03/02/2009
Mentre a Washington i politici studiano quale sia il miglior modo per far progredire le cose in Afghanistan, essi dovrebbero tenere conto dei consigli delle migliaia di esponenti della società civile afghana che operano per migliorare la situazione nel loro paese. Sebbene siano divisi sull’invio di truppe supplementari, i leader della società civile afghana sono unanimi nel richiedere agli Stati Uniti di cambiare l’approccio verso il loro paese. L’Afghanistan ha bisogno di una strategia multidimensionale, una strategia ”3D”, con un miglior equilibrio e una migliore divisione dei compiti tra Difesa militare, Diplomazia e Sviluppo (Development).
Soluzioni costose a breve termine, come il proposito di inviare 20.000 soldati supplementari, potrebbero aiutare a reprimere la violenza sul breve periodo ma, in assenza di opzioni politiche più promettenti – come quella di implementare la diplomazia e lo sviluppo – gli esponenti della società civile di questo paese sostengono che un incremento delle truppe non getterà le basi per l’avvenire dell’Afghanistan.
Il mese scorso, ho lanciato un sondaggio via e-mail sull’ipotesi di inviare truppe americane aggiuntive, interpellando quasi una trentina di importanti personaggi ed organizzazioni della società civile afghana che lavorano in tutto l’Afghanistan, a Herat, Kandahar e Kabul, così come a quelle che lavorano in Pakistan, negli Stati Uniti ed in Canada. Ho ricevuto decine di risposte alle mie domande riguardo al loro punto di vista rispetto all’invio di altre truppe, e riguardo al modo in cui, secondo loro, gli Stati Uniti dovrebbero intervenire nel loro paese. Per motivi di sicurezza queste organizzazioni hanno preferito rimanere anonime.
Per prima cosa, gli esponenti della società civile afghana vogliono un cambiamento nella strategia militare. Essi avvertono che un incremento delle truppe, da solo, non farebbe altro che determinare maggiori perdite fra i civili, più bombardamenti nei villaggi, ulteriore alienazione della popolazione locale ed un aumento della resistenza locale alle truppe straniere. Essi temono anche che i Talebani possano servirsi dell’aumento delle truppe per far aderire gli abitanti della regione alla loro causa.
E’ importante tener presente il punto di vista dell’opinione pubblica nella pianificazione miliare. E’rilevante sapere se gli afghani ritengono o meno che le truppe americane uccidano civili nella loro caccia ai Talebani e ad al-Qaeda, a prescindere dal fatto che ciò sia vero o falso. E’ importante sapere se l’opinione pubblica ritiene che le forze americane lancino bombe – comprese quelle al fosforo bianco – sulla popolazione civile afghana, indipendentemente dal fatto che sia la verità o meno.
I leader della società civile consigliano alle forze della coalizione di proteggere i civili in Afghanistan dagli attacchi degli insorgenti, smantellando l’industria del narcotraffico ed aiutando di più l’Esercito Nazionale Afghano e la polizia nazionale.
In secondo luogo, lo sviluppo economico, i programmi per la promozione dello stato di diritto, e la lotta contro la corruzione sono i principali elementi che possono aiutare a costruire un buon governo e la pace in Afghanistan. I fattori economici come la disoccupazione e la povertà incitano a sostenere gruppi ribelli come i Talebani.
Le ONG internazionali e le forze della coalizione utilizzano il grosso dei fondi per lo sviluppo allo scopo di portare avanti programmi a breve termine volti ad accattivarsi i cuori e le menti degli afghani – in altre parole programmi destinati a convincere la popolazione locale. Gli abitanti locali sono però spesso critici nei confronti di questi esperti pagati profumatamente che conoscono poco la cultura locale ed elaborano progetti che hanno effetti minimi sul lungo periodo.
Una strategia più produttiva dal punto di vista costi-benefici sarebbe quella di offrire un supporto diretto alle organizzazioni afghane che comprendono le lingue locali, le culture e le dinamiche religiose. Ci sono molti afghani che lavorano in prima linea nello sviluppo economico, nella promozione dei diritti umani, del buon governo e dei media indipendenti. Eppure essi ricevono poco riconoscimento e supporto finanziario per il loro lavoro. Nel loro intento quasi esclusivo di costruire il governo afghano e di attaccare i Talebani, gli Stati Uniti stanno dando un aiuto ed un supporto del tutto insufficiente alla società civile afghana.
Terzo punto: una vera democrazia in Afghanistan, ed una diplomazia basata su dei principi nel confrontarsi con le forze di opposizione, sono indispensabili per ottenere una stabilità durevole. Un negoziato, per avere successo, richiede che tutte le parti interessate siano coinvolte, sia i moderati che gli estremisti. Un’attenta diplomazia deve identificare e prendere in considerazione i punti essenziali delle rivendicazioni formulate dai Talebani, senza però legittimare la causa di questi ultimi. Le donne afghane vogliono che ci sia un dialogo con i Talebani, ma accanto alla garanzia che i successi come la costituzione e le leggi sulla parità dei sessi non siano negoziabili.
Ottenere un buon governo e la stabilità in Afghanistan richiede un’eguale attenzione sia al governo afghano che alla società civile, che storicamente tende ad essere una forza moderata. Solo questa miscela fatta di uno stato orientato verso i cittadini, e di leader della società civile che chiedano conto al governo delle proprie azioni, genererà democrazia e stabilità.
La società civile tende a vedere gli attori internazionali come sostenitori e difensori dei processi decisionali autoritari del governo afghano, imponendo una democrazia superficiale priva di basi solide. Il popolo afghano vuole un vero dialogo per determinare gli obiettivi, i compiti e le regole di ingaggio dei militari stranieri nel loro paese. Le forze della coalizione hanno l’occasione di dar vita ad una nuova democrazia “contestualizzata” in Afghanistan, consultando direttamente i leader della società civile ed i membri della shura (un organismo di capi religiosi), quelli della jirga (l’assemblea tribale), e gli anziani della comunità.
In base a uno screening diversificato della società afghana, gli Stati Uniti farebbero bene a proporre un approccio “3D” più concreto – cioè un approccio che non sia così tanto orientato verso le risorse per le azioni militari. Presumibilmente, i moderati raccoglierebbero così un più ampio sostegno, che getterebbe le basi per un Afghanistan stabile e pacifico attraverso uno sviluppo e una diplomazia guidati dalla società civile a tutti i livelli.
Lisa Schirch insegna peace-building presso la Eastern Mennonite University, in Virginia, ed è direttrice della 3D Security Initiative
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