Divieto di portare il niqab: riflettori puntati sulla moschea di Al-Azhar in Egitto

10/11/2009
 
Original Version: Egypt’s Al-Azhar Mosque in spotlight over niqab ban

La campagna avviata dall’imam di Al-Azhar, in Egitto, per limitare l’uso del niqab (il velo che copre il volto) ha suscitato aspre polemiche in Egitto. Molti sostengono che questa campagna sia emblematica dell’influenza del governo su Al-Azhar, e della sua manipolazione di questa istituzione – scrive il giornalista egiziano Yasser Khalil

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La moschea Al-Azhar del Cairo è una delle istituzioni della religione sunnita più antiche e rispettate al mondo. Lavora duramente per tenere alta l’immagine dell’Islam supportando la tolleranza, esortando i musulmani ad evitare l’estremismo e decretando quale sia il giusto comportamento per i fedeli– come il rispetto per i vicini ed il dovere di fare la carità ai bisognosi. Essa insegna anche i principi base della coesistenza radicati nell’ideologia e nella pratica islamica.

Gli egiziani rispettano i dotti di Al-Azhar fin da quando l’istituzione fu fondata più di 1.000 anni fa; i suoi grandi imam sono state figure onorabili e di fiducia nella società. Da quando Mohammed Sayed Tantawi è diventato grande imam nel 1996, ad ogni modo, gli egiziani hanno iniziato a non fidarsi più di Al-Azhar, accusando Tantawi di preoccuparsi più di sostenere il regime che non i principi religiosi.

Malgrado questo sentimento diffuso, comunque, molti di noi sono rimasti scioccati al sentire che Tantawi ha obbligato una studentessa tredicenne a togliersi il niqab, un completo che copre il corpo femminile, il viso e le mani, rimproverandola per averlo indossato mentre lui stava visitando uno degli istituti di Al-Azhar al Cairo.   

La vasta maggioranza degli egiziani abbraccia valori religiosi moderati, che includono la tolleranza verso gli altri punti di vista all’interno dell’Islam. La maggior parte di noi non pensa che indossare il niqab sia un dovere della donna islamica, tuttavia pensiamo che coloro cha hanno il desiderio di indossarlo debbano avere la possibilità di farlo.

Questa mossa ha quindi reso Tantawi oggetto di molte critiche – non solo da parte di coloro che sono favorevoli all’uso del niqab, ma, sorprendentemente, anche da parte di quelli che vi si oppongono. Le critiche nei suoi confronti si sono ulteriormente diffuse dal momento in cui egli ha spronato il ministro dell’istruzione a bandire l’ingresso nelle residenze universitarie alle studentesse che indossano il niqab.

Le critiche sono arrivate da organizzazioni egiziane per la difesa dei diritti umani, da attivisti e scrittori laici, così come da membri di movimenti politici islamici, compresi i Fratelli Musulmani, Al-Gamaa Al-Islamiya, e l’associazione del Fronte dei Dotti di Al-Azhar, un gruppo di studiosi appartenenti a questa istituzione che si sono riuniti in una propria organizzazione.

C’è stato anche un significativo dibattito online sulla questione: blogger, utenti di Facebook, visitatori di YouTube e membri di vari forum si sono uniti alla protesta, inserendosi nella discussione e nel dibattito sulla legittimità dell’azione di Tantawi.

Dato il furore creatosi, i media internazionali e locali stanno seguendo  gli sviluppi intorno a questa ondata di indignazione, e le azioni legali che alcuni avvocati e studenti hanno intrapreso contro Tantawi ed il ministro dell’istruzione. Diverse donne hanno protestato attivamente contro le decisione del ministro di bandire il niqab. Al di là del processo contro Tantawi, indagini sono state avviate da parte del parlamento egiziano, insieme alle richieste di rimuovere Tantawi dalla sua posizione.

Il grande imam ha cercato di difendersi dalla pubblica indignazione dicendo che, mentre egli rispetta la decisione di indossare il niqab, lo trova però inutile all’interno di un’aula in cui studenti e insegnanti sono tutti donne.

Un punto di vista che emerge dal dibattito pubblico sostiene che il divieto di indossare il niqab sia emblematico dell’influenza del governo su Al-Azhar e della sua manipolazione di questa istituzione, piuttosto che rappresentare una decisione derivante  dalla giurisprudenza religiosa.

Alcune personalità dei media hanno sostenuto che Al-Azhar si stia preoccupando per il proprio calo di influenza, essendo continuamente contrastata dal movimento salafita egiziano, finanziato dai sauditi, il quale supporta un’interpretazione rigida e ristretta dell’Islam, ed è noto per le sue posizioni che tendono ad esacerbare le tensioni settarie in altre società, comprese quelle del Pakistan e dell’Azerbaigian. Io credo, in effetti, che sia l’influenza di questo movimento che ha portato ad un aumento dell’estremismo e del terrorismo in Egitto negli ultimi anni. 

Altri ritengono che Al-Azhar,  che riceve supporto finanziario dal governo egiziano, stia perseguendo una linea filogovernativa e adottando una posizione che favorisce l’esecutivo – poiché il governo stesso è incline a contrastare questo movimento influenzato dai sauditi.

Che agisca indipendentemente o per conto del governo, le implicazioni della posizione di Al-Azhar sono ovvie in Egitto: le donne che indossano il niqab sono solitamente molto conservatrici. Molte di loro vivono nelle aree più povere , dove l’influenza dei gruppi politici islamici è maggiore. Così, a torto o a ragione, molti credono che il governo stia cercando di limitare il coinvolgimento di queste donne nella società – esse possono entrare nelle scuole o in altre istituzioni pubbliche secondo le condizioni definite dallo stato. Inoltre, molti pensano che lo stato stia tentando di contrastare il potere di attrazione dei gruppi politici islamici vietando  l’abbigliamento che ad essi è associato.

Ad ogni modo, se l’obiettivo era quello di contenere tali gruppi, la mossa ha fallito. Il divieto ha fornito agli sheikh, ai canali satellitari, ai siti web e ai seguaci salafiti, l’opportunità per diffondere in misura ancora maggiore la propria parola, guadagnando simpatie e ottenendo un maggior sostegno da parte dell’opinione pubblica.

Al-Azhar, comunque, ha un modo per riguadagnare il proprio ruolo guida nel sostenere i valori musulmani tradizionali: lo stato dovrebbe darle pieni poteri come istituzione indipendente, e permettere ai suoi dotti di eleggere il grande imam, piuttosto che nominarlo dall’alto. Questa mossa permetterebbe ad Al-Azhar di riguadagnare la fiducia dell’opinione pubblica e di tornare ad essere influente, continuando al contempo il suo lavoro per sconfiggere le idee estremiste. Ma ciò può accadere solo se il governo sarà pronto a tracciare una chiara e netta divisione fra religione e politica.

Yasser Khalil è un giornalista e ricercatore egiziano

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