10/07/2009
I disordini nella lontana regione occidentale dello Xinjiang, in particolare nella capitale locale di Urumqi, arrivano dopo 15 anni di sviluppo e trasformazioni nella zona. L’obiettivo di questo sviluppo era far diventare lo Xinjiang un’opportunità sul piano geo-economico per espandere l’influenza cinese nell’Asia Centrale e nella regione del Caspio, dopo il collasso dell’Unione Sovietica.
Questa estesa regione, la cui superficie è più di tre volte quella della California, una volta era forse meglio conosciuta come il territorio della zona di Lop Nor, luogo dei test nucleari cinesi. Ora sta diventando sempre più rilevante come via di transito per le reti di pipeline finalizzate al trasporto di idrocarburi dai paesi vicini (e anche da quelli più lontani), oltre che per il suo ruolo di importante fornitore di risorse energetiche e minerarie proprie, che vengono convogliate verso la regione industriale nell’est della Cina.
Il governo centrale ha incoraggiato una pesante immigrazione dell’etnia cinese han nella regione, ufficialmente denominata Regione Autonoma dello Xinjiang-Uyghur, al fine di permettere lo sviluppo di tali risorse, mentre incentivi economici vengono offerti alla svantaggiata popolazione nativa degli uiguri perché lasci la zona, dirigendosi in altre parti della Cina.
Nuove autostrade nella parte occidentale della regione contribuiscono a promuovere i flussi del commercio internazionale, rafforzando contemporaneamente il controllo del governo. Ad ovest lo Xinjiang confina con l’Afghanistan, il Kazakistan, il Kirghizistan, il Tagikistan, e con entrambi i lati della “Linea di Controllo”, la linea del cessate il fuoco del 1949 tra India e Pakistan nel Kashmir (così come con la “Linea di Controllo” cinese che corre attraverso il territorio del Kashmir rivendicato dall’India). Altre parti dello Xinjiang confinano con la Mongolia, la Russia e la Regione Autonoma del Tibet.
La compagnia petrolifera nazionale CNPC (Chinese National Petroleum Corporation) sostiene che lo Xinjiang possiede circa 10.000 miliardi di metri cubi in riserve comprovate di gas, ma data la morfologia del territorio, spesso difficile, e le frequenti eccessive profondità, non è chiaro quanto di questo gas sia recuperabile. Negli anni ’90, molte compagnie energetiche occidentali hanno pagato tasse elevate per test di perforazione volti a raggiungere il tanto propagandato petrolio, ma i pozzi risultarono asciutti.
In ogni caso, secondo fonti cinesi, lo Xinjiang rappresenta un settimo dell’attuale produzione petrolifera del paese, e quasi un quarto delle sue riserve complessive di petrolio. Essa possiede anche più di due quinti delle sue riserve di carbone.
Il principale gasdotto ovest-est, noto come WEGP (West-East Gas Pipeline), che utilizza risorse del bacino del Tarim nello Xinjiang e corre per 4.000 Km per terminare a Shanghai, è stato inaugurato nel 2005. Ciò avrebbe dovuto permettere alla Cina di ridurre la sua dipendenza dal carbone; infatti il paese sta cercando di sostituire parte dell’elettricità generata tramite il carbone con fonti di gas naturale, ma nuovi impianti a combustibile fossile continuano ad essere costruiti a ritmi stupefacenti, dato che sono meno dispendiosi e la domanda di energia non dovrà attendere per essere soddisfatta.
I dati delle statistiche ufficiali dello scorso anno prevedevano una soglia di 99 miliardi di metri cubi per la domanda cinese interna di gas naturale, a fronte di una produzione nazionale di 80 miliardi di metri cubi. Il gas ha rappresentato soltanto il 2,5% del consumo totale di energia del paese nel 2007, confrontato con una media mondiale vicina al 25%.
Con Nuova Delhi che si è ritirata dal progetto di gasdotto tra l’Iran, il Pakistan e la stessa India, la Cina ha manifestato un interesse a sviluppare ulteriormente l’appena firmato progetto bilaterale Iran-Pakistan , prolungandolo lungo una rotta trans-pakistana che attraverserebbe poi lo Xinjiang.
Il gasdottto WEPG è stato aperto con un volume di 12 miliardi di metri cubi all’anno, una capacità che si prevede debba aumentare fino a 17 miliardi annui. La costruzione di una seconda linea di condutture che corra per 9.000 km (incluse le otto linee secondarie in progetto) a partire dallo Xinjiang nord-occidentale, è cominciata all’inizio del 2008. Procederà parallelamente al primo WEPG e sarà collegata ad esso fino a Gansu prima di deviare per Gaungzhou.
Il volume del secondo WEPG è previsto intorno a un valore di 30 miliardi di metri cubi annui e sarà alimentato in parte dalla pipeline tra Turkmenistan e Cina, attualmente in costruzione attraverso l’Uzbekistan e il Kazakhstan (si veda l’articolo apparso su Asia Times Online il 17 luglio 2008, Gas pipeline gigantism ). Vi sono poi altri progetti per costruire un terzo ed un quarto WEPG, e possibilmente persino un quinto.
Tutti questi sviluppi sono in linea con il programma cinese orientato verso occidente, la campagna “Go West” annunciata da Pechino un decennio fa. Con questo piano, la Cina cerca di sviluppare non solo lo Xinjiang, ma anche il Tibet (i cui altipiani, per raggiungere i quali è stata aperta una linea ferroviaria lo scorso anno, possiedono incredibili risorse minerarie), oltre a province situate molto più ad est, ma lontano dalle zone costiere più sviluppate. Questo programma potrebbe fare di queste province le forze trainanti dello sviluppo economico del paese nei prossimi decenni.
La campagna “Go West” inizialmente era stata introdotta in combinazione con il rafforzamento della campagna “Hit Hard” (colpisci duro), un inasprimento delle misure di sicurezza, durato un anno, predisposto per il decimo anniversario degli incidenti di Piazza Tiananmen del 1989. Le proteste di questa settimana da parte degli uiguri contro la mancanza di considerazione del governo ufficiale non sono un fenomeno nuovo, né lo è la loro repressione.
Il governo centrale di Pechino ha cercato di rendere vano questo malcontento sociale attraverso le sue politiche di migrazione predisposte per l’area. Non si tratta di un trasferimento interno forzato di popolazione come quello imposto da Josef Stalin ai ceceni durante la seconda guerra mondiale, ma non è meno ufficialmente autorizzato, ed è meno coercitivo solo di poco.
Data la minaccia di agitazioni più ad est, nel cuore della Cina popolata dall’etnia han, , i recenti scontri tra cinesi han e uiguri, nei quali sono rimaste uccise almeno 156 persone, possono solo aggravare ulteriormente l’endemica preoccupazione delle autorità nei confronti del malcontento popolare.
Robert M Cutler ha insegnato in diverse università negli Stati Uniti, in Canada, in Francia, in Svizzera e in Russia; attualmente è ricercatore presso l’Institute of European, Russian and Eurasian Studies della Carleton University, in Canada
Titolo originale:




Delicious

