14/11/2009

Original Version: Lebanon’s Hariri, Hezbollah form new government

Cinque mesi dopo che la coalizione filo-occidentale aveva battuto di misura l’opposizione guidata da Hezbollah alle elezioni libanesi di giugno, le due parti hanno raggiunto un accordo per la formazione di un nuovo governo. La prossima sfida sarà quella delle armi di Hezbollah – scrive il giornalista Nicholas Blanford

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I leader rivali in Libano hanno raggiunto un accordo per la formazione di un nuovo governo – cinque mesi dopo che la coalizione appoggiata dall’Occidente aveva ottenuto una risicata vittoria elettorale contro l’opposizione guidata da Hezbollah.

La formazione di un governo di unità nazionale, che comprende due membri di Hezbollah, potrebbe inaugurare un periodo di stabilità per il Libano, che tenta di trovare una via d’uscita da cinque anni di turbolenze politiche e spargimenti di sangue.

Molte sfide, tuttavia, restano; non ultime le tensioni sul carattere armato di Hezbollah, che sono state messe in evidenza ancora una volta la settimana scorsa, con il sequestro, da parte di Israele, di una nave da carico che trasportava 500 tonnellate di armi e munizioni destinate presumibilmente al gruppo militante sciita. Il Libano resta incastrato tra le rivalità regionali e gli interessi divergenti di Siria, Israele, Arabia Saudita e Iran – fattori che, secondo gli analisti, praticamente paralizzeranno la capacità decisionale di Saad Hariri, il primo ministro incaricato, e del suo nuovo governo, in materia di politica estera.

“Ci sarà un delicato equilibrio nel paese”, afferma Sateh Noureddine, editorialista del quotidiano libanese As-Safir. “Il governo sarà in grado di risolvere questioni minori relative ai problemi sociali ed economici, ma non sarà in grado di trattare le grandi problematiche politiche relative alla Siria, a Israele, all’Iran – tutto ciò che riguarda la politica estera del Libano”.

‘La possibilità di risorgere’

Le identità dei 30 nuovi ministri sono state svelate lunedì notte, a seguito di un incontro tra Hariri, il presidente libanese Michel Suleiman, e Nabih Berri, il presidente del parlamento. I portafogli ministeriali sono stati divisi tra i blocchi a livello politico, riflettendo le loro rispettive quote in parlamento.

Il blocco del 14 Marzo, una coalizione costituita prevalentemente da cristiani e sunniti, che è sostenuta dall’Occidente così come dall’Arabia Saudita, ha ottenuto 15 poltrone. All’alleanza guidata dai parlamentari di Hezbollah, che comprende principalmente sciiti e cristiani, sono state assegnate 10 poltrone – due delle quali sono andate a politici di Hezbollah. I restanti cinque ministeri sono stati occupati da persone scelte dal presidente, politicamente neutrale.

“Il nuovo esecutivo permetterà ai libanesi di rinnovare la fiducia nelle loro istituzioni, o li porterà a sperimentare nuovamente la loro passata incapacità di raggiungere un consenso”, ha detto Hariri. “So che le esperienze della fase precedente non sono state incoraggianti …. Il Libano è quasi scivolato verso l’ignoto, ma la fiducia nella perseveranza del popolo libanese ci ha fatto vincere la lotta, dando al paese la possibilità di risorgere.”

Hariri ha detto che il suo governo si concentrerà sull’economia, la riforma amministrativa, e l’attuazione di un antico progetto di privatizzare alcuni servizi dello Stato.

Anche se lo schema 15-10-5 per l’assegnazione delle poltrone ministeriali era stato concordato poco dopo le elezioni di giugno, il processo si era impantanato nelle discussioni su chi avrebbe ottenuto i diversi ministeri.

Le controversie interne del Libano riflettono spesso più ampie lotte di potere tra rivali regionali che appoggiano le fazioni in competizione nel paese. Ma la contrattazione sulla distribuzione dei portafogli ministeriali questa volta sembra essere stata un affare interno. La situazione di stallo si è finalmente sbloccata la settimana scorsa, quando la Siria e l’Arabia Saudita hanno fatto pressioni sui rispettivi alleati libanesi.

Il prossimo passo: definire la “resistenza” di Hezbollah

La fase successiva sarà l’elaborazione di una dichiarazione politica del governo. L’elemento chiave della dichiarazione sarà lo status della “resistenza” – l’ala militare di Hezbollah, le cui attività hanno fatto entrare il gruppo nella lista del Dipartimento di Stato USA delle organizzazioni terroristiche. Il precedente governo di unità nazionale aveva riconosciuto la legittimità della lotta della “resistenza” per liberare il rimanente territorio libanese sotto occupazione israeliana.

“La stesura della dichiarazione ministeriale non sarà affatto un problema, sulla base del fatto che, parallelamente al riconoscimento libanese della risoluzione 1701 [che pose fine alla guerra tra Israele ed Hezbollah nel 2006], è nel diritto del popolo, dell’esercito, e della resistenza recuperare le terre occupate con tutti i mezzi disponibili “, ha dichiarato Suleiman, secondo quanto riportato dai giornali libanesi martedì scorso, riecheggiando la frase contenuta nella dichiarazione politica del precedente governo. 
Il nuovo governo dovrebbe ribadire quella clausola, anche se certamente così facendo andrà incontro alle obiezioni di ministri che si oppongono al carattere armato di Hezbollah, in particolare quelli provenienti da alcuni partiti cristiani, come ad esempio le Forze Libanesi e le Falangi Libanesi (queste ultime, in particolare, hanno in effetti minacciato di rifiutare il ministero che è stato loro offerto e di uscire dalla coalizione del 14 Marzo (N.d.T.) ).

In ogni caso, vi è accordo tra la maggior parte dei leader politici sul fatto che la sorte delle armi di Hezbollah sia il tema più controverso che il paese si trova di fronte, e richieda tempo e condizioni di stabilità per raggiungere un compromesso. Suleiman ha affermato che intende riconvocare le sessioni del dialogo nazionale, una tavola rotonda istituita nel 2006, che riunisce gli alti dirigenti del Libano per risolvere le questioni in sospeso. Molti libanesi hanno paura di una ripetizione della mini-guerra civile scoppiata nel maggio 2008, quando Hezbollah e i suoi alleati invasero brevemente le aree sunnite di Beirut in risposta a una decisione del governo volta ad arginare la rete di comunicazione interna di Hezbollah.

“Gli ostacoli principali legati al governo sono stati superati, e la questione delle armi di Hezbollah sarà affrontata nel dialogo nazionale”, afferma Ousama Safa, direttore del Lebanese Center for Policy Studies. “Dovremmo sperimentare un minimo di stabilità per un po’, ma non aspettatevi alcuna modifica sconvolgente da parte del governo”.

Nicholas Blanford è corrispondente dal Libano per il Christian Science Monitor; ha collaborato anche con giornali come il libanese Daily Star ed il Times di Londra; è autore di “Killing Mr Lebanon: The assassination of Rafik Hariri and its Impact on the Middle East”; vive in Libano dal 1994

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