16/05/2008
Nel 1998 l’Europa camminava al ritmo scandito dalla sinistra, con Tony Blair in Inghilterra, Gerhard Schroeder in Germania, e Lionel Jospin in Francia.
Nel 2008, ovvero dieci anni dopo, il panorama è completamente diverso. La sinistra è praticamente fuori gioco. L’allontanamento della sinistra dai centri del potere politico ha subito una grande accelerazione nel 2007.
A partire da quell’anno, si sono svolte le elezioni in dieci paesi europei: Francia, Spagna, Finlandia, Polonia, Belgio, Danimarca, Grecia, Irlanda, Spagna e Italia. A ciò bisogna aggiungere le elezioni amministrative appena svoltesi in Gran Bretagna.
In tutti questi paesi, laddove aveva il potere la destra lo ha mantenuto, e laddove era al governo la sinistra è stata sconfitta. L’unica eccezione è la Spagna, dove la sinistra guidata da Zapatero ha conservato la maggioranza parlamentare. In questo contesto, vi sono due casi che meritano una particolare attenzione, per quanto riguarda la “svolta a destra” dell’Europa.
Si tratta dei casi dei sindaci di Roma e di Londra. Per la prima volta dalla seconda guerra mondiale alla guida del comune di Roma vi è una personalità della destra o, per essere più precisi, “dell’ala destra” della destra, quasi più a destra dello stesso Silvio Berlusconi. Ken Livingstone, ex sindaco di Londra e laburista noto per la sua difesa della società multietnica e multiculturale, è stato invece sconfitto dal severo conservatore Boris Johnson, che non nasconde le sue opinioni dagli accenti razzisti.
Dunque, con il repentino fallimento che la sinistra guidata da Walter Veltroni ha conosciuto in Italia di fronte allo schieramento della destra nazionalista capeggiata da Berlusconi, e con la “deplorevole sconfitta” del partito laburista britannico di fronte ai conservatori, la destra europea ha ottenuto due vittorie “epocali” rafforzando la sua supremazia nel vecchio continente, dopo il suo recente ritorno in Svezia e in Danimarca, considerate due “roccaforti” della sinistra riformista europea nota come “social-democratica” (per distinguerla dalla sinistra radicale).
E’ noto che la destra ha preso il potere anche in Germania, in Francia, in Olanda, e negli altri paesi scandinavi. Questa ondata conservatrice, tuttavia, non è circoscritta all’Europa occidentale, tradizionalmente “liberale”, ma si estende anche all’Europa centrale ed orientale (che fino all’altro ieri era comunista), dove si è ripetuto lo stesso fenomeno di “ascesa” della destra e di “declino” della sinistra. I partiti della destra liberale hanno ottenuto vittorie elettorali in Polonia, nella Repubblica Ceca, in Romania, e nei paesi del Baltico.
Se la destra europea tradizionale e “conservatrice” (per distinguerla dalla destra estrema) accresce la sua forza, la sinistra dal canto suo si indebolisce. Non vi è dubbio che le cause di questo fenomeno siano molteplici, fra cui non bisogna dimenticare le conseguenze a lungo termine del crollo del muro di Berlino e della caduta del blocco socialista, a cui ha fatto seguito l’incapacità della sinistra di rinnovare la propria ideologia. Per contro, la destra ha dimostrato una maggiore capacità di “acclimatarsi” alle nuove condizioni della globalizzazione liberista, facendo proprie allo stesso tempo le istanze e le preoccupazioni di ampie fasce sociali, soprattutto relativamente alla questione dell’immigrazione e della sicurezza.
Dal canto suo la sinistra, di fronte a questioni così delicate, è rimasta aggrappata al proprio vecchio linguaggio “ideologico” che ha ormai perso la propria brillantezza ed il proprio “appeal”. Di conseguenza, sia nelle sue componenti centriste che in quelle radicali, non è riuscita ad offrire delle risposte “convincenti” ai problemi reali posti dall’era successiva al crollo del muro di Berlino e dalle sue trasformazioni sociali sostanziali.
La destra europea ha realmente occupato quel “vuoto” che la sinistra non ha saputo riempire. Questa destra ha adottato un discorso che è apparso quello maggiormente in grado di far fronte a questioni che storicamente erano di “competenza” della sinistra. Così, in Germania Angela Merkel ha fatto proprio lo slogan della difesa dei diritti della donna; in Francia, Nicolas Sarkozy si è proposto come difensore delle conquiste sociali al punto da spingere i commentatori francesi a chiedersi se gli fosse rimasta ancora in tasca qualche idea di destra.
In breve, possiamo dire che vi è stato un sensibile spostamento a destra degli elettori europei. La destra ha saputo “ringiovanire” ed ha saputo diversificare i propri “serbatoi” sociali, attirando in particolar modo quelle fasce popolari che “tradizionalmente” tendevano a votare per la sinistra.
Questa ascesa della destra è stata considerata da molti intellettuali come una nuova “rivoluzione conservatrice”, che continua a fare la propria strada e ad avanzare passo dopo passo. Essa sbandiera due slogan essenziali, che sono la “modernizzazione economica e sociale” (superando in questo modo “a sinistra” le forze di sinistra), e la “protezione delle identità nazionali” (superando in questo modo “a destra” la destra estrema).
Da questa svolta “a destra” ci si attende che sia in grado, “teoricamente”, di formulare programmi europei condivisi, che trovino delle convergenze su alcune priorità legate alla sicurezza ed alla difesa. Tuttavia, nella realtà (e qui sta il paradosso), le cose potrebbero andare diversamente poiché vi è una grossa differenza fra la destra cristiana e la destra laica, fra la destra filo-atlantica e la destra che si fa portatrice delle istanze della “sovranità nazionale”, ma soprattutto fra la destra europeista “convinta” e la destra nazionalista “all’italiana” che si oppone all’Europa.
Forse una delle principali caratteristiche della “nuova” destra europea è che essa rientra nella cornice della destra conservatrice tradizionale, in grado anche di costruire alleanze. Tuttavia, malgrado la rottura con l’ideologia della destra estrema, essa potrebbe utilizzare le stesse categorie riguardo ad argomenti particolarmente delicati come la sicurezza e l’immigrazione.
A questo punto possiamo fare un’ultima osservazione. Quarant’anni fa, il panorama europeo – ma anche quello americano – era abbastanza simile a quello di oggi. Tuttavia, quella situazione fu seguita da esplosioni sociali di cui gli eventi del maggio 1968 in Francia furono la principale espressione.
Oggi vi sono crisi economiche e sociali che si affacciano all’orizzonte. Ad esse si accompagnano l’inflazione, la sensazione di assenza di sicurezza, e l’incertezza per il futuro. Questa descrizione non si attaglia soltanto all’Europa, ma anche ad altre regioni del mondo, prima fra tutte la regione araba. Nulla garantisce che non avvengano esplosioni in Europa ed in altre regioni del mondo, soprattutto nel mondo arabo. La storia non si ripete, tuttavia le lezioni della storia offrono insegnamenti “sperimentati”.
Mohamed Makhlouf è un giornalista e scrittore siriano residente a Parigi
Titolo originale:




Delicious

