Nabucco – un accordo che è una dolce musica per le orecchie dell’Iran

15/07/2009

Come a un progetto di gasdotto trans-caspico sia stato alla fine attribuito il nome della famosa opera “Nabucco”, del compositore italiano del XIX secolo Giuseppe Verdi, rimane una cosa non chiara. L’opera è basata su una storia biblica relativa alla tragica situazione degli ebrei esiliati dalla loro patria ad opera del re babilonese Nabucodonosor. Forse, l’affascinante storia d’amore e di lotta, o la sua tendenza al melodramma, sono state considerate una metafora adeguata all’aspra rivalità per l’energia del Caspio.

Mosca ha spesso deriso le magre prospettive del progetto Nabucco facendo le dovute allusioni all’opera di Verdi. Nell’ultima parodia da parte dei russi, un esperto commentatore di Mosca aveva messo in ridicolo i “caotici cori” degli europei a favore del progetto paragonandoli al coro degli schiavi ebrei dell’opera di Verdi, “bello, ma tutto sommato cupo e senza speranza”.

Egli tuttavia si sbagliava, visto che lunedì scorso una “galassia” di uomini di stato europei si è riunita sotto i lampadari della sala ricevimenti dell’appena costruito Rixos Hotel ad Ankara, in Turchia, per firmare un accordo intergovernativo che lancia formalmente il progetto Nabucco. L’inviato speciale del presidente Obama per gli affari energetici eurasiatici, Richard Morningstar, era presente alla cerimonia, affermando in termini incontrovertibili che Nabucco è in ogni sua parte un’impresa politica americana.

Con il definitivo decollo del progetto Nabucco, la Russia ha subito un’enorme sconfitta nella geopolitica dell’energia in Eurasia. Per la seconda volta in un decennio, Morningstar ha messo nel sacco il Cremlino. Nel 1999, egli ottenne che il progetto di oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan diventasse oggetto di un accordo intergovernativo a una cerimonia di gala a Istanbul, malgrado analoghe profezie e previsioni russe secondo le quali esso era inattuabile e destinato a fallire.

Turchia, Austria, Bulgaria, Romania e Ungheria hanno firmato il documento su Nabucco. Il progetto, per un valore stimato di 11 miliardi di dollari, inizialmente trasporterà il gas dell’Asia centrale attraverso un nuovo gasdotto che bypasserà la Russia, passando dalla Turchia all’Austria ed alla Germania attraverso la Bulgaria, la Romania e l’Ungheria.

Questa pipeline di 3.300 chilometri, con quattro punti di ingresso in Turchia, alla fine si approvvigionerà da diversi luoghi come l’Egitto, l’Iraq, l’Iran e il Turkmenistan, e sarà in grado di pompare 31 miliardi di metri cubi (mmc) di gas all’anno, ovvero circa il 5-10% del consumo totale di gas dell’Unione Europea nel 2020.  Vi sono poi progetti per un Nabucco II e un Nabucco III a tempo debito, man mano che il fabbisogno europeo aumenterà. I lavori dovrebbero cominciare nel 2010 e il gasdotto sarà pienamente operativo entro il 2014. Due terzi del gasdotto passeranno in Turchia.

L’attuabilità di Nabucco dipende in maniera cruciale dalle forniture di gas che proverranno dal Turkmenistan e dall’Iran. Perciò, è più che una coincidenza il fatto che il ministero degli esteri turkmeno abbia annunciato domenica scorsa che Ashgabat ha accettato di incrementare la sua vendita di gas all’Iran a 14 mmc all’anno, dagli attuali 8 mmc. La dichiarazione turkmena afferma che è previsto entro la fine dell’anno il completamento di un nuovo gasdotto in via di costruzione dai giacimenti di gas di Doulatabad fino al confine iraniano, e che “le due parti hanno anche discusso la possibilità di incrementare ulteriormente le forniture…a 20 mmc”. Il presidente Kurbanguly Berdymukhamedov aveva precedentemente detto, venerdì ad Ashgabat, che il Turkmenistan spera di fornire gas a Nabucco.

Chiaramente, l’Iran si sta preparando a diventare il corridoio di transito del gas turkmeno che andrà nel gasdotto Nabucco. L’Iran ha un accordo di scambio con il Turkmenistan. Mosca aveva calcolato che Nabucco non si sarebbe materializzato poiché avrebbe comportato la costruzione di un gasdotto proveniente dal Turkmenistan sul fondo del Mar Caspio – un gasdotto al quale, in qualità di stato litoraneo, la Russia avrebbe potuto facilmente porre il veto in pieno accordo con l’Iran.

Ma, evidentemente, il Turkmenistan e Teheran hanno un’altra idea: trasportare il gas turkmeno in Europa attraverso i gasdotti iraniani esistenti che vanno in Turchia. Senza dubbio, Teheran ha deciso che, accada quel che accada, il gasdotto Nabucco offre un’opportunità fantastica di entrare in una partnership strategica con l’Europa in uno scenario a breve termine.

Mentre il dialogo irano-americano si fa più vicino, non è più questione di “se”, ma di “quando” le compagnie europee potranno sfruttare le enormi riserve di gas dell’Iran. L’attuale posizione americana è che Washington non appoggerà un coinvolgimento iraniano nel progetto Nabucco fino a quando Teheran “non cambierà le sue politiche”. Il mese scorso, Morningstar aveva detto che l’Iran potrà unirsi a Nabucco solo dopo una normalizzazione dei rapporti con Washington.

Giovedì scorso, parlando ai giornalisti ad Ankara, egli ha detto che invitare Teheran nel progetto senza una soluzione dell’impasse nucleare “potrebbe avere un effetto negativo”. Ma il ministro turco dell’energia, Taner Yildiz, ha immediatamente chiarito: “Possiamo anche facilmente immaginare l’Iran in questo progetto come fornitore in futuro”. (L’Iran ha attirato su di sé diverse “tranche” di sanzioni delle Nazioni Unite per il suo programma nucleare, che Teheran insiste essere finalizzato a scopi pacifici – altri, in particolare gli Stati Uniti, sostengono che Teheran stia sviluppando armi nucleari).

Yildiz ha puntualizzato che i progetti energetici “possono aiutare a migliorare il clima internazionale”. Egli ha aggiunto che “alcuni paesi europei hanno già firmato accordi preliminari con l’Iran” – sebbene non abbia fatto i loro nomi.

Tutto considerato, la Russia ha subito una sconfitta da diversi punti di vista. Il fatto che l’Europa faccia dei passi avanti nel diversificare le sue forniture energetiche in misura significativa significa ridurre la sua dipendenza dal gas russo. Il successo dell’Europa, dunque, diventa la sconfitta della Russia, ed è questa la ragione per cui quest’ultima promuove appassionatamente il progetto South Stream, un rivale di Nabucco.

In secondo luogo, Mosca ha assiduamente corteggiato i paesi balcanici e dell’Europa centrale affinché scegliessero South Stream invece di Nabucco, che la Russia ha sempre deriso come un progetto campato per aria e privo di senso economico. Dunque, la partecipazione di questi paesi a Nabucco significa un segnale di successo della diplomazia americana nel chiamare a raccolta i “nuovi europei”.

In terzo luogo, il Turkmenistan sta definitivamente uscendo dall’orbita russa e si sta avvicinando agli Stati Uniti. Ciò trasforma completamente la “lotteria” per l’energia del Caspio. Con il surplus di gas russo destinato all’esportazione sui mercati europei in progressiva diminuzione, il gigante statale russo Gazprom è venuto a dipendere pesantemente dal gas turkmeno. Il Turkmenistan attualmente produce circa 80 mmc all’anno, dei quali circa 50 mmc negli ultimi anni venivano venduti alla Russia. Tuttavia, le forniture alla Russia sono state tagliate quasi interamente da quando si è verificata un’esplosione, ad aprile, nella Central Asia-Center pipeline, di era sovietica, che trasporta il gas turkmeno in Russia.

Nel frattempo, il Turkmenistan ha accettato di aumentare a 40 mmc le sue forniture di gas alla Cina attraverso un gasdotto che dovrà essere completato entro la fine del 2009. In aggiunta a ciò, il Turkmenistan ha accettato anche di incrementare le sue forniture di gas all’Iran, e ora spera di poter rifornire Nabucco.

Il Turkmenistan chiaramente intende ridurre la propria dipendenza dalla Russia per piazzare il proprio gas sul mercato e sta invece definendo accordi alternativi per accedere al mercato mondiale. Lo stratagemma turkmeno potrebbe avere un effetto domino su altri produttori di energia dell’Asia centrale. Una tendenza di questo genere potrebbe portare ad un indebolimento complessivo dell’influenza russa in Asia centrale, e mettere sotto pressione l’intero processo di integrazione regionale guidato da Mosca.

La “defezione” di Ashgabat porta con sé altre implicazioni. Il ministro degli esteri turkmeno Rashid Meredov ha compiuto una visita di alto livello a Washington lo scorso giugno. Subito dopo, sono cominciate a circolare notizie secondo cui il Turkmenistan aspirava a diventare un centro di smistamento dei rifornimenti USA diretti in Afghanistan. Il Pentagono ha confermato che un piccolo contingente di personale militare USA era attualmente ad Ashgabat per fornire assistenza ad un aereo americano che era atterrato per rifornirsi di carburante nella capitale turkmena. Ashgabat potrebbe concedere una via di transito terrestre agli Stati Uniti per trasportare rifornimenti in Afghanistan, bypassando in questo modo la Russia. Washington ha incluso in ritardo il Turkmenistan nella lista dei paesi dai quali intende procurarsi beni e servizi per l’Afghanistan.

Dalla prospettiva di Mosca, è ugualmente preoccupante che la Turchia e l’Iran si siano identificati con il progetto Nabucco. Mosca fece tutto il possibile per attirare la Turchia con delle contro-offerte, come ad esempio un vantaggioso ruolo nel progetto South Stream. Come ci si poteva aspettare, la Turchia ha mostrato un acuto istinto “da bazar” ed alla fine ha ottenuto un buon accordo mettendo la Russia contro l’Unione Europea. La Turchia guadagnerà un buon profitto da Nabucco: 630 milioni di dollari in tasse di transito su base annua, e “fino al 50% del gas accantonato” che potrà essere acquistato a prezzo scontato.

La Turchia sta conducendo una partita in cui la posta in gioco è molto elevata, e sta rapidamente diventando uno snodo energetico per l’Europa. L’UE è uno dei maggiori mercati mondiali, con un fabbisogno supplementare stimato di 200 mmc entro il 2030, in aggiunta al suo attuale consumo annuale di 600 mmc. La Turchia è il paese di transito ideale per portare il gas non russo (proveniente da Egitto, Iraq, Iran, Turkmenistan Azerbaigian, e Kazakistan) in Europa.

Da un lato, la Turchia si áncora all’UE. Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha detto lunedì scorso: “Anche facendo una valutazione soltanto dal punto di vista energetico, è chiaro che la Turchia dovrebbe essere un membro dell’Unione Europea”. Ma questa potrebbe essere una falsa speranza, se si pensa che ancora a maggio il cancelliere tedesco Angela Merkel aveva detto: “Non possiamo accogliere chiunque in Europa come membro a pieno titolo…la nostra posizione [europea] comune è: una partnership privilegiata per la Turchia, ma non la piena adesione”. Il presidente francese Nicolas Sarkozy, che era presente in quell’occasione, aveva prontamente aggiunto: “Quando Angela Merkel dice che l’Europa deve avere dei confini, ha ragione – perché un’Europa senza confini sarebbe un’Europa senza volontà, senza identità, senza valori”.

Sarkozy ha continuato a girare il coltello nella piaga, in occasione di un’intervista con il giornale tedesco Bild am Sonntag, quando ha detto: “Smettiamo di fare vane promesse alla Turchia”. Ankara è consapevole di questa dura realtà, ma per il momento Nabucco dà l’inebriante sensazione che la Turchia sia quasi diventata parte dell’Europa.

Dall’altro lato, la Turchia spera che Nabucco la catapulti in un ruolo di leadership nell’integrazione del Caucaso e dell’Asia centrale con l’economia occidentale. Gli Stati Uniti hanno attivamente incoraggiato la Turchia ad assumere un ruolo di questo genere. Questo fu un argomento di discussione per Obama quando si recò in visita in Turchia ad aprile. Ankara avverte che l’amministrazione Obama è molto più concentrata sull’Asia centrale di quanto non lo fosse l’amministrazione Bush, e che la diplomazia americana sta aumentando gli sforzi per controbilanciare l’influenza della Cina e della Russia nella regione.

La Turchia si sta in effetti offrendo di diventare un attore regionale in Asia centrale. La retorica di Erdogan riguardo ai disordini nella regione dello Xinjiang, in Cina, fra uiguri e cinesi han aveva, quantomeno in parte, l’obiettivo di proiettare il sedicente profilo pan-turchista di Ankara in Asia centrale. La Turchia di solito si guarda bene dal far leva sul separatismo politico e etnico. Tuttavia Erdogan ha affermato che i cinesi stavano commettendo un genocidio nello Xinjiang, dove i recenti disordini hanno causato almeno 184 morti. Il bilancio comprendeva almeno 46 uiguri, una popolazione di etnia turca e principalmente di religione musulmana che ha legami linguistici e culturali con l’Asia centrale.

La Turchia ha inoltre assunto un ruolo attivo nella stabilizzazione dell’Afghanistan. Il ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu si è recato in visita in Afghanistan e in Pakistan all’inizio di giugno. Ankara ha partecipato a tre vertici “trilaterali” con il Pakistan e l’Afghanistan ultimamente. Nel frattempo, la Turchia sta raddoppiando il suo dispiegamento di truppe in Afghanistan, giungendo a un numero pari a 1.600 uomini, e guiderà l’ International Security Assistance Force (ISAF) a novembre. Ankara progetta anche di organizzare  un vertice fra i paesi vicini dell’Afghanistan. Curiosamente, la Turchia sta ora scommettendo sulla vittoria del presidente Hamid Karzai alle elezioni afghane del prossimo 20 agosto, dopo aver appoggiato il proprio “agente” Rashid Dostum per la candidatura alla presidenza afghana (Rashid Dostum, considerato il leader degli uzbeki afghani [gli uzbeki sono una popolazione di etnia turca diffusa in diversi paesi dell’Asia centrale], oltre che uno dei principali “signori della guerra” afghana,  era stato in esilio in Turchia alla fine degli anni ’90 (N.d.T.) ).

In ultima analisi, tuttavia, non sono le ambizioni turche al ruolo di potenza regionale, né l’affronto turkmeno nei confronti di Mosca, che attirano l’attenzione maggiore. Più di ogni altra cosa, è la possibile partecipazione dell’Iran al progetto Nabucco che sarà attentamene monitorata nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. La più grande speranza della Russia era che l’Iran si tenesse lontano dal mercato europeo del gas concentrandosi invece sul mercato asiatico, in particolare quello di paesi come la Cina e l’India. Ma sta avvenendo il contrario – l’Iran si sta interessando sia al mercato asiatico che a quello europeo.

Un contributo iraniano nel ridurre la dipendenza energetica europea dalla Russia, grazie a un progetto che è una palese iniziativa politica americana, era l’ultima cosa che la Russia avrebbe voluto vedere. Ma sembra che si stia verificando.

Verdi una volta osservò: “Questa è l’opera con cui la mia carriera artistica ha realmente inizio. E sebbene io abbia dovuto combattere contro molte difficoltà, è certo che il Nabucco sia nato sotto una buona stella”. Teheran sarà certamente d’accordo, tanto più che si tratta di una “stella del mattino” (gioco di parole con il nome “Morningstar”, quello cioè dell’inviato americano per gli affari energetici nell’Eurasia (N.d.T.) ).

M. K. Bhadrakumar ha servito come diplomatico presso l’Indian Foreign Service per più di 29 anni; è stato ambasciatore in Uzbekistan (1995-98) ed in Turchia (1998-2001)

Titolo originale:

Pipeline deal is sweet music for Iran

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