In prevalenza giovani e di sesso maschile. E’ questo il profilo più diffuso dei blogger arabi, secondo uno studio che ha identificato una rete di circa 35.000 blog in lingua araba, oltre a diverse migliaia che utilizzano un misto di arabo, inglese e francese.
Lo studio, intitolato “Mapping the Arabic Blogosphere: Politics, Culture and Dissent”, è stato pubblicato il 16 giugno, e fa parte dell’Internet & Democracy project, un’iniziativa lanciata dal Berkman Center for Internet & Society dell’Università di Harvard con l’obiettivo di esaminare in che modo Internet influenza le regole democratiche attraverso il suo impatto sulla società civile, sui media, sulla trasparenza della pubblica amministrazione e sullo stato di diritto. L’area su cui si concentra il progetto è il Medio Oriente.
Il risultato di maggior impatto visivo prodotto dallo studio è una mappa che rivela che la rete dei blogger arabi è organizzata essenzialmente “per paese”, essendo i due “cluster” – o gruppi – principali costituiti dai blogger egiziani e da quelli sauditi.
Tra i sottogruppi più importanti in Egitto troviamo quello dei blogger laici e riformisti, affiancato da quello dei blogger affiliati ai Fratelli Musulmani – il maggior gruppo di opposizione nel paese, pur non essendo ufficialmente riconosciuto dal regime. Il gruppo dei blogger egiziani emerge come quello che contiene la più alta percentuale di blogger donne.
Il secondo gruppo per estensione è quello dei blogger sauditi, che si distinguono da altri gruppi per il fatto di concentrarsi più sui diari personali e sulla tecnologia che non sulla politica.
Fra gli altri gruppi, è interessante l’individuazione di un gruppo “levantino” che riunisce i blogger di Libano, Palestina, Giordania e Siria, e gran parte dei blogger iracheni, accomunati dal fatto di fare un uso frequente dell’inglese. Costoro, insieme ad altri blogger di altri paesi arabi che scrivono principalmente in inglese, costituiscono una categoria “ponte” che collega la rete dei blogger arabi a quella degli Stati Uniti e della blogosfera internazionale.
L’uso linguistico spesso denota anche un “orientamento” culturale e politico. Ad esempio, fra i blogger kuwaitiani, quelli che scrivono in inglese sono tendenzialmente più inclini a parlare delle riforme, o a discutere questioni economiche o questioni legate ai diritti delle donne. In Siria, coloro che scrivono in inglese hanno maggiori legami con il gruppo “levantino”, mentre i blogger che scrivono in arabo hanno stretti legami con i blogger sauditi.
Vi è poi un’altra categoria “ponte” che è costituita dai blogger maghrebini che utilizzano un misto di francese e arabo, e risiedono principalmente in Tunisia, Marocco e Algeria.
Infine, lo studio ha individuato un gruppo concentrato sui temi legati all’Islam. Si tratta di un gruppo di blogger fra loro scarsamente collegati, provenienti da diversi paesi arabi, che si concentrano sulle questioni legate all’Islam, alternando temi personali a questioni religiose e politiche.
In generale, i temi maggiormente discussi sono legati a questioni locali ed alla vita personale. Non mancano i blogger che trattano temi politici, principalmente relativi ai propri paesi di appartenenza. Un’eccezione è costituita dalla questione palestinese, ed in particolare dalla situazione in cui versa Gaza, che rappresenta un tema trasversale trattato da blogger appartenenti a diversi gruppi, fra quelli individuati dallo studio.
Gli Stati Uniti ed il terrorismo non sono invece fra i temi maggiormente trattati, così come non sono molto trattate le guerre in Iraq e in Afghanistan. Gli Stati Uniti sono un argomento discusso soprattutto dai blogger che scrivono in inglese e da quelli dell’area siriana, e generalmente vengono considerati in termini molto critici.
Ma i blogger arabi sono estremamente critici anche nei confronti del terrorismo e degli estremisti violenti. Bisogna però rilevare che l’interpretazione del termine “terrorismo” differisce nel mondo arabo rispetto all’interpretazione prevalente in Occidente. Lo studio in ogni caso indica che l’appoggio ad uno scontro globale violento con l’Occidente è estremamente raro nei blog arabi. Ciò non significa che non vi siano blog che approvano quella che viene considerata la “resistenza” (e non una forma di terrorismo) di gruppi come Hamas e Hezbollah di fronte all’occupazione israeliana.
Dai risultati dello studio emerge che i blogger arabi hanno una predilezione per siti come YouTube e Wikipedia. Fra i mezzi di informazione tradizionali, la fonte più utilizzata è al-Jazeera, seguita dalla BBC e da al-Arabiya. I media finanziati dall’amministrazione americana, come Radio Sawa e il canale televisivo al-Hurra, sono invece abbastanza ignorati.
Lo studio fa rilevare infine che il blogging non è l’unico modo – e neanche il principale – in cui gli utenti di Internet nel mondo arabo interagiscono online. I forum in lingua araba sono molto popolari, così come lo è Facebook ed altre piattaforme “ibride” come Live Spaces. Tuttavia, il blogging crea delle reti aperte e diffuse che generano, filtrano, e fanno circolare le informazioni, rappresentando un circuito alternativo ed allo stesso tempo un feedback per i media tradizionali e per le elite politiche.
Lo studio conclude che sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere in che modo le opinioni nei blog sono legate all’opinione pubblica “offline”, ed in quale misura l’opinione pubblica online rappresenta un’ “opinione alternativa” che si contrappone all’opinione pubblica tradizionale e parla online perché ha pochi sbocchi offline.
Una delle conclusioni chiave di questo studio è tuttavia la seguente: mentre gli studi accademici ed i reportage che si concentrano esclusivamente sul terrorismo e sugli usi terroristici del web possono dare l’impressione che quello terroristico sia un discorso dominante nel web in lingua araba, la realtà è molto diversa, molto più aperta, e molto più orientata a temi di carattere civico, politico e culturale.



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