02/10/2009
Original Version: Turning Pakistan into a client state
Con l’approvazione da parte del Congresso americano, il 30 settembre 2009, dell’ “Enhanced Partnership with Pakistan Act of 2009”, il Pakistan ha assunto formalmente la condizione di stato satellite. Questa espressione, intesa nella sua accezione più ampia, è sinonimo di termini quali “stato vassallo”, “stato fantoccio”, e “neo-colonia”. Nel secondo dopoguerra, tale termine fu usato per quegli stati governati da dittatori e appoggiati dagli Stati Uniti o dall’Unione Sovietica. Nel periodo della Guerra Fredda, questi stati includevano il Guatemala, El Salvador, il Nicaragua fino al 1979, Cuba fino al 1959, il Cile sotto il regime del Generale Pinochet, il Vietnam del Sud e l’Iran fino al 1979. Nel suo attuale significato, uno stato satellite non deve essere necessariamente una nazione governata da un dittatore, anzi, più frequentemente si tratta di una democrazia “per procura”, economicamente dipendente da una nazione più potente. Adesso,questa dipendenza economica è stata ufficializzata nell’ “Enhanced Partnership with Pakistan Act of 2009”. Una volta che l’ atto sarà stato formalmente accettato dal governo del Pakistan, l’amministrazione degli Stati Uniti d’America, secondo il paragrafo 302 del documento, “otterrà il diritto di controllare” il Pakistan in vari modi.
Si avranno diverse richieste e contro-richieste in Pakistan, nei giorni e nelle settimane a venire, in merito ai particolari del documento, all’ammontare dei finanziamenti che riceverà il Pakistan, e ad altri dettagli; ma è l’aspetto principale di questo documento che deve essere esaminato, non gli aspetti più specifici. L’aspetto principale consiste nel semplice fatto che il Pakistan ha ufficialmente ceduto la propria sovranità ad un altro governo. Ciò significa che non è più la popolazione del Pakistan a decidere cosa studieranno nelle scuole i propri figli, quali progetti in ambito sociale avvierà il governo e che tipo di linea politica assumerà nei confronti dei Talebani e di Al Qaeda, ma il governo di un altro paese, avvalendosi della pronta collaborazione del governo fantoccio di Islamabad.
Il documento vincola la stessa esistenza nazionale del Pakistan all’America, in una maniera e ad un livello mai visto prima. Non sarà più la popolazione del Pakistan, ma pochi politici insieme ai loro “esperti” a stabilire le linee di condotta della nazione per quanto riguarda gli affari interni ed esteri. E’ stato il Senato americano a stabilire che “ l’assistenza al governo del Pakistan nel settore della sicurezza dovrebbe essere principalmente orientata a rafforzare le capacità di controffensiva del governo per sconfiggere efficacemente la guerriglia sostenuta dai Talebani, e per privare dell’appoggio popolare Al Qaeda, così come altre organizzazioni terroristiche straniere che hanno base in Pakistan.”
Inoltre, vi sono condizioni di carattere generale e specifico per quanto riguarda il modo in cui verranno usati i fondi nell’ambito di questa assistenza. I dettagli concernenti tali condizioni equivalgono semplicemente alla perdita totale di libertà, così come la si intende in politica internazionale. Per esempio, adesso è il governo degli Stati Uniti ad avere il diritto di ordinare al governo fantoccio in Pakistan che i fondi che sta elargendo debbano essere usati per (i) “la realizzazione di riforme giuridiche e politiche nell’area autonoma delle FATA (Federally Administered Tribal Areas);” (ii) “la libertà economica” e (iii) “gli investimenti in interventi per la popolazione, soprattutto donne e bambini”; (iv) “la formazione professionale diretta alle donne e l’accesso al microcredito per l’avvio di piccole attività che favoriscano la loro indipendenza economica”. Il disegno di legge prevede la creazione di una università americana in Pakistan, sul modello delle università nel Medio Oriente (si veda il resoconto sul decreto fatto dal collega del senatore Kerry)! Dunque, benvenuti nella lunga lista dei vassalli dell’America.
Riprendendo il Government of India Act del 1858, il documento “Enhanced Partnership with Pakistan Act of 2009” conferisce al governo degli Stati Uniti il ruolo di civilizzatore morale, economico e politico nei confronti dei nativi del Pakistan, determinando il tipo di educazione, di assistenza sociale, di organizzazione militare e civile che questo paese dovrebbe avere. Al posto del viceré, sarà il segretario di stato americano che sottoporrà al presidente degli Stati Uniti resoconti periodici sull’andamento della missione. Il paragrafo 5(b)(1)(A) del decreto prescrive che “nessuna delle somme stanziate può essere disponibile dopo la data della ratifica di questo documento per l’assistenza al Pakistan, finché il rapporto sulla “Pakistan Assistance Strategy” non sia stato sottoposto alle commissioni preposte del Congresso in conformità alla sottosezione (j).”
In generale, la cosiddetta assistenza al Pakistan prevista da questo documento, fa riferimento alle seguenti ampie categorie: “ (A) Libertà civili; (B) Diritti politici; (C) Libertà di espressione e diritti civili; (D) Efficacia del governo; (E) Amministrazione della giustizia; (F) Controllo della corruzione; (G) Tasso di vaccinazione; (H) Spesa pubblica per la salute; (I) Tasso di completamento dell’istruzione primaria femminile; (J) Spesa pubblica per l’istruzione primaria; (K) Gestione delle risorse naturali; (L) Apertura di imprese; (M) Diritto e accesso alla terra; (N) Politica degli scambi commerciali; (O) Livello di regolamentazione; (P) Controllo dell’inflazione e (Q) Politica fiscale.” Considerando tutte queste voci, non rimane quasi nulla fuori dal controllo e dall’influenza americana.
Adesso, il popolo pakistano si trova a un bivio. Se i pakistani imboccheranno la strada indicata da questo atto del Congresso, possono aspettarsi di mettere il futuro dei loro figli nelle mani degli americani affinché ne facciano ciò che vogliono, a loro immagine e somiglianza. Questa strada per Washington cambierà chiaramente l’assetto di questa nazione e, nell’arco di una generazione, tutto quello che è stato costruito in campo spirituale e intellettuale, attraverso mille anni di graduale e spontaneo sviluppo di una civiltà, verrà americanizzato.
Muzaffar Iqbal è un giornalista freelance pakistano




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