20/06/2009
Storicamente la Francia ha sempre avuto una forte “presenza militare” in Africa anche dopo la fine del periodo coloniale. La rinegoziazione di tali accordi non sembra destinata a far diminuire il ruolo francese nel continente africano
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La morte del presidente gabonese Omar Bongo Ondimba, uno dei « dinosauri » della “Francafrica”, ritarderà la negoziazione, già avviata quest’anno su richiesta della Francia, di un nuovo accordo di difesa tra Parigi e Libreville. Il testo in vigore, sottoscritto il 17 agosto 1960 durante l’avvio del processo di indipendenza del paese, prevede che la Repubblica del Gabon « possa, in accordo con la Francia, fare appello alle forze armate francesi per la sua difesa interna e da aggressioni esterne ».
Malgrado l’impegno più volte ribadito dal governo francese a non agire più come « gendarme d’Africa », i reparti francesi di stanza permanente a Libreville potrebbero quindi – in virtù di questo accordo vecchio di quasi 50 anni – essere chiamati ad assicurare, all’occorrenza, il rimpatrio dei cittadini, la salvaguardia dei beni, la protezione dei pubblici uffici (presidenza, ministeri, ambasciate), dei siti strategici (porto, aeroporto, centrali elettriche, miniere) e perfino intervenire – al fianco delle forze gabonesi – in operazioni di sorveglianza delle frontiere o di controllo della popolazione [1].
Accordi simili, comprensivi, in certi casi, di clausole (non rese pubbliche) di assistenza al governo nell’eventualità di « gravi circostanze », erano stati conclusi anche con la Repubblica Centrafricana (1960), la Costa d’Avorio (1961), il Togo (1963), il Senegal (1973), il Camerun (1974), Gibuti (1977), le Comore (1978). Il Libro Bianco sulla Difesa e la Sicurezza nazionale, pubblicato nel giugno 2008, li definisce « appartenenti al passato », perché « corrispondenti al momento storico della fine del processo di decolonizzazione ».
Durante un discorso pronunciato davanti al parlamento sudafricano, nel febbraio 2008, il presidente francese, Nicolas Sarkozy, aveva annunciato la revisione di questi accordi di difesa considerati « obsoleti » e sottoscritti da Parigi con le sue vecchie colonie, non ritenendo « più conveniente intervenire nei conflitti interni ». Sarkozy aveva promesso anche, in nome della « trasparenza », la pubblicazione integrale di questi testi, una volta ratificati dai parlamenti dei paesi firmatari.
A senso unico
Questa revisione, avviata qualche mese fa, ha avuto come conseguenza la firma, a febbraio, di un nuovo accordo con Togo. Il suo contenuto non è stato ancora reso pubblico, ma il nuovo testo – che abroga l’insieme degli accordi conclusi precedentemente – escluderebbe ogni tipo di impegno da parte dell’esercito francese a sostegno dei regimi. Si tratta di un principio di reciprocità degli impegni presi dalle parti ; ma come successo in passato, l’accordo non aveva impedito a questa partnership di essere a senso unico – e tale resterà per forza di cose.
Un altro accordo di difesa di « nuova generazione » è stato siglato nel maggio scorso con il Camerun, mentre il vecchio « accordo speciale di difesa » con Parigi siglato nel 1974 era rimasto segreto. Ma questa volta non si tratta più di questioni inerenti interventi militari all’interno del paese. Il testo non evoca più nemmeno la fattispecie di un’aggressione dall’esterno, ma si riferisce alla condivisione delle informazioni, all’organizzazione di esercitazioni militari comuni e al sostegno degli organismi di formazione. Il tutto nell’ottica di un « rafforzamento delle capacità africane di mantenimento della pace » – il vecchio « RECAMP » (ripreso a sua volta dall’Unione Europea, in accordo con l’Unione Africana, ma di cui non si sa più nulla !).
Basi chiuse
Questi accordi di difesa « pesanti » – applicabili solo nella misura richiesta dai due contraenti – sono serviti da copertura giuridica per molti interventi militari controversi, particolarmente negli anni ‘80 e ‘90. La presenza militare francese permanente a Libreville, Bangui, Abidjan, Dakar, Djibouti, giustificata dagli accordi, è in corso di revisione.
La chiusura della base di Abidjan è quasi ufficiale : il presidente Laurent Gbagbo non ha mai fatto mistero delle sue reticenze a proposito della presenza dei soldati francesi. Secondo il Libro bianco bisognerà ridimensionare il dispositivo militare francese in Africa nelle basi di Dakar e Libreville [2] e concentrarsi su tre grandi impianti regionali (ovest, centro, est), con un complemento nel sud-ovest dell’oceano Indiano (La Réunion), e nel Golfo persico (Abou Dhabi).
Sostegno senza partecipazione ?
Questi accordi detti « di difesa » sono distinti dagli accordi tecnici militari siglati con 27 paesi africani, che non sono stati ufficialmente messi in discussione e che riguardano le facilitazioni per lo scalo e il transito, il sostegno logistico, lo scambio di informazioni, l’aiuto alla formazione e all’addestramento, il personale delle basi, la fornitura dei materiali e degli armamenti, etc.
Ma l’esempio del Ciad – mai legato alla Francia da accordi di difesa, nonostante i militari francesi conducano interventi dalla fase della raggiunta indipendenza del paese – dimostra che ci sarebbe ugualmente interesse a rivedere questi accordi « tecnici ». Il « sostegno senza partecipazione » dell’esercito francese ha salvato il regime del presidente Idriss Deby già molte volte in questi ultimi anni…
Note
[1] Una « convenzione speciale relativa al mantenimento dell’ordine », siglata nel 1961, è rimasta segreta.
[2] L’attuale base in Gabon (980 uomini) si “irradia” sulla Repubblica Centrafricana e sostiene le forze francesi in Ciad e in Costa d’Avorio. Svolge la funzione di « serbatoio » delle forze preposte per le « operazioni all’estero » francesi in Africa dell’ovest e centrale.
Philippe Leymarie, collaboratore di “Monde diplomatique”, si occupa di questioni africane e di difesa su Radio-France internationale (Rfi). E’ l’autore, con Thierry Perret, de “Le 100 chiavi dell’Africa” (Hachette littérature, 2006)
Titolo originale:
France-Afrique : des accords militaires « nouvelle génération »















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