Blog e social network, nuovi spazi di libertà
by Redazione
Published in Blog,
on 06/04/2009
Country: Arab-Islamic World,
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Il mondo di internet e della blogosfera nei paesi arabi – e nel Medio Oriente in generale – è stato seguito con attenzione crescente, in particolare nei paesi occidentali, fin dai primi anni del suo sviluppo. Cominciatosi ad affermare nel 2003-2004 in paesi come l’Egitto, il “blogging” ha via via preso piede come una nuova forma di comunicazione e di condivisione delle informazioni, soprattutto fra le generazioni più giovani.

In paesi in cui l’informazione “ufficiale” è stata tradizionalmente monopolizzata dai governi, l’arrivo di Internet ha rappresentato una novità importante che è andata ad aggiungersi alla realtà – anch’essa di recente affermazione – delle televisioni satellitari che, per prime (l’esempio di al-Jazeera è emblematico), hanno scardinato il monolitico sistema dell’informazione governativa.

Le reti sociali in Internet – i cosiddetti “social network” – si sono affermate quasi di pari passo con la blogosfera, aprendo spazi in precedenza sconosciuti alla condivisione delle informazioni, al dibattito, e addirittura alla vera e propria mobilitazione sociale, attraverso forme di giornalismo interattivo sorte spontaneamente dal basso.

Tutto questo è avvenuto malgrado il fatto che Internet abbia avuto nel mondo arabo una penetrazione molto lenta, certamente inferiore – ad esempio –al boom dei telefoni cellulari, o alla diffusione delle “parabole” per la ricezione dei canali satellitari, che hanno rapidamente popolato i tetti del Nordafrica e del Medio Oriente.

Soprattutto all’inizio, non erano in molti a potersi permettere l’acquisto di un computer, e quelli che potevano farlo appartenevano alle classi più colte ed agiate. Fattori come l’età, il retroterra culturale, l’appartenenza di classe, hanno avuto notevole influenza nel determinare l’accesso a Internet. Tuttavia, il peso di questi fattori è variato nel tempo e non è stato sempre omogeneo, anche grazie all’intervento di altre variabili, come ad esempio la rapida diffusione degli internet cafè, che ha permesso a fasce sempre più ampie della popolazione di accedere alla rete a prezzi contenuti.

Questo fenomeno è stato salutato con grande simpatia e partecipazione dall’Occidente, poiché è stato considerato come un fenomeno portatore di democrazia e, soprattutto, di valori occidentali. Tuttavia, tali “aspettative” si sono rivelate per alcuni versi eccessive e, per altri, fondate su un malinteso.

Se è vero che Internet, la blogosfera e i social network hanno rappresentato una svolta di grande importanza per la creazione di nuovi spazi di espressione all’interno di società tradizionalmente soffocate dalla censura ufficiale, è anche vero che questi strumenti, da un lato non sono in grado da soli di scardinare sistemi politici autocratici consolidati, e dall’altro – proprio in quanto “strumenti” – sono stati utilizzati da tutte le componenti di queste società, dando espressione a tutti gli orientamenti in esse contenute, e dunque non solo a quelli più esplicitamente affini ai cosiddetti “valori occidentali”.

Ciò non toglie che quella dei “nuovi media”, di cui internet e la blogosfera sono parte integrante, abbia rappresentato una rivoluzione importante all’interno del mondo arabo – come, del resto, nel mondo intero – e che quindi le manifestazioni di questo fenomeno “rivoluzionario”, che peraltro non ha ancora espresso completamente tutte le sue potenzialità, vadano seguite da vicino al fine di aggiungere ulteriori tasselli alla descrizione di quel complesso mosaico costituito dai paesi arabi e mediorientali.

Sebbene l’accesso ad Internet rimanga tuttora minoritario (anche se in rapida espansione), non va sottovalutato l’ “effetto moltiplicatore” che i blog ed i social network possono determinare, anche grazie alla loro capacità di disporre della cassa di risonanza dei media tradizionali. Di questo si sono resi conto molti governi, che hanno reagito oscurando siti web ed arrestando blogger e attivisti; ma anche molte forze che compongono la società civile, le quali hanno tentato di sfruttare tali strumenti a loro vantaggio.

Basti pensare che lo scorso anno, in occasione dello sciopero generale del 6 aprile in Egitto, il gruppo “General Strike in Egypt”, aperto su Facebook per mobilitare la protesta, ha attirato in pochi giorni più di 67.000 membri.

Molti governi reagiscono ricorrendo a nuove tecniche di controllo e di censura, oltre che alle tradizionali forme di repressione. Malgrado ciò, spesso gli attivisti riescono a trovare nuovi modi per eludere le restrizioni su internet. La conseguenza è che, per quanto contrastata, la libertà su Internet in molti paesi rimane superiore alla libertà di cui gode la stampa.

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