13/12/2008
Mentre l’Occidente capitalista sprofonda in una crisi economica di enormi proporzioni, è giunto il momento di proporre un sistema economico alternativo, basato su principi di uguaglianza e di equità – sostiene l’intellettuale saudita Eid Bin Masoud al-Jahni. L’economia islamica, secondo al-Jahni, incarna questo modello, un modello che gli stessi musulmani hanno finora trascurato, e che ultimamente ha suscitato interesse proprio in Occidente
Fra le altre disgrazie che hanno colpito la nazione islamica vi è questa dipendenza – molto spesso ingiustificata – che ha portato i musulmani a imitare i paesi materialmente progrediti, persino nel modo di mangiare, di bere e di vestirsi, e addirittura nelle forme di governo e nel sistema economico. Forse proprio in quest’ultimo aspetto – quello, cioè, del sistema economico – l’imitazione è stata più evidente e profonda. Molti paesi islamici ed arabi, per non dire tutti, hanno infatti applicato il sistema capitalistico nella sua interezza.
Questa cieca imitazione ha distolto i musulmani dall’applicare, nei loro paesi, il sistema economico islamico, il quale possiede i requisiti della stabilità, della sicurezza, e della giustizia, ed è in grado di mettere in moto il meccanismo della vita come nessun altro sistema.
Esso rappresenta un sistema economico alternativo che, se ben applicato, realizza gli interessi generali degli Stati e quelli particolari della società e dei singoli, poiché incarna l’applicazione dei principi di giustizia e uguaglianza sia nei diritti che nei doveri. Ma, purtroppo, i musulmani hanno desistito dall’applicare il sistema economico islamico, ed a maggior ragione si sono astenuti dall’offrire il loro modello al mondo, in alternativa a quei sistemi in crisi, alcuni dei quali sono ormai crollati, mentre altri sono destinati ad un rapido collasso.
In seguito all’attuale terremoto economico, l’occasione sarebbe ora propizia per serrare le file ed offrire il nostro salvifico modello islamico, se solo ci sbarazzassimo di questo disfattismo che nel corso dei decenni passati ci ha spinto a disprezzarci e ad accettare di buon grado il nostro stato di dipendenza, facendoci desistere dall’assumere un ruolo guida. Tuttavia la situazione sta ora cambiando a vantaggio dell’Islam e dei musulmani. La crisi finanziaria ha spinto il mondo a convincersi che il sistema comunista e quello capitalista non sono in grado di costruire un mondo sicuro, giusto e duraturo.
Non vi sono dubbi sul fatto che l’Islam sia al tempo stesso religione e Stato. Così come esso non ha introdotto un modello specifico per i sistemi di governo, allo stesso modo non ha postulato un determinato sistema economico, bensì ha posto delle norme precise che possono costituire la base essenziale per qualsiasi sistema economico affinché sia un sistema islamico flessibile che contenga in sé tutto ciò che è utile per il paese e per gli uomini. Tuttavia ciò che conta è l’applicazione!
Mentre il mondo vive questa crisi terribile che si protrarrà per anni, ci aspettiamo che i giuristi, gli intellettuali e gli economisti del mondo islamico convochino un’assemblea generale dalla quale facciano emergere delle proposte e delle soluzioni islamiche a questa crisi, attraverso cui poter presentare un sistema economico islamico che funga da alternativa ai due sistemi comunista e capitalista, i quali hanno confermato la propria incapacità a risolvere i problemi economici del mondo. Non intendiamo dire che i paesi del mondo applicheranno il sistema economico islamico nella sua interezza, tuttavia essi troveranno senza alcun dubbio in questo sistema molte soluzioni efficaci che possono far uscire il mondo dalla terribile crisi in cui è entrato.
Quanto ai paesi islamici, essi devono ritornare al sistema economico islamico, poiché in esso è il loro bene e il loro riscatto. Essi devono smettere di seguire i paesi del mondo occidentale sul loro accidentato sentiero economico che ha portato il mondo alla rovina. Se i paesi islamici applicheranno il sistema economico islamico, essi, oltre ad ottenere maggior forza, offriranno ai paesi del mondo un esempio pratico della capacità di questo sistema di risolvere le difficoltà economiche e di creare un mondo più giusto, più sicuro e più prospero.
Alcuni musulmani, se non la maggior parte, potrebbero escludere che i paesi occidentali cercheranno di trarre beneficio dalle soluzioni islamiche, alla luce della loro palese inimicizia nei confronti dell’Islam. Tuttavia noi diciamo loro che in politica non esiste né inimicizia né amicizia che durino per sempre, bensì vi è un interesse permanente, e il sistema occidentale in particolare è fondato sull’interesse e sul raggiungimento del profitto. Abbiamo potuto osservare come i paesi occidentali, ed in testa l’America, si siano avvicinati alla Cina, che veniva in precedenza considerata come un acerrimo nemico; e ciò è avvenuto nel momento in cui essi hanno visto in questo avvicinamento un interesse e un profitto.
I paesi occidentali capitalisti si sono convinti della sterilità del sistema capitalistico e del fatto che esso è un sistema destinato a tramontare, sebbene la sua origine risalga al XVIII ed al XIX secolo. Nel corso di questo lungo periodo, l’Occidente ha attraversato numerose esperienze differenti sotto il vessillo di questo sistema, dalla cui matrice sono nate numerose patologie tra cui la comparsa dei monopoli. La ricchezza si è concentrata nelle mani di una parte ristretta della popolazione, è scomparso il ceto medio, e si è diffusa la corruzione in alcuni paesi occidentali. Queste imperfezioni sono state esportate nei paesi arabo-islamici che hanno applicato il sistema capitalista alla lettera. Anzi, noi abbiamo superato l’Occidente nell’aggravare queste imperfezioni, prime fra tutte la corruzione, la consuetudine al pagamento di tangenti, e le reti clientelari.
Se il sistema comunista – che Karl Marx aveva annunciato, affermando che il capitalismo era avviato sulla strada dell’autodistruzione – è crollato con la caduta del Muro di Berlino e dell’Unione Sovietica, il sistema capitalista attualmente vacilla, sebbene venga considerato oggi un sistema ibrido, a metà tra il capitalismo e il socialismo.
Per queste ragioni, gli Stati hanno iniziato a cercare un’alternativa al sistema comunista ed a quello capitalista, e certamente non ne troveranno uno più adeguato di quello islamico. Ed è sorprendente che, sebbene la voce dei musulmani che lo sostengono sia debole, alcuni scrittori e studiosi dell’Occidente abbiano iniziato a indicare il sistema islamico, o alcuni suoi aspetti, come la soluzione e la salvezza, o come un’alternativa al sistema capitalista. Tra essi vi è il direttore di una nota rivista economica tedesca, il quale ha affermato: “Se coloro che gestiscono le nostre banche avessero cercato di rispettare ciò che si legge nel Corano, non ci avrebbe colpito alcuna catastrofe”. Infatti, il denaro non genera denaro, e molti studiosi dell’Occidente hanno iniziato ad invocare la revoca dell’applicazione dell’interesse, il che equivale alla cancellazione del “riba” (il prestito a interesse, o la pratica dell’usura, una consuetudine proibita dal Corano (N.d.T.) ), che si è dimostrato la causa di molti dei problemi economici del mondo. Questo è ciò a cui stiamo assistendo oggi: gli interessi hanno subito un repentina diminuzione, se non la totale cancellazione, con il divampare della crisi finanziaria mondiale.
Jacques Austry, un importante economista francese, ha affermato: “La strada dello sviluppo economico non è limitata alle due scuole di pensiero conosciute, quella capitalista e quella socialista; bensì esiste una terza scuola di pensiero di grande importanza, rappresentata dalla scuola economica islamica”. Un noto orientalista francese ha affermato che l’Islam ha definito una propria via al progresso che, nell’ambito della produzione, esalta il lavoro ed esclude tutte le forme di sfruttamento e, nell’ambito della distribuzione, stabilisce due regole: “a ciascuno in base al proprio bisogno”, come diritto divino e sacro, che lo Stato garantisce a ogni individuo; e “a ciascuno in base al proprio lavoro”, con il divieto di dar luogo a squilibri marcati tra le ricchezze ed il salario di ciascuno.
Il dato importante è che l’astro dell’economia comunista è tramontato sotto i ripetuti colpi inferti dal sistema capitalistico. Quest’ultimo a sua volta ha subito un durissimo colpo tra il 1929 e il 1933, ma ha continuato a resistere. Tuttavia, oggi esso affronta una catastrofe enorme. Infatti le sue perdite finanziarie hanno raggiunto e superato i 13.000 miliardi di dollari, equivalenti a più dell’87% del valore complessivo del commercio mondiale dal 2007 a oggi; le perdite degli Stati Uniti, da sole, hanno superato i 4.000 miliardi di dollari, e quelle dell’Europa i 3.000 miliardi di dollari.
Se alcuni ritengono che il sistema capitalistico sia crollato, noi pensiamo che ciò non sia ancora accaduto, sebbene in questo sistema si siano aperte crepe profonde causate dall’assenza di controlli finanziari. Il denaro della gente è stato rapinato, derubato alla luce del giorno per mano di una piccola schiera di persone uscite indenni dai crimini di corruzione che hanno commesso.
Perciò, il sistema economico islamico viene considerato come un’alternativa, poiché esso si fonda su principi islamici elevati, ed estranei all’interesse, alla corruzione, alla truffa, alla frode e all’inganno. Ed esso può essere applicato in ogni tempo e in ogni luogo; ai musulmani non resta altro che rimboccarsi le maniche, tener fede alle proprie intenzioni, ed applicare questo sistema nei loro paesi per poi offrirlo al mondo che sta sprofondando in una violenta tempesta economica, e che tende la mano implorando aiuto in cerca di salvezza.
Eid Bin Masoud al-Jahni è un intellettuale saudita; è presidente dell’Arab Gulf Centre for Energy and Strategic Studies
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