17/07/2008

L’inizio è promettente, ma la parte più difficile deve ancora venire. Il sogno di Nicolas Sarkozy, quest’idea ‘folle’ di un’Unione per il Mediterraneo che gli era stata suggerita durante la campagna elettorale da Henri Guaino, suo consigliere e sua ‘penna’, è divenuto realtà dal 13 luglio. Per il presidente francese, il vertice di Parigi è stato incontestabilmente un successo, e non era scontato. Radunare l’insieme dell’area mediterranea, fra cui 9 paesi arabi – allo stesso tavolo con Israele (solo la Libia ha declinato l’invito) – insieme ai 27 Stati europei, rappresentati da capi di stato e di governo, sembrava quasi impossibile. Sono venuti tutti ad eccezione di Gheddafi, del re del Marocco Mohammed VI e del primo ministro belga, Yves Leterme, invischiato nei problemi interni del suo paese.

Il presidente francese ha così messo a segno allo stesso tempo, e non senza rischio, un doppio colpo diplomatico: ha fatto uscire dal suo isolamento il siriano Bashar al-Assad, altro vincitore del vertice, e ha ricondotto la Francia sulla scena mediorientale. Nicolas Sarkozy andrà a Damasco all’inizio di settembre. Da parte sua la Siria dovrebbe scambiare ambasciatori con il Libano. Una misura simbolica, già proposta da Assad nel 2005, che è volta a formalizzare – in teoria – la fine del dominio siriano sul Libano.

Tutto ciò non è che un preambolo nel lungo cammino dell’Unione per il Mediterraneo, poiché rimane da far avanzare allo stesso ritmo i 43 paesi presenti a Parigi, che riuniscono più di 800 milioni di persone con salari e modi di vivere agli antipodi. “L’UPM è precisamente una volontà di uguaglianza tra Nord e Sud”, spiega Nicolas Sarkozy. Uno stato d’animo al quale la Commissione di Bruxelles, che vuol essere la ‘grande sacerdotessa’ dell‘UPM, sembra avere difficoltà a piegarsi. Ma questo non è il solo problema.

Prima difficoltà. A Marsiglia, il prossimo novembre, i ministri degli Affari Esteri si ritroveranno per decidere la sede del segretariato generale dell’UPM, la nazionalità del suo segretario e l’assegnazione dei suoi compiti. Il disaccordo è totale. Questo è stato probabilmente uno dei motivi dell’assenza – annunciata alla vigilia del vertice – di Mohammed VI. Sembra che Parigi avesse fatto intendere al Marocco che avrebbe avuto il posto di segretario generale, mentre Tunisi avrebbe avuto la sede del segretariato. L’Algeria era fuori gioco. Il presidente Sarkozy teneva però alla presenza a Parigi del presidente algerino, Abdelaziz Bouteflika. Le carte sembrano dunque essersi rimescolate. Restano quattro mesi per trovare una soluzione. Oltre a Tunisi, sono in lista per ospitare la sede del segretariato generale Rabat, Bruxelles, Barcellona e La Valletta (Malta).

Quali saranno le funzioni di questa struttura ‘leggera’ di 20 membri? Esclusivamente tecniche, risponde la Commissione di Bruxelles, che vuole dirigere il tutto. Politiche, affermano Parigi e le capitali del sud. Il Marocco, la Tunisia e l’Egitto (il presidente Hosni Mubarak condivide la co-presidenza con Sarkozy per due anni) sono i più grandi difensori di un’Unione per il Mediterraneo politicamente autonoma.

Seconda difficoltà. I progetti ed il loro finanziamento. Sono previsti sei ambizioni progetti: disinquinamento del Mediterraneo; un piano solare che porterebbe energia alle zone rurali del sud ed in Europa; autostrade del mare per regolare il traffico tra Alessandria e Tangeri; interconnessione dell’autostrada terrestre in costruzione dal Marocco all’Egitto; piano di protezione civile per coordinare la lotta contro gli incendi; università mediterranea e progetto Erasmus in Slovenia; piano di sviluppo delle piccole e medie imprese.

I finanziamenti? La Commissione non vuole mettere un euro in più rispetto al budget previsto precedentemente nell’ambito del processo di Barcellona, il cui accordo fu firmato nel 1995 con 12 paesi della sponda sud del Mediterraneo. “I finanziamenti non mancano”, afferma al contrario Nicolas Sarkozy, che vuole appellarsi al settore privato ed ai ‘fondi sovrani’ dei paesi del Golfo. L’emiro del Qatar, fautore della pace in Libano e presente al vertice in quanto presidente del Consiglio di Cooperazione del Golfo (che comprende Qatar, Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Oman), è pronto a proporre i crediti necessari. Resta da sapere chi li gestirà. La Commissione, risponde Bruxelles. Il Segretariato dell’UPM, replica Parigi. Il Mediterraneo, lago di pace ? Il cammino è ancora lungo.

Mireille Duteil è una giornalista francese, esperta di paesi arabi ed africani; è caporedattrice aggiunta del settimanale ‘Le Point’

Titolo originale :

Union pour la Méditerranée – Le plus dur reste à faire

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