27/09/2009
Original Version: A Palestinian mini-state linked to Iran strike
Israele ha tenuto riunioni segrete con i leader arabi, nel corso degli ultimi mesi, con l’obiettivo di creare uno stato palestinese in miniatura, e nella speranza di ottenere l’acquiescenza degli arabi per un primo attacco contro l’Iran.
Secondo alcune nostre fonti ben informate, il presidente israeliano Shimon Peres è stato il “padrino” di questi incontri. L’obiettivo di tali incontri è quello di “risolvere” la questione palestinese, che ha afflitto per decenni Israele, e sgombrare l’ordine del giorno per un attacco all’Iran.
L’Iran è la massima priorità del primo ministro Benjamin Netanyahu. Quando ha assunto l’incarico a marzo, egli ha tenuto una riunione con i suoi comandanti militari per discutere il programma nucleare iraniano. Gli osservatori immaginavano in quel momento che Israele si stava orientando verso un primo attacco nell’autunno del 2009.
In occasione della visita del primo ministro israeliano negli Stati Uniti questa settimana, l’Iran è stato il primo punto nel discorso di Netanyahu. Egli si è scagliato contro le “menzogne iraniane” parlando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nei suoi incontri con i leader del Congresso statunitense (la democratica Nacy Pelosi e il repubblicano Mitch McConnel) sabato scorso, egli ha ribadito il suo punto di vista che l’Iran deve essere affrontato.
Domenica, Netanyahu ha tenuto una riunione con i propri ministri più importanti per informarli sui risultati dei suoi incontri a New York. Mercoledì si incontrerà con il gabinetto politico e di sicurezza, e giovedì con l’intero gabinetto.
Secondo notizie in nostro possesso, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama è interessato all’iniziativa di Ginevra, come base per un potenziale mini-Stato palestinese. Alcune fonti dicono anche che i negoziatori palestinesi e israeliani hanno cominciato a esaminare i documenti dell’Iniziativa di Ginevra.
L’iniziativa era un accordo di pace informale tra eminenti personalità palestinesi e israeliane, annunciato nel 2003 e respinto categoricamente lo stesso anno dal leader israeliano Ariel Sharon. Suoi padri fondatori sono stati l’ex ministro israeliano Yossi Beilin e il responsabile dell’OLP Yasser Abed Rabbo. Si dice che Obama sia interessato al fatto che l’iniziativa affronta anche i più piccoli dettagli di un eventuale accordo.
Il presunto entusiasmo di Obama per la proposta potrebbe spiegare perché Abed Rabbo abbia accompagnato il Presidente Abbas a New York, al contrario della neo-eletta leadership di Fatah.
La nozione di uno Stato palestinese in miniatura potrebbe anche spiegare perché il Primo Ministro Salam Fayyad sembri desideroso di attuare il suo piano di costruire uno Stato entro due anni, a dispetto del diffuso scetticismo circa la fattibilità del piano.
Una variabile sconosciuta, tuttavia, è l’atteggiamento della dirigenza di Fatah nei confronti dell’Iniziativa di Ginevra.
Un leader di Fatah, che ha parlato in condizione di anonimato, ha affermato: “Penso che il documento di Ginevra si occupi di tutti i dettagli del conflitto quotidiano con l’occupazione, ma causerà uno scontro politico sulla questione di Gerusalemme.”
“Se Israele e gli arabi accetteranno di porre Gerusalemme sotto il controllo internazionale, allora la questione potrebbe portare ad un referendum nazionale, nel caso in cui Hamas rifiutasse di tenere le elezioni”, ha aggiunto il funzionario.
Tutte queste manovre e questo prendere posizione, tuttavia, sono un tentativo di distrarre la leadership palestinese e araba, e convincerla a rimanere in silenzio durante un attacco contro l’Iran. Dopo aver condotto l’attacco, Israele lascerà cadere tutti gli impegni che potrà aver preso riguardo a uno Stato palestinese, come fece George W. Bush dopo che gli Stati Uniti ebbero attaccato l’Iraq.
Nasser Lahham è direttore dell’agenzia palestinese Ma’an News Agency















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