15/12/2008
La rinnovata attenzione sulle misure da concordare a livello internazionale per combattere il terrorismo rischia di far passare in secondo piano il fatto che le misure adottate in questi ultimi anni, soprattutto da parte degli Stati Uniti, si sono rivelate inefficaci e poco rispettose dei diritti umani e della tutela della privacy individuale – sostiene l’esperto americano Frank Naif
In mezzo al gran parlare di come l’assedio terroristico di Mumbai, non molti giorni fa, abbia dato nuovo impulso alla cooperazione internazionale nella lotta al terrorismo, è facile perdere di vista il fatto che la campagna americana contro il terrore ha fatto perdere all’America i suoi amici, e le ha alienato i propri alleati. Seguire – e tentare di fermare – il denaro dei terroristi è un punto nodale della strategia antiterrorismo degli USA, che ha però portato a risultati indesiderati.
Qualche settimana fa, il numero due di al-Qaeda Ayman al-Zawahiri aveva fatto pervenire il suo primo messaggio video post-elettorale cogliendo l’occasione per lanciare un insulto razziale (“servo negro”) contro il presidente eletto Obama.
Sebbene questo video metta in evidenza la bancarotta morale ed intellettuale di al-Qaeda, esso aveva chiaramente l’intenzione di dimostrare alla prossima amministrazione Obama che al-Qaeda è ancora attiva, malgrado gli aerei killer telecomandati, le “extraordinary renditions”, le torture, le prigioni segrete, Guantanamo, la guerra in Afghanistan, e lo spionaggio a danno degli stessi americani.
E anche malgrado uno sforzo a livello internazionale per mettere scompiglio nelle finanze di al-Qaeda che è riuscito ad offendere gli alleati dell’America, mentre non è riuscito a mettere fuori gioco al-Qaeda.
Un articolo del Washington Post, alcune settimane fa, descriveva in maniera dettagliata come gli sforzi dell’amministrazione Bush di seguire le tracce e di interrompere i finanziamenti del terrorismo siano vicini al collasso. Un programma di sanzioni dell’ONU inteso a tagliare i fondi ad al-Qaeda ed ai Talebani è stato impugnato dalla Corte europea di giustizia. La Corte afferma che l’assenza di procedure per ricorrere in appello e di altri strumenti di tutela viola i diritti individuali fondamentali. Diversi responsabili europei hanno lamentato che la “lista nera” di compagnie e di individui colpiti dalle sanzioni ONU appare essere altamente politicizzata.
Nel frattempo, un recente rapporto sui finanziamenti del terrorismo intitolato “The Money Trail”, redatto da due ex responsabili del Tesoro americano, dipinge uno scenario di scarsa applicazione dei provvedimenti e di fiacchi controlli, soprattutto in paesi arabi del Golfo come il Kuwait e gli Emirati Arabi Uniti – importanti punti di snodo dei fondi del terrorismo. Il rapporto prosegue descrivendo come i finanziamenti dei terroristi facciano in gran parte affidamento sul denaro contante e sull’affermata pratica mediorientale della halawah, una sorta di metodo bancario alternativo basato sulla fiducia e sui legami personali. La halawah è stata un osso particolarmente duro per l’intelligence americana, soprattutto a causa delle sottigliezze linguistiche e culturali (che non sono il punto forte dell’intelligence USA) alla base di questa antica tradizione.
E’ evidente che i terroristi usino il denaro contante e la halawah – chiunque sul pianeta sa che l’intelligence USA tiene sotto costante monitoraggio la rete bancaria internazionale, anche a costo di violare le leggi sulla privacy degli alleati dell’America. Un altro esempio in cui le politiche dell’intelligence americana entrano in collisione con i governi alleati è quello che riguarda le notizie trapelate nel 2006, secondo le quali il Tesoro americano ficca regolarmente il naso nel sistema internazionale di trasferimenti interbancari noto come SWIFT. Le autorità dell’UE sono infuriate per il fatto che il governo americano ha sconvolto le rigide misure dell’UE a tutela della riservatezza individuale per mettere a punto la sua rete antiterrorismo.
La storia recente delle misure prese dal governo americano per colpire i finanziamenti del terrorismo, in fin dei conti, si è dimostrata abbastanza imbarazzante. Ad esempio, il caso ancora aperto contro la Al-Haramain Islamic Foundation, che ha sede nell’Oregon, è stato contrassegnato da passi falsi del governo quasi incomprensibili. Gran parte del caso contro la Al-Haramain è stato costruito sulla base di prove segrete che il governo non intende condividere con gli avvocati della difesa. Ad un certo punto, alcuni responsabili del governo hanno inavvertitamente consegnato documenti classificati agli avvocati della difesa rivelando intercettazioni telefoniche di cittadini americani effettuate senza autorizzazione.
Gli sforzi per distruggere le reti terroristiche tagliando i loro fondi erano destinati a fallire – ma la cosa peggiore è che essi hanno anche irritato gli alleati dell’America. La metodologia dell’investigazione finanziaria si è dimostrata utile per risolvere altri spinosi problemi di intelligence a livello internazionale, come quelli legati al traffico di droga e di armi – ed ai rischi di proliferazione delle armi di distruzione di massa.
Ma vi è un’enorme differenza di scala tra le esigue risorse che sono state necessarie per i recenti attacchi di Mumbai, o che sono necessarie per un attentato ad un’ambasciata, e le decine di milioni di dollari richiesti per procurare gli esotici e costosi macchinari che sono necessari per produrre materiale nucleare, o per acquistare squadriglie di cacciabombardieri di ultima generazione. Gli esplosivi, le piccole armi, i soldi per una casa sicura, costano poco, e richiedono spostamenti di denaro che rimangono invisibili ai radar della grande finanza internazionale.
I diplomatici ed i responsabili dell’intelligence americana farebbero bene ad accantonare politiche – come quella di spingersi oltre i limiti pur di rintracciare il denaro dei terroristi – che hanno suscitato l’ostilità degli alleati dell’America a spese di un lavoro di intelligence sperimentato ed affidabile e della cooperazione bilaterale.
Frank Naif è un veterano dell’esercito e dell’intelligence americana; ha lavorato presso il Counterterrorist Center della CIA, dove ha contribuito alla stesura di un rapporto sulle minacce informatiche e sull’uso di internet da parte di elementi estremisti
Titolo originale:
Terrorist Money Trail Leads to Allied Ire, But Not Terrorists




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