28/08/2009
La costituzione di un’opposizione che conta 40 seggi nel nuovo Parlamento del Kurdistan è stata probabilmente il primo segno tangibile di progresso della recente democratizzazione nella regione federale del Kurdistan.
Mentre l’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK) e il Partito Democratico del Kurdistan (PDK) – che hanno formato la Lista Curda e hanno vinto le elezioni del 25 luglio – tentano di costituire il nuovo esecutivo, qualcos’altro anima la scena politica.
Le elezioni parlamentari irachene, programmate per il gennaio dell’anno prossimo, rappresenteranno una battaglia politica notevole non solo per le fazioni irachene sciita e sunnita, ma anche per i curdi, i quali questa volta potrebbero non candidarsi con una lista unica. La lista Gorran (Cambiamento), capeggiata dall’ex vice segretario generale del PUK Nawshirwan Mustafa, ha annunciato che dopo aver vinto 25 seggi nel nuovo Parlamento del Kurdistan, si presenterà alle elezioni di gennaio come un’entità separata rispetto alla lista dell’Alleanza per il Kurdistan.
“Se diverse liste curde si presentano alle elezioni separatamente, gli interessi curdi le uniranno in caso di pericolo, ma è meglio per noi essere uniti, perché ciò mostra agli altri la nostra compattezza e la nostra forza. Se non avessimo avuto una singola voce curda a Baghdad durante gli ultimi quattro anni, avremmo perso tutta una serie di cose”, ha affermato Abd Zebari, membro del Parlamento iracheno.
Mentre gli arabi iracheni, insieme agli Stati vicini e agli osservatori stranieri, tengono d’occhio gli sviluppi, gli osservatori politici dicono che questo approccio dividerà e indebolirà la posizione curda a Baghdad. In un’intervista con Al Jazeera, Mustafa ha dichiarato: “Non pensiamo che l’unità curda consista nell’avere una sola lista curda, pensiamo che tale unità consista nell’avere un unico indirizzo politico curdo”.
“Se parliamo di elezioni, di differenti posizioni, del desiderio di competere per ruoli differenti, e di come far sì che la voce curda sia più ascoltata, credo che ciò si realizzi meglio attraverso diverse liste indipendenti”, ha detto Mohammad Ahmed, un membro dell’Unione Islamica del Kurdistan nel Parlamento iracheno.
L’opposizione ha sostenuto che è possibile lavorare per il raggiungimento di uno scopo comune, pur partecipando alle elezioni come entità politiche separate. Altri non ne sono così certi.
“Ho votato per Gorran alle elezioni del Kurdistan ma non voterò per loro alle elezioni irachene perché penso che sia importante che tutti i curdi siano uniti a Baghdad. Sono favorevole alla competizione fra i partiti curdi nel Kurdistan, ma a Baghdad dovremmo essere uniti”, dice Naz Shareef, un ingegnere.
“Vedo una chiara possibilità di avere diverse liste curde alle prossime elezioni irachene”, ha dichiarato Ahmed, aggiungendo che le liste multiple avranno come effetto una maggiore trasparenza.
Coloro che sono favorevoli alle liste indipendenti sostengono che il popolo iracheno è stato abituato a vedere liste elettorali sciite, sunnite e curde per più di mezzo decennio, ed è giunta l’ora di introdurre una maggiore varietà.
Feryad Rawanduzi, un deputato del Parlamento iracheno, ha dichiarato: “Se diamo credito alla demografia politica successiva alle elezioni nel Kurdistan, è poco probabile che i curdi parteciperanno alle elezioni irachene con una lista unitaria: le nuove entità politiche curde possiedono una rinnovata sicurezza nei propri mezzi e vogliono accedere alle elezioni separatamente”.
Rawanduzi ha aggiunto che attualmente nel Parlamento iracheno ci sono due liste curde, l’Alleanza per il Kurdistan e l’Unione Islamica del Kurdistan, la prima con 53 seggi, la seconda con 5 seggi. Spiega poi che, nonostante questa situazione, esse sono considerate come una sola formazione in Parlamento.
“Quando parlano di una questione importante per i curdi, ci vedono come se avessimo 58 seggi. La preoccupazione è che, se vi sarà un gran numero di liste curde indipendenti, tale unità si indebolirà soprattutto quando si arriverà a questioni di importanza strategica”, dice Rawanduzi. Ma altri obiettano che per i curdi non è ancora il momento opportuno per seguire ciascuno la propria strada a Baghdad.
“Esiste ancora la possibilità che i curdi partecipino alle elezioni con una lista unitaria. La situazione politica in Iraq non ha ancora raggiunto uno stadio in cui i curdi non devono più temere minacce per i loro interessi. Ad esempio, la questione dei territori contesi deve ancora essere risolta, sicché concorrere come lista unitaria sarebbe il massimo aiuto alla causa curda, in particolare per tali problemi”, aggiunge Zebari.
“La cosa che conta davvero è che i curdi abbiano una posizione unica in Parlamento e a Baghdad. È inconcepibile che i curdi siano divisi a Baghdad riguardo alle questioni curde. Se dovesse essere presentata una legge contro gli interessi curdi, ogni curdo vi si opporrebbe, ed anche avere liste separate non cambierà l’operato unitario”, commenta il giornalista Shadman Atoof.
Zebari spiega che esistono alcune parti dell’Iraq che non credono alla causa curda né le attribuiscono valore, e che spesso trascurano i curdi. Poi aggiunge che una lista unitaria presenterebbe i curdi come una realtà di grande forza.
Mentre gennaio si avvicina rapidamente, resta da vedere se i curdi andranno ciascuno per proprio conto.
Lawen A. Sagerma e Brwa Ab. Mahmud
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