Algeria, la tragedia democratica

17/11/2008

E’ un presidente malato che regna su un paese che lo è altrettanto. Un presidente invecchiato a cui è appena stata offerta la possibilità di regnare fino alla sua morte. Un presidente consumato che si è separato da tempo dal suo popolo. Dopo giovedì scorso, e dopo la modifica della costituzione votata dal parlamento algerino, Abdelaziz Bouteflika, 71 anni, è nondimeno il padrone dell’Algeria.

Deputati e senatori gli hanno offerto la possibilità di ambire ad un terzo mandato la prossima primavera. Una vera tragedia democratica per i rari oppositori che hanno osato contestare questa riforma, e che denunciano l’immobilismo nel quale è sprofondato il paese.

Algeri, quartiere di Bordj el Bahri, a 30 km dal centro della città. Un angolo di miseria come ne esistono tanti intorno alla capitale algerina. Qui, si conosce bene il significato della parola ‘immobilismo’. Nel 2003, il quartiere è stato duramente colpito dal sisma che ha fatto più di 2.000 morti a est della città. Ancora oggi, decine di famiglie vivono in edifici dove si aprono grosse crepe.
Altri alloggiano tuttora in baraccopoli costruite all’indomani della catastrofe.  Il provvisorio è diventato permanente. E l’abilità di arrangiarsi una regola di vita. Le strade non sono asfaltate, la raccolta dei rifiuti si rivela molto aleatoria e, a causa della mancanza di trasporti pubblici, il quartiere è bloccato tutti i giorni da ingorghi mostruosi.

Aumenta di conseguenza l’esasperazione. «Quello che ha fatto Bouteflika è una vergogna per l’Algeria. Il nostro paese assomiglia ormai alle dittature africane ed alle monarchie arabe», deplora Farid, un giovane dirigente che abita nel quartiere. Negli internet café, numerosi ad Algeri,  i giovani si sono sfogati contro il potere. Gli articoli sull’emendamento della costituzione pubblicati sul quotidiano elettronico «Tout sur l’Algérie», hanno suscitato centinaia di commenti ostili nei confronti del presidente e dei deputati. « Il presidente Bouteflika avrebbe potuto trovare una soluzione  più  sottile per mantenere il potere. Avrebbe potuto seguire l’esempio di Vladimir Putin, che ha accettato di diventare primo ministro per non toccare i limiti dei mandati presidenziali », sostiene Samir Allam, caporedattore di « Tout sur l’Algérie ».

Bouteflika aveva suscitato molte speranze nel 1999

Ma il regime non si preoccupa più delle sottigliezze. La libertà di espressione è ridotta allo stretto necessario, e la contestazione sociale sistematicamente repressa. « Ci sono regolarmente rivolte legate ai problemi della disoccupazione, alla mancanza di alloggi o ai tagli delle forniture idriche. Ogni volta intervengono le forze dell’ordine », sottolinea Kader Abdelkarrim, ricercatore all’IRIS. Risultato: « la maggioranza della popolazione è in uno stato di totale disperazione », spiega Akram Belkaïd, giornalista di ‘La Tribune’ ed autore di svariati libri sull’Algeria.

Eppure, Abdelaziz Bouteflika aveva suscitato molte speranze al suo arrivo al potere nel 1999, a maggior ragione perché era riuscito, a partire dal suo primo mandato, a mettere fine alla violenza terrorista che aveva insanguinato il paese per dieci anni. Ma, da un punto di vista sociale ed economico, il suo bilancio si chiude con un fallimento. « Il governo non sa neanche più come risolvere semplici conflitti sociali, ed è incapace di trovare delle soluzioni efficaci e durature ai problemi degli algerini », deplora il direttore di una società di servizi algerina. Il paese ha infatti dovuto seguire le politiche dettate dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale. E’ passato brutalmente da un’economia socialista ad una economia di mercato. Il risultato è che i prodotti di prima necessità, che prima erano sovvenzionati, sono ormai venduti a prezzi molto alti, insostenibili per la maggior parte della popolazione.  
Neanche i proventi del petrolio hanno potuto cambiare questa situazione. E tuttavia, l’Algeria ne ricava immensi profitti. Il governo si inorgoglisce d’altronde del fatto di aver rimborsato in anticipo una gran parte del suo debito estero. Si vanta anche dei grandi cantieri che ha lanciato, come la costruzione di autostrade o di alloggi sociali. Ma queste iniziative non sono che una goccia nell’oceano della precarietà algerina. «Infatti, non più del 5% della popolazione trae realmente beneficio dal denaro ricavato dal petrolio, sostiene Kader Abdelkarrim. La restante parte cerca semplicemente di sopravvivere».  Un esempio eloquente di questa disuguaglianza: da qualche settimana, i deputati ed i senatori hanno visto il proprio salario aumentare del 300%. Una decisione giudicata scandalosa da un buon numero di algerini.

Un’opposizione completamente priva di eredi

Questa collera fa tuttavia fatica a trovare espressione sul terreno politico. «La politica non interessa assolutamente più gli algerini. È troppo lontana dalle loro preoccupazioni», spiega Akram Belkaïd.
Non hanno più speranza nel governo, che non fa altro che mettere in atto una politica dettata dalla presidenza. Quanto all’opposizione, essa si trova completamente senza eredi. « Il potere ha incatenato tutte le velleità di contestazione. Nessuna opposizione credibile può emergere », sostiene Akram Belkaïd.

Uno stato di fatto che inquieta gli specialisti. « Non c’è più alcuna interfaccia che permetta di dare espressione alla contestazione», nota Kader Abdelkarrim. «Per forza ciò rappresenta un pericolo». Per molti, l’Algeria di oggi assomiglia molto a quella degli anni ’80, quando l’islamismo radicale aveva fatto della crisi sociale il suo terreno di coltura. Da un anno e mezzo, il Gruppo salafita per la predicazione ed il combattimento (GSPC), un gruppuscolo legato ad al-Qaeda, ha moltiplicato gli attentati sul territorio.  Nei quartieri svantaggiati di Algeri, i « barbuti » non si nascondono ormai più per reclutare nuovi candidati al combattimento, molto spesso giovani, tutti senza speranza all’idea di vivere in un paese dove è stata appena instaurata di fatto la presidenza a vita.

Antoine Malo, Kamel Amara

Titolo originale :

Algérie, la tragédie démocratique

Leave a Reply

Disclaimer & Copyright (italiano - english)
serverstudio web marketing e design con kifulab