21/06/2009
Fra gli analisti e gli esperti di questioni iraniane è opinione diffusa che alla radice delle proteste e dell’aspro confronto post-elettorale in corso in Iran vi sia uno scontro di potere che vede fronteggiarsi i conservatori e la Guida Suprema Khamenei da un lato, ed i riformisti ed altre correnti dell’establishment, guidate da Rafsanjani, dall’altro. In ballo – secondo l’analista Meir Javedanfar – potrebbe esserci anche la designazione della prossima Guida Suprema
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Le recenti elezioni presidenziali in Iran si sono dimostrate le più controverse dall’inizio della Rivoluzione. Con i manifestanti che hanno invaso le strade di Teheran, molti stanno cercando di comprendere le ragioni della controversa vittoria di Mahmoud Ahmadinejad. Per trovare una risposta, dobbiamo guardare alle aspirazioni a breve e a lungo termine dell’uomo più potente dell’Iran, l’Ayatollah Seyyed Ali Khamenei.
Da quando è diventato la Guida Suprema dell’Iran nel 1989, Khamenei ha mantenuto la coesione tra le differenti fazioni politiche attraverso un sistema di pesi e contrappesi. Quasi come un equilibrista, egli è sopravvissuto alle sfide interne ed ai pericoli di un cambio di regime appoggiato dall’estero dando spazio a ciascuna delle principali fazioni politiche nelle diverse parti del sistema. Ad esempio, per appagare i conservatori quando i riformisti vinsero le elezioni nel 1997 e nel 2001, egli permise loro di amministrare la giustizia ed i mezzi di informazione. Per mantenere la coesione quando i conservatori presero nuovamente il potere con l’elezione di Ahmadinejad nel 2005, egli permise al principale oppositore del presidente, l’Ayatollah Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, di presiedere l’Assemblea degli Esperti e il Consiglio del Discernimento.
Quando in passato Khamenei ha voluto togliere potere ad un gruppo, lo ha fatto in maniera molto graduale. Un esempio importante è stato il suo obiettivo di sottrarre il potere politico ed economico al clero e di consegnarlo a conservatori non religiosi, da lui considerati più leali e maggiormente in grado di amministrare il paese. A partire dal 2001, egli ha cominciato a portare avanti questo processo, lentamente e meticolosamente.
Tuttavia, il suo appoggio ad Ahmadinejad prima e dopo le elezioni, insieme a quelli che molti considerano massicci brogli elettorali da lui sanzionati, è quasi estraneo al carattere di Khamenei. Simili mosse sono davvero estreme ed inaspettate, a differenza del modo puntiglioso con cui egli ha manovrato importanti questioni e decisioni in passato. Tali mosse sono anche estremamente provocatorie, non solo nei confronti dei sostenitori dei riformisti, ma perché rappresentano chiaramente uno sforzo di isolare altre figure potenti. Questi leader includono Rafsanjani e Karroubi, entrambi i quali hanno vasti legami affaristici e politici.
Una possibile spiegazione delle recenti decisioni di Khamenei è che egli abbia compreso che, se non fosse intervenuto, i riformisti avrebbero vinto le elezioni. Ciò che preoccupava la Guida Suprema in misura ancora maggiore era il fatto che il clero, sia di destra che di sinistra, stava volgendo le spalle al presidente, ed in ultima analisi, a lui stesso. Di recente, ad esempio, l’Associazione del Clero Combattente, un potente gruppo conservatore che fa capo al clero di Qom (da non confondersi con l’Associazione dei Chierici Combattenti, gruppo di orientamento riformista (N.d.T.) ), aveva deciso di “non appoggiare nessun candidato alle elezioni presidenziali”. Si trattava di un modo “politicamente corretto” per dire che il gruppo non avrebbe appoggiato Ahmadinejad. Avendo sostenuto Ahmadinejad durante tutta la sua carriera, Khamenei ha considerato questa decisione come un secco rifiuto di fronte alle sue stesse ambizioni politiche.
Una vittoria dei riformisti, in collaborazione con il clero e con Rafsanjani, avrebbe creato un potente fronte contro Khamenei. Invece di essere leali soldati come Ahmadinejad, essi avrebbero sfidato il suo punto di vista su importanti questioni, come i rapporti con gli Stati Uniti. Con Khamenei che già considera le positive aperture di Obama come una minaccia, qualsiasi ulteriore dissenso interno avrebbe migliorato la posizione di Washington contro l’Iran nei negoziati.
Vi è anche la questione della successione di Khamenei. In Iran, la scelta del presidente non è la decisione politica più importante; lo è invece la scelta della prossima Guida Suprema. Questa è una decisione che in base alla costituzione del paese deve essere presa dall’Assemblea degli Esperti, un corpo composto da 86 membri che include esponenti del clero il cui rango religioso deve essere almeno di Hojjatoleslam, se non di Ayatollah. In realtà, tuttavia, la scelta della nuova Guida Suprema viene di solito semplicemente avallata dall’Assemblea degli Esperti. Questo è ciò che accadde quando fu eletto lo stesso Khamenei; la decisione fu del suo predecessore, l’Ayatollah Khomeini. Anche Khamenei vorrebbe poter esercitare questa scelta. Altrimenti, potrebbe essere Rafsanjani, l’attuale presidente dell’Assemblea degli Esperti, a prendere questa decisione. Siccome fra i due vi è una rivalità che risale a molti anni fa, Khamenei aveva le sue ragioni ad essere preoccupato.
Una coalizione tra i riformisti ed il clero, con l’appoggio di Rafsanjani, avrebbe potuto mettere in dubbio la scelta di Khamenei relativa alla prossima Guida Suprema. Ciò preoccupa Khamenei non solo in quanto rappresenta una minaccia al suo prestigio, ma anche perché è un pericolo per il benessere della sua famiglia e per le sue ambizioni politiche. Alcuni analisti ritengono che Khamenei voglia assicurare la prosperità della sua famiglia designando suo figlio Mojtaba a prendere il suo posto in qualità di Guida Suprema. Khamenei è stato sempre più frequentemente definito l’ “Ali dell’epoca” dai media iraniani. Si tratta di un riferimento all’Imam Ali, il primo imam sciita, che trasmise la sua autorità al figlio Hassan. E’ ben possibile che la ragione per cui Khamenei viene indicato come l’attuale versione dell’Imam Ali sia quella di preparare il terreno per un analogo passaggio dei poteri.
Ma anche se Mojtaba – considerato uno scaltro attore politico dietro le quinte – non venisse nominato, Khamenei vorrà comunque qualcuno che protegga gli affari e gli interessi politici della sua famiglia. Altrimenti essa potrebbe finire isolata come accadde alla famiglia di Khomeini.
Assicurarsi che Ahmadinejad continui ad essere presidente, e che una coalizione di riformatori e di altre potenti figure non giunga al potere, rappresenta una pressante preoccupazione per la Guida Suprema. Ciò potrebbe spiegare le sue azioni nelle elezioni iraniane più controverse di sempre.
Meir Javedanfar è un analista israelo-iraniano esperto di questioni mediorientali; è co-autore di “The Nuclear Sphinx of Tehran: Mahmoud Ahmadinejad and the State of Iran”
Titolo originale:




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La guerra preventiva degli USA con l’Iran
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Gli Usa escono allo scoperto per spalleggiare apertamente il golpe “populista” del loro quisling Mausavi che, appena iniziato lo spoglio, si era proclamato subito immediatamente vincitore per dare il via alla grande eversione antidemocratica di questi giorni. Non ci sono dubbi sulla vittoria di Ahmaninejad come ben sanno gli stessi americani che avevano monitorato le elezioni con ben due sondaggi di pubblico dominio. Ma tutto era stato preparato minuziosamente per dare vita ad una “rivoluzione colorata” come le tante che abbiamo visto e che sono state dimenticate presto dalla opinione pubblica occidentale sempre pronta a difendere libertà e democrazia dei cattivi di turno o trattati come tali dagli Usa. Ieri il Congresso americano, dopo avere stanziato altre centoseimiliardi di dollari per le guerre con l’Iraq e l’Afghanistan ha espresso simpatie per la
“rivoluzione”iraniana ed oggi Obama-Bush che fino all’altro ieri si dichiarava indifferente e pudicamente guardava da un’altra parte ricordando che per lui Mousavi equivaleva ad Ahmaninejad oggi minaccia lo Stato iraniano dicendo di stare attento perchè gli occhi del mondo sono tutti fissati su di lui. Questa uscita di aperto
appoggio smaschera la natura di sovversismo e di tradimento della patria del movimento “verde” ma dimostra anche la difficoltà a fare come in Ucraina, in Georgia, in Bielorussia ed altrove…
Gli Usa sono in guerra preventiva con tutto il mondo. La loro pax è fatta di distruzioni, montagne e montagne di cadaveri, bombardamenti, occupazioni militari, asservimento colonialistico, inquinamento, distruzione dei
beni archeologici e della storia dell’umanità. Ma anche di “rivoluzioni colorate”. Le uniche nazioni che “rispettano” sono quelle che hanno affidato
dopo l’intervento degli squadroni della morte ad incalliti criminali, a regimi militari come quello colombiano che tiene in galera diecine di migliaia di contadini dopo averli depredati delle loro terre assegnate alle loro multinazionali. Il pianeta è stretto in una rete di basi militari usa che hanno lo scopo di controllare innanzitutto la nazione dove sono collocate. In Italia le basi militari ed i depositi nucleari USA servono innanzitutto a controllare la fedeltà del nostro Paese. L’Iran (lo chiamerei volentieri Persia) non minaccia nessuno ed è minacciato da vicino da una israele dotata di oltre mille testate nucleari e di un esercito tra i più potenti del mondo.
L’Iran è in pericolo come lo sono la Russia, la Cina, l’India e tutti i paese che non sono stati marchiati dalla presenza di una base militare Usa. Ma forse questa ennesima ciambella al signor Obama- Bush terzo non riuscirà con il buco.
http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=7771
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
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altre considerazioni sul golpe di Mousavi
Il golpe tentato da Mousavi con l’appoggio anglosassone forse fallirà ma comunque ha già ferito l’Iran. L’Iran da sempre è preda dell’Occidente per via del petrolio ed ora della sua posizione strategica nel mondo globalizzato. L’Occidente non avrà pace fino a quando non lo ridurrà in macerie come Gaza, come l’Irak, come l’Adghanistan. Sempre in nome della libertà e della democrazia….. Escludere aprioristicamente l’intervento della Cia o del Mossad è davvero irrazionale ed è comunque diventato una moda. Le sollevazioni dei contadini colombiani contro il regime militare vengono subito coperte dal silenzio delle batterie massmediatiche dell’occidente e duramente represse con le torture e la morte. Ma i contadini colombiani non contano niente per la sinistra italiana che oggi si rinnova accettando il libero arbitrio delle masse iraniane che si sono mosse spontaneamente ed in nome della libertà contro il Regime.
Riflettete: l’alternativa non è tra il regime teocratico e le masse assetate di libertà ma tra l’Iran autonomo e Mausavi agente americano!
Irak ed Afghanistan hanno due regimi fantocci travestiti di democrazia diretti dagli Usa e dalla Nato. Dobbiamo farne un terzo?
La tristissima esperienza della Palestina di Abu Mazen dimostra che la scelta di una direzione “moderata e filooccidentale” non cambia niente e non ottiene niente. L’Occidente non ha rispetto per niente, vuole solo espandere i suoi interessi economici e militari.
PARE DI CAPIRE CHE GLI INTERLOCUTORI DI CERTA IDEOLOGIA VEDANO COME UN BENE TUTTO CIO’ CHE E’ ANTIAMERICANO. AVESSERO PROVATO A VIVERE IL COMUNISMO O IN ALTRI PAESI NON EUROPEI. E NON POSSO CERTO DIRE CHE SIA TUTTO BENE QUELLO CHE E’ FILOAMERICANO . E ABBIAMO LA RESPNSABILITA’ DOBBIAMO RIMEDIARLO.
PERO’ MI PIACEREBBE VEDERE UN PO’ DI CAPACITA’ DI DISCERNIMENTO ( AL DI LA’ DELLE IDEOLOGIE ) E METTERCI LA VOGLIA DI FAR ANDAR BENE LE COSE AL POSTO DELL’ODIO E DELL’IDEOLOGIA DOGMATICA. SI CHIAMANO PROPOSTE COSTRUTTIVE.
MA NON NE HO MAI VISTE , SE NON SUPERFICIALI , IN MEZZO ALL’ODIO.
PURTROPPO NON ESISTE LA PERFEZIONE E TANTOMENO IL MONDO IDEALE : ESISTE IL MALE MINORE .
E QUESTO LO PUOI VEDERE SOLO CONFRONTANDO FATTI, SITUAZIONI E VALUTANDONE IL GRADO DI BENESSERE, NON SOLO ECONOMICO, DI QUESTE .
HO GIRATO IL MONDO , NON VORREI VIVERE IN AMERICA, E A ME GLI AMERICANI SEMBRANO SPESSO BULLETTI MA A VOLTE ANCHE INGENUOTTI, COME GRAN PARTE DEGLI OCCIDENTALI.
NOI, ALMENO, SE SBAGLIAMO POSSIAMO RIMEDIARE E VOTARE QUALCUN ALTRO.
QUESTO LO ASSERISCO CONFRONTANDO LA QUANTITA’ DI LIBERTA’ O DI ODIO PRESENTE NEGLI ALTRI PAESI.
CHE PIACCIA O NO, L’OCCIDENTE E’ SOTTO RICATTO ENERGETICO. E QUALCHE SPORCA GUERRA CONTRO LE DITTATURE CRIMINALI HA FATTO COMODO ANCHE AL NOSTRO PORTAFOGLIO QUANDO SI VA DAL BENZINAIO.
STIA CERTO IL SIG. PIETRO CHE NE VEDREMO DELLE BELLE NEI PROSSIMI ANNI.
NATURALMENTE SARA’ SEMPRE COLPA DEGLI AMERICANI E COSI’ , BEATO LUI , SPUTA LA SOLITA SENTENZA PRECONFEZIONATA E SE NE STA BELLO TRANQUILLO.
LA REALTA’ E’ MOLTO PIU’ COMPLESSA E ALLORA BISOGNA INDIVIDUARE E ISOLARE QUELLI CHE “USANO ” GLI AMERICANI PER FARSI I CAVOLI LORO. CHE IL PIETRO SI DOCUMENTI MEGLIO .
NON SONO IL “SOLITO IDIOTA FILO AMERICANO” INCOMPETENTE,OCCLUSO O PEGGIO.
RIPETO: CHE IL PIETRO SI DOCUMENTI , POSSIBILMENTE CON LA MENTE VERGINE E OSSERVI BENE LA STORIA . NOI NON SIAMO ANGIOLETTI , MA I DIAVOLI SONO ALTRA COSA.
E NON CREDO PROPRIO CHE INGLESI E AMERICANI ABBIANO QUALCHE MILIONE DI AGENTI IN QUEL PAESE TANTO CHIUSO E DEMOCRATICO CHE SI CHIAMA IRAN.
POVERETTI SONO TRA I PIU’ GRANDI PRODUTTTORI AL MONDO DI PETROLIO E NON HANNO BENZINA. BOH, SARA’ COLPA DEGLI AMERICANI. AH, CAPISCO ADESSO PERCHE’ HAN BISOGNO DI CENTRALI NUCLARI …….
I PRETI COMANDANTI LI ABBIAMO AVUTI PER SECOLI ANCHE NOI E NON E’ STATO BELLO.
PERO’ IN IRAN DEVE ESSERE BELLISSIMO VIVERCI PREGANDO OTTO ORE AL GIORNO ….. CHE NON TI METTANO IN GALERA.
SE L’IRAN VUOLE LA BOMBA SE LA FACCIA . E ALLORA CE LA FACCIAMO ANCHE NOI E TUTTI GLI ALTRI . OGNUNO CON LA SUA BOMBETTA , MAGARI ANTIAMERICANA.
COSICCHE’ SE ALLA PRIMA OCCASIONE QUALCHE ESALTATO ( IL MONDO E’ PIENO DI PAZZOIDI ) SCHIACCIA IL BOTTONE , TUTTI GLI ALTRI SI REGALERANNO CONFETTI.
VEDRETE CHE BELLO QUANDO ARRIVERANNO DA NOI I RUSSI, I CINESI E IRANIANI E ARABI VARI A DETTAR DEMOCRAZIA .
E ALLORA SPERO CHE GLI AMERICANI ( ANCHE QUELLI CATTIVI ) NON SI SIANO STUFATI DI…………..VENIRCI A LIBERA’. ( COMPRESI I SACCENTI PIETRO TANTO INCOMPRESI )
PACE E BENE ANCHE A QUELLI CHE NON LI VOGLIONO.
CORAGGIO.
MICHELE GIOVANNI
P.S: SUGGERISCO AL PIETRO DI FARSI QUALCHE VIAGGETTO IN QUEI BEI PAESI E POI IN AMERICA. MA DAI.
La rivoluzione ingannata
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Gli obiettivi della “rivoluzione” in corso in Persia non sono libertà, democrazia eguaglianza sociale, laicizzazione dello Stato e separazione della religione dalla politica. Niente di tutto questo certamente assai presente nell’animo dei tantissimi giovani che sfidano il Regime è presente e ravvisabile nelle parole d’ordine imposte da chi ha fatto la “griffe” ed ha assegnato un colore (verde) alla rivolta. Le parole d’ordine sono: Morte ad Ahmaninejd e potere a Mousovi. La rivoluzione è scoppiata a causa di una profonda frattura interna
all’estambliscement del Regime da coloro che aspirano alla collaborazione con Israele e l’occidente, a spartire con le multinazionali la ricchezza escludendone il popolo e lo Stato a vantaggio di una oligarchia già assai potente. La rivoluzione è nelle loro mani. I giovani sono soltanto carne da macello da immolare per svergognare il Regime.
Uno dei capi del tentato golpe è tra le prime cariche dello Stato. Rafsanjani è il ricchissimo proprietario di trecento università private. Mousavi è noto per avere foraggiato i contras contro il legittimo governo sandinista del Nicaragua.
E’ legittimo supporre che abbiano stretti legami con i servizi segreti occidentali che puntano ad insediare in Iran
un Quisling, un Petain da aggiungere ai Quisling ed ai Petain al vertice di Iraq ed Afghanistan e della Cisgiordania.,
Se il golpe sarà sconfitto (la cosa non è certa) non sono da escludere iniziative militari dirette o indirette dello Occidente per ridurre l’Iran al servizio degli interessi geostrategici e delle multinazionali dell’imperialismo.
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Pietro Ancona
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