Finalmente un grande leader occidentale ha per la prima volta coniugato, in un discorso teletrasmesso a livello mondiale, il dialogo interculturale con la politica internazionale, fornendo in tal modo una spiegazione convincente sul perché Barack Obama sia ricorso ad una forma speciale di diplomazia pubblica per lanciare « un nuovo inizio » nei rapporti tra gli Stati Uniti e l’Islam. Il presidente americano, in effetti, nel suo importante discorso all’Università del Cairo si é rivolto contemporaneamente all’opinione pubblica mondiale e ai Governi. Alla prima ha dichiarato che l’America é pronta a lottare contro gli stereotipi che hanno negli anni offeso la dignità di una grande civiltà, quella introdotta e diffusa dall’Islam. Ai secondi ha chiaramente promesso che il Governo americano farà ammenda dei suoi errori e impronterà la sua politica ai principi di giustizia internazionale.
Obama fa in tal modo cadere la maschera di ipocrisia che aveva sinora permesso la coesistenza di una politica internazionale del « doppio standard » e di un dialogo che, falsamente, predicava la pari dignità. Insomma, l’occidente con il suo comportamento contraddittorio aveva ridato vita alla figura mitologica del Giano bifronte : una testa a due facce che a seconda delle circostanze assumevano uno sguardo amico ovvero ostile.
Ma il capolavoro diplomatico del Presidente americano é andato oltre, scegliendo come parametro di comportamento e giudizio la vera questione strategica che ancora oggi divide il mondo occidentale dall’Islam. Non l’Iraq, non l’Afghanistan, non l’Iran, non il Pakistan, crisi certamente difficili e gravi, che a turno gli analisti hanno indicato come epicentro della violenza e del confronto sull’ordine mondiale. Obama ha invece correttamente indicato la causa palestinese, la sola che unisce l’Islam e in particolar modo la nazione araba. Di qui il coraggio della chiarezza per misurare progressi e responsabilità. E non c’é dubbio che il messaggio pubblico conferisce una forza straordinaria al « nuovo inizio »invocato da Obama perché esso chiama in causa il comportamento di Israele che, con le sue astuzie, é sinora riuscita a spostare il bersaglio su altri fronti, il cosiddetto Asse del Male.
In realtà la madre di tutti i conflitti e le tensioni nella grande regione mediorientale, che hanno sinora impedito al popolo arabo di rimarginare del tutto le ferite profonde inferte dal colonialismo, restano le ingiustizie patite dal popolo palestinese. E qui il Presidente americano é stato esplicito, puntando il dito sulla chiave necessaria per cambiare il clima negoziale e aprire la porta al successo del processo di pace : la completa cessazione degli insediamenti che implica un richiamo indiretto al rispetto della risoluzione n. 242 del Consiglio di Sicurezza delle N.U.
E’ dunque errato sostenere che il Presidente degli Stati Uniti non abbia indicato i modi per giungere al regolamento della crisi. Un grande statista non deve trattare il dettaglio di una soluzione di pace, che é il compito dei negoziatori, ma deve indicare a chi é chiamato a negoziare quale é la via maestra per raggiungere il risulto giusto e accettabile.
Dall’attuazione della 242 discendono gli obblighi che sinora Israele ha disatteso annettendosi la parte orientale di Gerusalemme, modificando la demografia della Cisgiordania con la costruzione degli insediamenti, trattenendo e usando le fonti acquifere di proprietà palestinese, tradendo gli impegni assunti con il defunto Re Hussein di Giordania e lo spirito dei Trattati di Pace con l’Egitto e la stessa Giordania.
Pesanti responsabilità incombono inoltre su Israele per aver favorito la nascita del movimento di Hamas per indebolire al Fatah.
E tuttavia, malgrado il ricorso all’uso sproporzionato della forza e alla costruzione del Muro, la sicurezza di Israele non si é rafforzata. Al contrario, essa la renderà sempre più dipendente dall’orribile strumento di guerra che provocherà altre morti di innocenti. Ma la violenza chiama violenza e fa lievitare l’estremismo fanatico, mentre la vera sicurezza riposa sulla giustizia e lo sviluppo condiviso.
Ha dunque ragione Obama quando ha affermato che la soluzione dei due Stati che vivano fianco a fianco in pace e sicurezza é nell’interesse non solo dei palestinesi e del mondo arabo, ma anche di Israele e degli stessi Stati Uniti. L’Europa non avrà dunque più alibi per la sua inazione. Oggi l’America riporta l’orologio all’ora di James Baker che, circa venti anni or sono, aveva con fatica trovato una posizione di equilibrio tra le parti. C’é dunque da augurarsi che l’Alto Rappresentante europeo per la politica estera, Xavier Solana, abbandoni il suo atteggiamento pilatesco e si assuma il coraggio delle sue azioni, o lasci l’incarico per aver concorso a gettare nell’oblio il coraggioso sostegno accordato dall’Europa in passato alla causa palestinese. Fu infatti la CEE, circa trent’anni or sono, a riconoscere con la Dichiarazione di Venezia il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese con tutto ciò che ne consegue.
Solo con gesti chiari che diano coerente seguito al « nuovo inizio » promesso da Obama, Israele potrà mostrare la sua gratitudine al popolo americano e al Governo degli Stati Uniti che hanno sinora concorso con ingenti aiuti alla sua sicurezza, e potrà nel suo stesso interesse varcare la soglia di rapporti nuovi con il mondo arabo come proposto dal Piano di Pace saudita. Non a caso, prima di fare il discorso al Cairo, Obama si é recato a Riad. Arabia Saudita ed Egitto restano infatti i due grandi paesi arabi che possono influire maggiormente e dare le dovute garanzie ad Israele, con la speranza che il popolo israeliano sappia consigliare nel meglio i propri Governi, che dopo la disgraziata uccisione di Rabin non hanno più avuto alla loro testa dei veri statisti .
Ambasciatore Antonio Badini
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NOTA DI REDAZIONE: pubblicheremo nei prossimi giorni ulteriori articoli di commento al discorso del presidente americano.
I lettori che lo desiderano, possono partecipare al dibattito attraverso lo spazio riservato ai commenti



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Prima avevo diversi dubbi su Obama, ma dopo il suo discorso al Cairo sono diventato un suo fan… A me è chiaro che Obama è un grande uomo, e che – pur provenendo dagli “allevamenti” di presidenti USA, e pur essendo stato sostenuto dalle solite lobby, è uno che vuole agire di testa sua e riportare giustizia nel mondo. Di più, secondo me Obama è uno dei grandi personaggi inviati dalle Forze della Luce, per lottare contro le Forze del Male. Sbaglia chi lo attacca perché “è in continuità con Bush”, oppure “non ha ritirato subito le truppe”, o “non ha accettato di processare i torturatori di Guantanamo”, o ancora, “doveva svelare l’11 settembre”, e simili. Pensate un attimo a cosa sarebbe accaduto se lo avesse fatto davvero: rivolta delle forze armate, rivolta dei servizi segreti, perdita di potere delle istituzioni, crollo totale di credibilità sulla scena internazionale, crollo delle borse, rivolta di tutti i gruppi di potere coinvolti, e in breve guerra civile. Rifletteteci. Obama fa quel che può, circondato com’è dai ‘controllori’ che gli hanno imposto, e cerca di raggiungere i suoi obbiettivi con i giusti tempi, dettati dalla realtà dei fatti. Non può correre come vorrebbe, se lo facesse crollerebbe tutto e lui stesso verrebbe eliminato entro poche ore. Tempo al tempo. Obama vuole davvero cambiare tutto per un mondo più giusto, ma deve agire con molta molta cautela. Con quel discorso ha messo in gioco la sua stessa vita, e forse anche quella dei suoi cari, e lo sa. Con quel discorso ha messo irreversibilmente in moto speranze e forze, sia del Bene che del Male. Non lo avrebbe fatto se fosse un doppiogiochista, si è totalmente ipotecato il futuro, se fallisce morirà, non ci sono mezze misure, e il destino del mondo seguirà di conseguenza. Perciò, comunque la si pensi, sarà meglio pregare per Obama, che possa attuare quello che ha detto al Cairo.
A proposito del discorso di Obama.. il Corriere Online lo ha CENSURATO! Leggetevi l’originale.
per non dover riscrivere, copio un commento che ho inserito ieri sul Messaggero Online
( http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=60806&sez=HOME_NELMONDO , ore 12:16)
IL DISCORSO E’ STATO CENSURATO DAL CORRIERE DELLA SERA!!!
Ho appena scoperto che il Corriere della Sera Online ha “tradotto” molto liberamente il discorso di Obama, e ha addirittura rimosso tutti i punti, importantissimi, in cui Obama riconosce i meriti della cultura araba, in cui condanna il militarismo e elogia la pace, in cui invita alla multietnicità e alla convivenza, in cui esprime i meriti della pubblica istruzione, ha sintetizzato malamente parti importanti, e soprattutto ha omesso una lunga parte nella quale Obama aveva descritto gli errori e gli orrori di Israele su Gaza…
Non ci sono parole, è una vera vergogna, e tutto per non irritare i guerrafondai e i neocon e i sionisti di casa nostra…
Controllate voi stessi, e salvatevi i due testi…
http://www.corriere.it/esteri/09_giugno_05/discorso_barak_obama_1e1614fa-5190-11de-b581-00144f02aabc.shtml
http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/esteri/obama-presidenza-8/discorso-inglese/discorso-inglese.html