Un approccio critico al progetto dell’UPM

17/07/2008

Innanzitutto sarebbe bene porsi una serie di interrogativi allo scopo di far luce sui veri obiettivi che si nascondono dietro l’insistenza francese a voler creare l’Unione per il Mediterraneo (UPM): perché questa preparazione così frettolosa dell’UPM? Perché non è stata preceduta da incontri al vertice fra i leader magrebini a livello dell’Unione del Maghreb Arabo (UMA)? Perché non sono stati consultati i partiti e le associazioni della società civile?

Per quale ragione il presidente Sarkozy ha voluto favorire le contrapposizioni fra i quattro paesi del Nordafrica – Algeria, Tunisia, Marocco ed Egitto – senza prendere in considerazione la posizione di coloro che avevano ribadito fin dal principio la necessità di rispettare l’UMA e l’Unione Africana nella formulazione di qualunque progetto di dialogo con l’Europa, o nella costruzione di raggruppamenti internazionali di qualsiasi tipo?

Riusciranno i paesi del Maghreb ad avere la forza necessaria a neutralizzare la supremazia europea sul progetto dell’UPM, alla luce dello squilibrio economico, militare, tecnologico e finanziario che esiste fra la sponda settentrionale e la sponda meridionale del Mediterraneo?

Le ragioni dell’insistenza francese

Non si può non ricordare che la Francia fa parte dell’Alleanza Atlantica. Essa è poi un membro chiave dell’Unione Europea. Infine, la Francia guida l’Organizzazione Internazionale della Francofonia (OIF).

Oltre a queste caratteristiche, bisogna aggiungere che la Francia non può essere considerata soltanto uno stato mediterraneo, poiché la sua estensione geografica comprende colonie in America Latina (la Guyana Francese), in America Centrale, e nel continente australiano (la Nuova Caledonia) – oltre a varie isole sparse negli oceani, e addirittura ad un possedimento in Antartide. A ciò bisogna aggiungere l’estensione linguistica, che arriva a comprendere il Canada, nell’America Settentrionale.

Da ciò segue che, dal punto di vista geografico, la Francia non è soltanto ‘mediterranea’, ma possiede molteplici appartenenze.

Non si può assolutamente ignorare l’ambizione francese ad avere una presenza ovunque, in termini di lingua, di cultura, di influenza politica e di interessi economici. E’ fuor di dubbio che Sarkozy nutra sogni imperiali, sebbene li abbia nascosti dietro la maschera rappresentata dall’appello a fare del Mediterraneo un ‘lago di pace’, oltre che, probabilmente, un lago caratterizzato dalla dipendenza della sua sponda meridionale dal centro d’influenza francese. Allo stesso modo, non sono nascoste a nessuno le ambizioni della Francia a porsi al centro dell’Unione Europea in qualità di potenza che ha un peso e un’estensione nel Mediterraneo. Queste ambizioni sono radicate nella politica europea della Francia, ed in generale nella sua politica internazionale.

Vi è poi un altro fattore che è bene ricordare in questo contesto, e che è rappresentato dalla ricerca, da parte di Parigi, di un punto d’appoggio in Medio Oriente. Questa ricerca ha avuto inizio con il progetto di costruire una base militare francese negli Emirati Arabi Uniti, oltre che con il tentativo di confermare la presenza francese nell’area siro-libanese, che era la zona d’influenza della Francia nell’era coloniale. Un analista può spingersi molto lontano nell’indagare ed approfondire le preoccupazioni della politica francese ed i suoi programmi futuri. Fu la Francia gollista a guidare l’Europa verso la creazione del Mercato Europeo Comune (MEC) che poi si sviluppò in una Unione Europea che si sperava diventasse un grande stato unificato multietnico, multiculturale e multinazionale.

Il progetto gollista di guidare l’Europa è ancora vivo nella coscienza politica e culturale francese. Alla luce di ciò, il tentativo di Nicolas Sarkozy di costituire un’unione mediterranea guidata dal suo paese ha l’obiettivo – seppure indiretto – di essere un’importante carta da giocare all’interno dell’Unione Europea, ed anche all’interno della NATO e dei circoli internazionali, al fine di affermare la centralità della Francia negli equilibri globali, e nell’ambito della competizione per la ripartizione delle sfere d’influenza nel nascente mondo multipolare.

Questi progetti, che hanno a che fare con il tentativo di rosicchiare terreno alla Germania, il gigante economico europeo, e di creare degli equilibri – seppure parziali – con gli Stati Uniti, la Russia e la Cina, sono parte integrante del sogno imperiale francese. Quanto al rapporto fra le mosse di Nicolas Sarkozy e la rottura dell’isolamento mediorientale dello stato ebraico, si tratta di una questione fondamentale i cui obiettivi sono noti a tutti. Sarkozy, di origini ungheresi e di ascendenze ebraiche, intende proteggere Israele trascinando i paesi arabi a riconoscere di fatto lo stato ebraico.

Integrare Israele nel contesto mediorientale, nell’ambito di un’operazione pacifica che vada al di là della proposta americana, potrebbe far diventare la Francia un ponte di collegamento fra gli arabi e Israele, cosa che andrebbe a vantaggio del futuro della Francia. In realtà, la logica francese parte da alcuni dati di fatto: la Francia è la quarta potenza nucleare mondiale, ed occupa la quinta posizione fra le potenze economiche; ed anche dal punto di vista linguistico e culturale questo paese si considera una fra le maggiori potenze mondiali. Sono questi fattori che guidano le politiche di Sarkozy volte ad estendere la sfera d’influenza francese.

Perché tanta fretta?

Indubbiamente, la fretta con cui è stata messa in piedi l’Unione per il Mediterraneo è dovuta a una serie di fattori. Ne ricordiamo alcuni:

1) Il pantano in cui è andata a cacciarsi l’America in Iraq e in Afghanistan, che ne ha macchiato l’immagine e ne ha ridimensionato il ruolo di guida del mondo occidentale. La Francia di Sarkozy vuole approfittare di questo clima per dare un nuovo assetto alle politiche regionali, quanto meno a livello del bacino del Mediterraneo.

2) La debolezza di cui soffrono gli arabi a livello politico, economico, militare, culturale e linguistico, per non parlare della paralisi dei governi arabi, che si manifesta chiaramente nella totale assenza di coordinamento in tutte le questioni che hanno a che fare con le politiche regionali ed internazionali, o con la cooperazione interaraba in qualsiasi campo.

3) La fragilità dell’UMA, che è rimasta una struttura puramente formale, dalla sua fondazione ai giorni nostri. L’UMA non si è evoluta in direzione di un organismo simile all’UE, né in direzione di qualcosa di simile al Patto di Varsavia o della NATO. Lo stato nazionale è rimasto il pilastro concettuale della realtà politica, economica e di sicurezza della regione magrebina.

Questa realtà ha incoraggiato Sarkozy a rivolgersi ai paesi del Maghreb singolarmente, e ad invitarli a prendere parte al progetto dell’UPM separatamente. Da qui segue l’opposizione libica a questo approccio. Dal canto loro, infatti, gli stati europei del Mediterraneo che hanno aderito all’UPM possono agire solo nell’ambito delle direttive UE. Quanto ai paesi del Maghreb, o ai paesi arabi mediterranei in generale, le loro politiche nazionali divergono e i loro interessi si contraddicono. Tutto ciò non assomiglia in alcun modo alla realtà dei paesi dell’UE. E’ in questo punto che risiede la debolezza dei paesi arabi mediterranei, la quale a sua volta li renderà marginali all’interno dell’UPM.

Il punto di vista libico è sicuramente più obiettivo, e rispecchia maggiormente gli interessi arabi e africani. Si tratta di una valutazione del tutto imparziale, che parte da una lettura storica e realistica di quello che dovrebbe essere un dialogo Nord-Sud. Questo punto di vista si basa su un insieme di verità oggettive:

1) La costruzione di rapporti sani con l’Europa dovrebbe essere fondata sul rispetto della sovranità nazionale dei paesi della sponda meridionale, da un punto di vista economico, culturale e di sicurezza.

2) Sarebbe preferibile entrare a far parte di raggruppamenti internazionali al servizio della pace e della cooperazione su basi di parità, e non al servizio di progetti di dominio.

3) L’UMA, invece di essere messa da parte, dovrebbe essere il portavoce ufficiale di tutti i paesi del Maghreb negli ambienti internazionali, così come nei colloqui per giungere alla pace in Medio Oriente e per risolvere i problemi del mondo. L’UMA è stata infatti emarginata dal progetto dell’UPM, e questo è un errore.

4) E’ giusto e necessario attenersi alla Carta dell’Unione Africana, ed alle sue istituzioni, al momento di intavolare trattative con l’Europa, con l’America, o con qualsiasi altra controparte a livello mondiale.

Da qui segue che l’esclusione dell’Unione Africana dal processo di creazione dell’UPM equivale a dire che alcuni paesi del Nordafrica agiscono al di fuori degli impegni che hanno preso con l’Unione Africana.

Questi comportamenti individualistici permettono ai paesi europei, che sono maggiori di numero, economicamente più forti, in possesso di armi nucleari, tecnologicamente più sviluppati, e dominanti in ambito scientifico e culturale, di prendere le decisioni da soli all’interno dell’UPM, e di pilotarne le politiche.

Sarebbe stato meglio per i paesi arabi mediterranei in generale, e per i paesi del Maghreb in particolare, non farsi trascinare dagli atteggiamenti individualistici, a spese della definizione di una posizione collettiva nell’ambito di istituzioni come la Lega Araba, l’UMA, e l’Unione Africana.

Azraj Omar è un giornalista e poeta algerino; scrive abitualmente sul quotidiano ‘al-Arab’, pubblicato a Londra

Titolo originale:

مقاربة نقدية لمشروع الاتحاد من أجل المتوسط

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