by Redazione
Published in Obama: quale politica in Medio Oriente?,
on 10/12/2008
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La definizione dei posti chiave della nuova amministrazione americana che si insedierà a gennaio ha attirato l’attenzione della stampa arabo-islamica, la quale per ovvie ragioni si è concentrata sulle nomine rilevanti per la futura politica estera degli Stati Uniti.

In particolare, la nomina di Hillary Clinton a segretario di Stato e la conferma di Robert Gates al Dipartimento della Difesa hanno suscitato le perplessità di diversi commentatori.

Dopo gli entusiasmi iniziali che l’elezione di Obama aveva suscitato in gran parte del mondo arabo-islamico, molti sono ritornati su posizioni più scettiche e attendiste, domandandosi se il nuovo presidente americano realizzerà davvero il cambiamento tanto atteso in Medio Oriente.

In Palestina ci si interroga sulle possibilità di riavviare il processo di pace; in Iraq un rapido ritiro delle truppe americane sembra farsi meno probabile; ed anche il dialogo con l’Iran sembra essere una prospettiva ancora lontana, alla luce delle notizie che alludono a possibili nuove sanzioni.

Tuttavia, forse il primo fronte sul quale il presidente Obama si troverà impegnato è quello afghano-pakistano, ulteriormente complicato dal recente inasprimento delle tensioni tra l’India e il Pakistan a seguito degli attacchi terroristici di Mumbai.

Nel frattempo si fa strada in diversi ambienti, non solo pakistani ma anche di altri paesi islamici, la teoria secondo cui gli Stati Uniti sarebbero pronti ad intervenire direttamente in Pakistan, e starebbero forse progettando di smembrare il paese.

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