L’UPM e l’enigma delle iniziative europee

18/07/2008

Fino a questo momento l’iniziativa dell’Unione per il Mediterraneo (UPM) promossa dal presidente francese Nicolas Sarkozy non ha incontrato l’entusiasmo che la Francia si augurava, dopo che quest’ultima aveva messo tutto il suo peso politico in questo progetto, considerandolo una trasformazione strategica nella natura dei rapporti fra l’Europa e i paesi del Nordafrica e del Mediterraneo.

I paesi del Medio Oriente nel migliore dei casi trattano questa iniziativa come un’opportunità per ottenere ulteriori aiuti finanziari. Il livello del loro entusiasmo è legato alla consistenza ed alle caratteristiche degli aiuti europei attesi, in particolare rispetto alle iniziative europee precedenti, come il Processo di Barcellona e la politica europea di vicinato. Questo non lascia presagire nulla di buono, visto che i progetti e il livello dei finanziamenti nell’ambito della nuova proposta francese sono esigui, richiamando in qualche modo alla mente l’iniziativa del Grande Medio Oriente, di cui in un primo momento si era fatto un gran parlare, ma di cui poi, quando divenne chiara la reale entità dei finanziamenti, emerse la debolezza.

Gli altri paesi europei, dal canto loro, sono anch’essi poco entusiasti poiché considerano nebulosa questa iniziativa, e vedono in essa una ripetizione delle iniziative precedenti. Essi non accettano la logica in base alla quale il mancato successo delle iniziative precedenti significa necessariamente farle saltare e crearne di nuove. I paesi europei vedono nel progetto francese un tentativo, da parte di Sarkozy, di far primeggiare politicamente la Francia in Europa, ma ritengono che si tratti semplicemente di un passo esplorativo, sia per sostanza che per dimensioni.

Le iniziative precedenti, in particolare il Processo di Barcellona e la politica europea di vicinato, si concentravano su tre ‘canestri’ su cui fondare il rapporto con i paesi mediterranei: un ‘canestro’ culturale, un ‘canestro’ politico e di sicurezza, e uno economico. Erano questi tre canestri che determinavano gli strumenti che dovevano essere impiegati per realizzare gli obiettivi auspicati dall’Europa. L’iniziativa di Sarkozy adotta la stessa filosofia che governava l’azione di questi strumenti, ovvero l’utilizzo degli incentivi economici per ottenere benefici in ambito politico, strategico e di sicurezza.

In realtà l’iniziativa francese ha ridimensionato i propri obiettivi rispetto alle iniziative precedenti, e parla di immigrazione, energia, instabilità regionale, e ambiente come degli obiettivi principali della partnership con i paesi mediterranei, laddove le iniziative precedenti aggiungevano a questi obiettivi anche la lotta alla diffusione degli Stati falliti, del terrorismo e delle armi di distruzione di massa.

In sostanza, si continua a parlare delle stesse caratteristiche delle iniziative europee precedenti cambiandone le denominazioni in base al ritocco compiuto da Sarkozy.

Il problema delle iniziative europee è che sono finanziariamente modeste. Questa è un’affermazione che fa andare su tutte le furie gli europei al solo sentirla. In questo caso essi diventano come i cittadini mediorientali, che non accettano l’opinione degli altri. Queste iniziative contengono anche un livello spaventoso di burocrazia che ne pregiudica l’incisività, ed assumono una forma vaga a causa della natura concordata dell’Unione Europea e delle sue decisioni politiche. Per questa ragione, è facile per qualsiasi paese europeo scavalcarle o addirittura sovvertirle.

Questo perché l’Europa continua ad essere un insieme di stati o di poli differenti, la metà dei quali (la Germania e i paesi dell’Europa settentrionale) tende a considerare una priorità l’Europa orientale, mentre l’altra metà tende a considerare il Sud della massima importanza a causa del dilagare delle problematiche che provengono da quell’area.

Fra gli altri problemi di cui soffrono le iniziative europee vi è il fatto che esse continuano ad essere caratterizzate da un’impostazione verticistica, e si rivolgono alle leadership degli Stati, le quali dal canto loro sono molto prudenti a trattare con la base della collettività e con le istituzioni della società civile affinché non sobillino le popolazioni contro i regimi. Questo problema ha effettivamente fatto crollare il livello di efficacia degli aiuti europei (se si vuole esaminare un altro punto di vista sul problema delle politiche europee di democratizzazione in Medio Oriente, si può consultare l’articolo “Il processo di democratizzazione in Medio Oriente: l’approccio americano e quello europeo” (N.d.T.) ).

I paesi europei sono interessati alla regione mediterranea più di qualsiasi altro Stato (a cominciare dagli Stati Uniti), anche se questo interesse sembra essere dovuto soltanto alla vicinanza geografica. Questo perché gli aspetti del Medio Oriente che ‘preoccupano’ l’America ed il resto del mondo, per l’Europa rappresentano una minaccia diretta. Nel miglioramento della gittata dei missili iraniani troviamo una dimostrazione immediata di questo fatto.

L’importanza strategica della regione mediorientale e del Nordafrica continua a non essere commisurata affatto al livello dell’integrazione europea ed all’interesse per questa regione. L’Europa ha scelto di porsi in seconda fila dopo l’America, per una serie di considerazioni in cima alle quali vi è lo stato in cui versa l’unità europea, che continua ad essere al centro delle preoccupazioni europee, insieme ad altre priorità.

L’Europa non è uno stato unitario, e non si sta avviando a diventarlo. Di conseguenza, essa è interessata ad alleggerire i suoi interventi e le sue attività sul fronte estero in modo da mantenersi in ambiti non controversi, affinché i contrasti in materia di politica estera non si ripercuotano sulle politiche europee interne, come accadde quando l’Europa si divise riguardo alla partecipazione alla guerra in Iraq.

Mohammed Hussein al-Momani è professore di Scienze Politiche presso la Yarmouk University, che ha sede a Irbid, in Giordania

Titolo originale:

الاتحاد من اجل المتوسط ومعضلة المبادرات الأوروبية

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