19/10/2009
Original Version: Waziristan or Bust: Pakistan Army in Fight for the State’s Survival
Dopo nove attentati suicidi in soli undici giorni, che hanno ucciso 160 persone, molte delle quali appartenenti alle forze di sicurezza, l’esercito pakistano ha finalmente iniziato la tanto attesa offensiva nel Waziristan meridionale, dove si trovano i Talebani pakistani. Il successo dell’offensiva, sullo sfondo della grave divisione tra establishment civile e militare in Pakistan, e dell’irrisolto dibattito a Washington, potrebbe essere fondamentale per i destini del Pakistan, che è prostrato finanziariamente e politicamente paralizzato.
L’esercito e il governo civile sono ancora una volta in contrasto riguardo alla politica nei confronti degli Stati Uniti e dell’India, della rivolta in Baluchistan, e di come affrontare i gruppi militanti del Punjab che sono legati ai Talebani. Inoltre, ancora irrisolta, e ora oggetto di crescente preoccupazione internazionale, è la questione dell’immunità di fatto concessa ai Talebani afghani in Pakistan.
Decine di soldati e poliziotti sono stati uccisi in attacchi suicidi dal 5 al 15 ottobre, tra cui figurano le imbarazzanti 22 ore di assedio al quartier generale dell’esercito a Rawalpindi, la morte di otto soldati, e tre attacchi simultanei ai campi di addestramento della polizia e dei servizi segreti a Lahore. L’ondata di attentati potrebbe aver avuto lo scopo di prevenire o ritardare l’attesa offensiva dell’esercito alla roccaforte talebana, ma puntava anche a rovesciare il governo, imporre uno stato islamico, e, se possibile, entrare in possesso delle armi nucleari del Pakistan.
I recenti attacchi si sono rivelati più letali rispetto a quelli del passato perché si sono verificati in tre delle quattro province del Paese, coinvolgendo non solo esponenti tribali talebani del gruppo di etnia pashtun, ma fazioni estremiste del Kashmir e del Punjab, che erano fino a poco tempo fa addestrate dall’ Inter-Services Intelligence (ISI) per combattere contro le forze indiane nel Kashmir indiano.
Inoltre, diversi esponenti della leadership dei gruppi militanti hanno collegamenti diretti con l’esercito o con l’ISI. Il cosiddetto Dott. Usman, il leader del gruppo di nove uomini che ha attaccato il quartier generale dell’esercito il 10 ottobre, era egli stesso un membro dell’unità militare medica delle forze armate. I funzionari della polizia dicono che gli attacchi di Rawalpindi e Lahore hanno usufruito di aiuti dall’interno, perché i terroristi sono stati in grado di aggirare le severe misure di sicurezza ed erano a conoscenza delle piante degli edifici.
Mentre le forze armate non sono disposte ad ammettere ciò di cui ormai molti pakistani sono convinti – cioè che vi sia un certo grado di infiltrazione di simpatizzanti estremisti tra le sue file – il governo civile si rifiuta di ammettere che la provincia più estesa, quella del Punjab, e specialmente la sua parte meridionale colpita dalla povertà, sia diventata il principale terreno di reclutamento per i militanti.
Il governo provinciale del Punjab è amministrato da Shabaz Sharif, il fratello di Nawaz Sharif, che è il leader dell’opposizione nel paese. I fratelli Sharif, che hanno governato il paese per due volte negli anni ‘90, sono noti per avere stretti legami con i leader dei vari gruppi militanti, tra cui Hafez Saeed, leader del Lashkar-e-Taiba i cui affiliati hanno pianificato e portato a termine il massacro di Mumbai, in India, l’anno scorso.
Saeed, ricercato dall’India e dall’Interpol, è stato scarcerato per due volte nel Punjab, a causa della mancanza delle prove necessarie per trattenerlo. I fratelli Sharif hanno opposto il loro rifiuto alle ripetute richieste da parte degli americani, dei britannici, degli indiani e del governo federale, di reprimere la militanza nel sud del Punjab, dove essa è molto forte e fornisce reclute per i Talebani.
Nel frattempo i rapporti del governo federale con l’esercito sono divenuti sempre più tesi. La settimana scorsa, al culmine degli attacchi suicidi, il capo dell’esercito, generale Ashfaq Pervaiz Kayani, ha scelto proprio quel momento per sparare a zero contro il governo civile, colpevole di aver accettato un pacchetto quinquennale di aiuti americani, del valore di 7,5 miliardi dollari, per scopi civili e di sviluppo.
L’esercito era furioso per il fatto che il governo aveva accettato le condizioni imposte dagli Stati Uniti, i quali avevano soltanto insistito perché ci fosse un controllo civile sulle forze armate, fosse salvaguardata la democrazia, e venisse proseguita la lotta contro l’estremismo. L’esercito, con i suoi lunghi tentacoli nei media pakistani e tra i politici dell’opposizione, ha scatenato nell’opinione pubblica una tempesta contro l’accordo, con alcuni commentatori che hanno accusato di tradimento il governo del presidente Asif Ali Zardari.
Né l’esercito né i politici sembrano accorgersi che il paese è quasi sull’orlo del fallimento, e si mantiene in vita con i prestiti del Fondo Monetario Internazionale, per un valore complessivo di 11,3 miliardi dollari. Il Pakistan è andato raccogliendo elemosine per tutto l’anno passato, mentre le fabbriche, le aziende agricole e le scuole stanno chiudendo a causa di una cronica insufficienza di energia elettrica, che manca nelle grandi città a volte anche per 10 ore al giorno.
Il governo civile ha tentato più volte di porre fine alla lunga guerriglia separatista nella provincia del Baluchistan, dichiarando diversi cessate il fuoco e promettendo di tenere colloqui con i leader dei ribelli. Tuttavia i leader baluchi accusano l’esercito di sabotare qualsiasi forma di riconciliazione politica, continuando ad assassinare o a sequestrare attivisti baluchi.
Nel frattempo, mentre continua alla Casa Bianca la revisione delle politiche in Afghanistan e in Pakistan, sia l’esercito che il governo sono direttamente accusati dai funzionari degli Stati Uniti di continuare a dare rifugio alla leadership dei Talebani afghani, consentendo loro di riversare reclute, materiale logistico, e rifornimenti in Afghanistan.
Finché solo le truppe britanniche e canadesi nelle province di Helmand e Kandahar avevano dovuto fronteggiare gli effetti dei “santuari” talebani nella provincia pakistana del Baluchistan, l’amministrazione dell’allora presidente Bush era tranquilla. Ma ora che ci sono oltre 10.000 marines degli Stati Uniti a Helmand e Kandahar, che stanno subendo perdite, l’amministrazione Obama ha fatto della questione dei rifugi talebani in Pakistan un elemento importante nelle sue future relazioni con Islamabad.
Tuttavia, i tentennamenti di Washington sul futuro della politica americana nei confronti dell’Afghanistan stanno dando maggiori giustificazioni al Pakistan e ad altri paesi vicini dell’Afghanistan per fare le proprie scommesse sul futuro, nel caso in cui gli americani revocassero o riducessero il loro impegno, sostenendo ancora una volta i loro agenti afghani preferiti, proprio come avevano fatto durante la guerra civile degli anni ‘90.
Il Pakistan ha salvato la leadership afghana dei Talebani proprio per una tale eventualità. Ma ora l’Iran, la Russia, l’India e gli stati dell’Asia centrale stanno tutti pensando al loro futuro nel paese, alla luce della scarsa risolutezza americana di fronte all’eventualità di dover tener duro in Afghanistan. Le relazioni degli Stati Uniti con l’establishment militare pakistano rimangono difficili – tutti sanno che è ancora l’esercito e non il governo civile, che detta le linee da seguire quando si tratta delle politiche nei confronti dell’India e dell’Afghanistan.
Tuttavia è il peggioramento dei rapporti tra l’autorità civile e quella militare su questioni di politica interna che sta causando un crescente costernazione in Pakistan. È improbabile che il generale Kayani voglia rovesciare il governo civile, ma l’esercito si sta opponendo a qualsiasi tentativo da parte dei civili di modificare la cornice complessiva della politica interna ed estera.
E’ noto che Zardari vuole la pace e l’intensificazione del commercio con l’India, la fine delle ingerenze in Afghanistan, maggiori legami con l’Iran, e un miglioramento delle relazioni con l’Occidente, accompagnato da un maggiore afflusso di aiuti occidentali per rafforzare l’economia e la democrazia.
Tuttavia, i tentativi di Zardari di creare un consenso nell’opinione pubblica a sostegno di queste posizioni sono ostacolati dalla delusione popolare nei confronti del governo civile, che è considerato corrotto, inefficiente, incompetente, e riluttante a ricostruire le moribonde istituzioni dello stato.
La chiave per la futura stabilità consiste nel portare l’esercito, il governo civile e l’opposizione dalla stessa parte, con un programma comune per combattere l’estremismo, e con la volontà di risolvere in via amichevole le altre controversie interne, ma finora ciò sembra estremamente improbabile.
Ahmed Rashid è un giornalista e scrittore pakistano, esperto di movimenti islamici dell’Asia Centrale; è autore del libro “Descent Into Chaos: The United States and the Failure of Nation Building in Pakistan, Afghanistan, and Central Asia”




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