mano all’Iran per imporre la sua presenza regionale sia attraverso i confini che sono a diretto contatto con Israele, sia attraverso una forte pressione psicologica nei confronti dei principali paesi arabi, specialmente alla luce di una mancata risoluzione politica del conflitto arabo-israeliano. Siccome l’Iran è legato da un punto di vista storico e religioso al Libano meridionale, la Siria rappresenta anche l’anello di congiunzione che unisce il Libano – importante da un punto di vista strategico e mediatico – all’Iran, attraverso una concatenazione di influenza regionale ininterrotta.

L’alleanza siro-iraniana è considerata un esempio unico fra le alleanze regionali del Medio Oriente, essendo sopravvissuta per oltre tre decenni nonostante i profondi cambiamenti geopolitici che hanno scosso la regione in questo periodo. Questa alleanza trae la sua peculiarità anche dal fatto di costituire la “leva” principale dell’influenza iraniana nella regione, parallelamente al paradosso rappresentato dal crollo del ruolo siriano ai minimi termini nell’area immediatamente adiacente la Siria, proprio a seguito di questa alleanza. Paradossalmente, la Siria alleata dell’Iran non è riuscita a conservare un’influenza reale all’interno dell’Iraq. Allo stesso modo, la sua presenza in Libano si è ridimensionata per molte ragioni, mentre l’alleato iraniano ha preso il suo posto, possedendo all’interno del paese, al contrario della Siria, un forte radicamento di tipo confessionale.

La Turchia, sul fronte opposto, possiede un accesso geografico diretto alla regione araba, rappresentato dall’Iraq e dalla Siria, mentre il progetto iraniano, per esercitare la propria influenza, possiede maggiori sbocchi nella regione del Golfo, in Iraq ed in Libano, facendo affidamento su elementi di “soft power”, e non di “hard power” come invece accade alla Turchia – e questo è un paradosso che meriterebbe di essere indagato più a fondo. A causa della penetrazione capillare del progetto iraniano nella regione araba, e della dispersione dello sforzo strategico turco in direzione del Caucaso, dei Balcani e dell’Unione Europea, il progetto turco non sembra essere in grado di imporsi nella regione araba, se non a seguito dell’allontanamento dell’influenza iraniana da quest’ultima.

La sostanza del progetto turco – sotto la guida del partito “Giustizia e Sviluppo” – è rappresentata dalla proposta di un modello di pacifica alternanza al potere, a prescindere dallo sviluppo economico in un contesto regionale che manca di questo modello. Il partito “Giustizia e Sviluppo” aspira alla leadership degli Stati della regione, all’ombra del progetto americano del “Grande Medio Oriente”, in qualità di maggior garante di una proposta che coniughi una modernità stabile, e conforme agli interessi americani, con l’eredità culturale e religiosa dei popoli della regione. La Turchia ha creato una zona cuscinetto al confine con l’Iraq alcuni mesi fa, e adesso ritorna – attraverso l’altro accesso geografico al mondo arabo di cui dispone – per presentarsi come mediatore di pace. Il successo di questa mediazione e l’inizio delle trattative avrebbero come risultato quello di avvicinare maggiormente la Turchia al suo obiettivo di leadership nella regione. La logica interna delle trattative siro-israeliane renderebbe meno importante l’alleanza con l’Iran nella scala delle preoccupazioni del governo siriano. La diminuzione d’importanza di questo legame andrebbe a vantaggio della Turchia, che si oppone all’Iran in un confronto “a somma zero” (nel senso che la riduzione dell’influenza di una delle due parti andrebbe a vantaggio dell’altra, determinando la fine della competizione per la leadership regionale a favore di quest’ultima).

Dal canto suo, la Repubblica Araba di Siria riassume in se stessa gran parte della storia e del mosaico di cui è composto il Levante arabo, e concentra nella sua posizione geopolitica tutti gli equilibri della regione. Non è un caso che la sfera di applicazione degli accordi di Sykes-Picot del 1916 – quegli accordi che hanno disegnato i confini ed i destini del Levante arabo da allora fino ad oggi – abbia riguardato la Siria e la regione immediatamente circostante. La Siria preclude alla Turchia l’accesso alla penisola araba, così come preclude all’Iraq l’accesso al Mediterraneo orientale. Allo stesso tempo, la Siria rappresenta l’estensione geografica del Libano, e confina con la Palestina a Sud-Ovest, rappresentandone di fatto l’entroterra geografico e storico. Per queste ragioni, il concetto di Stato-nazione si applica ben poco al caso siriano, a causa dell’assenza di una radice storica dello Stato siriano moderno all’interno dei suoi confini attuali.

Lo scontro fra i progetti regionali per la supremazia in Medio Oriente appare imperniato su un conflitto che attualmente ruota intorno alla Siria, a causa della centralità geopolitica di quest’ultima sulla scena mediorientale, specialmente dopo la scomparsa forzata dell’Iraq a seguito dell’occupazione militare del suo territorio. Con il declino del potere arabo, l’ascesa dell’influenza iraniana nella regione, e la riscoperta del proprio carattere mediorientale da parte della Turchia, la Siria appare saldamente al centro dell’attuale scena regionale.

Damasco ha riunito le contraddizioni dello scontro regionale fra la Turchia e l’Iran, sfruttandole a suo vantaggio. La Siria dell’alleanza siro-iraniana è allo stesso tempo lo Stato arabo più vicino agli interessi turchi. La Siria alleata di Teheran, vicina al cuore e alla mente di Ankara, ed allo stesso tempo pronta a negoziare con Tel Aviv, è in grado di far prevalere ciascun progetto regionale sugli altri. E’ questa la ragione per cui il conflitto regionale sembra divampare intorno ad essa. In questo modo il regime siriano, che non dispone di particolari possibilità economiche e finanziarie, né di un’ampia base popolare, costituisce il punto di equilibrio di tutte le potenze non arabe della regione. In base a questo fatto, la Siria sembra essere lo Stato arabo che interagisce maggiormente con il sistema regionale attualmente in via di formazione, a prescindere dai risultati delle trattative con Tel Aviv. Per questa ragione l’attuale conflitto intorno alla Siria sembra incarnare, come è sempre stato in passato, la sostanza del conflitto nella regione.

Mustafa al-Labbad è un analista politico egiziano; è direttore della rivista “Sharq Nameh”, specializzata in questioni turche ed iraniane

Titolo originale:

الصراع على سوريـــا

Leave a Reply

Disclaimer & Copyright (italiano - english)
serverstudio web marketing e design con kifulab