EU-MIDIS, un rapporto sulla discriminazione contro i musulmani nell’Unione Europea

L’Agenzia dell’UE per i Diritti Fondamentali (Fundamental Rights Agency, FRA) ha pubblicato alla fine del mese scorso un rapporto sulla discriminazione contro i musulmani all’interno dell’Unione Europea.

Il rapporto, che si concentra su campioni di musulmani di diversa origine etnica all’interno di 14 Stati membri dell’UE, è il secondo  di una serie di nove rapporti  dell’EU-MIDIS (European Union Minorities and Discrimination Survey), la prima indagine a livello dell’Unione Europea che chiede direttamente ai gruppi di immigrati ed alle minoranze etniche di parlare delle loro esperienze di discriminazione nella vita quotidiana.

Questo studio fornisce per la prima volta dati comparabili su come i musulmani sperimentano fenomeni di discriminazione all’interno dell’UE.

I musulmani che hanno costituito la base per questa indagine sono di differenti appartenenze etniche: nordafricani, africani sub-sahariani, turchi, iracheni, e ex iugoslavi.

I risultati pubblicati a fine maggio rappresentano soltanto le conclusioni essenziali della ricerca. Un rapporto dettagliato verrà invece pubblicato alla fine del 2009, quando i dati complessivi verranno resi disponibili online sul sito della FRA.

Dal rapporto emerge che le discriminazioni, le molestie ed i crimini a sfondo razziale sono abbondantemente sotto-stimati. Del campione intervistato, un musulmano su tre è stato oggetto di discriminazione negli ultimi 12 mesi.

Gli episodi di discriminazione diminuiscono nei confronti dei musulmani che sono cittadini di uno Stato membro, e nei confronti di coloro che risiedono in uno Stato membro da lungo tempo.

In generale, comunque, la stragrande maggioranza non denuncia le esperienze di discriminazione che ha subito. Dall’indagine emerge anche che le vittime di razzismo nell’UE non sono informate sui loro diritti. La maggioranza delle persone intervistate non conosceva alcuna organizzazione in grado di fornire loro supporto.

Delle persone intervistate, la maggioranza riteneva di essere stata discriminata per la propria appartenenza etnica, più che per questioni legate alla propria religione.

Dall’indagine emerge inoltre che, a differenza di quanto comunemente si crede, indossare abiti tradizionali o religiosi non aumenterebbe la probabilità di essere discriminati.

Il rapporto contiene anche suggerimenti in merito alle politiche che bisognerebbe adottare per porre rimedio ai fenomeni di discriminazione e di razzismo nei paesi UE.

Per leggere il rapporto completo clicca qui

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