15/11/2009
Original Version: المسكوت عنه في المسألة الحوثية ومسائل أخرى
La ribellione degli Houthi contro lo stato yemenita ebbe inizio nella prima metà di questo decennio e si rafforzò negli anni successivi. Essi si proposero come i rappresentanti della confessione sciita zaidita “perseguitata” nello Yemen. Prima ancora, era apparso Hezbollah in Libano e in altri paesi, proponendosi come il rappresentante della confessione sciita duodecimana (il termine “duodecimano” deriva dai 12 imam che vengono riconosciuti da questa confessione sciita, maggioritaria nel panorama dello sciismo mondiale (N.d.T.) ). Tutti questi movimenti si sono alleati con potenze straniere a spese degli interessi nazionali dei loro rispettivi paesi. La potenza straniera in questione è l’Iran. Tuttavia, un interrogativo giunge alla mente: perché questi movimenti collaborano con un paese come l’Iran a spese degli interessi nazionali delle loro rispettive patrie? So bene che quello di “interesse nazionale” è un concetto ampio e flessibile, la cui interpretazione può variare a seconda del retroterra ideologico o addirittura cognitivo, nel migliore dei casi, e che può piegarsi a interessi ristretti e di parte, nel peggiore. In ogni caso, questo concetto resta in buona parte ambiguo, e di conseguenza ciò che la leadership di un paese definisce come interesse nazionale è semplicemente l’interpretazione che ha la meglio. Ma torniamo all’interrogativo appena posto.
Alcuni potrebbero ritenere che l’affinità confessionale sia l’elemento fondamentale. L’Iran è uno stato che fa dell’adozione della scuola giuridica jaafarita (sciita) il primo articolo della propria costituzione, e si presenta come il protettore dei deboli della Terra, e come il rappresentante dello sciismo in ogni luogo. Siccome la confessione zaidita nello Yemen e la confessione jaafarita duodecimana in Libano appartengono entrambe allo sciismo, sembrerebbe necessario che vi sia un’alleanza fra esse e l’Iran su una base confessionale. Ma io non credo che sia così. Il governo dei mullah in Iran non è legato alla questione dottrinale nella confessione duodecimana, quanto piuttosto a una questione di politicizzazione, ovvero l’ideologizzazione di questa confessione per scopi politici legati all’influenza ed agli interessi dello stato iraniano. E’ a questo che puntava l’Ayatollah Khomeini quando teorizzò il concetto del velayat-e faqih (il “governo del giurisperito”, esperto nella giurisprudenza islamica, il quale, come tale, ha le qualità per guidare la comunità (N.d.T.) ), che in realtà significa la “dittatura” del giurisperito, la trasformazione della città santa di Qom nel centro di questa forma di governo, e la trasformazione dell’Iran nel signore del mondo islamico. Infatti, quando l’Iran appoggia questa o quella fazione nel mondo arabo, non cerca semplicemente di diffondere la confessione sciita, o di esportare la Rivoluzione islamica appoggiando i deboli del mondo, ma piuttosto di realizzare obiettivi politici ben determinati. Tuttavia l’interrogativo che ho posto non riguarda la condotta dell’Iran, poiché essa non richiede un grande sforzo di interpretazione. L’interrogativo è perché gli Houthi nello Yemen, o un’ampia parte degli sciiti in Libano ed in altri paesi, accolgano l’appello iraniano. Ed è a proposito di questo interrogativo che vengono taciute alcune cose.
A mio modesto parere, le ragioni alla base di questo fatto (ovvero del fatto che una data fazione in questo o quel paese arabo si getti nelle braccia di una potenza straniera che ha determinati obiettivi politici) non hanno alcun rapporto con la dottrina o la confessione religiosa. Ma non sono neanche gli obiettivi politici della potenza straniera ad attirare alcune fazioni nel mondo arabo, quanto piuttosto il comune interesse. La questione, in definitiva, è infatti una questione di coincidenza di interessi, nient’altro. Hezbollah in Libano, che si pone come il rappresentante degli sciiti nel paese, non avrebbe questo peso e questa forza se non fosse per il sostegno economico e militare iraniano. Tuttavia, cosa ha fatto questo partito per ottenere le “simpatie” iraniane e diventare il figlio prediletto dell’Iran in Libano? Tutto ciò che ha fatto è stato giocare la carta dei diritti negati degli sciiti in Libano. E’ questa la verità. Gli sciiti in Libano, sebbene siano la maggioranza, hanno visto negati i propri diritti a causa del sistema confessionale libanese, e del sistema politico ed economico di tipo “feudale”. Gli sciiti si sono resi conto di questo fatto, ed è per questa ragione che sono emersi prima Musa al-Sadr, poi il partito Amal, ed infine Hezbollah, che hanno fornito agli sciiti quei servizi che avrebbe dovuto fornire lo stato libanese. Gli sciiti si sono pertanto gettati nelle braccia di queste formazioni e dello stato iraniano che le sosteneva, e così l’Iran ha capito come condurre il gioco.
Nello Yemen, gli Houthi da un punto di vista dottrinale e confessionale sono più vicini allo sciismo duodecimano maggioritario in Iran che non allo zaidismo prevalente nello Yemen, il quale non riconosce molti dei principi duodecimani. Lo sciismo duodecimano a sua volta non riconosce l’imamato di Zayd bin Ali, da cui è nato lo zaidismo. Alcuni hanno pertanto sostenuto fin dall’inizio che gli Houthi non sono zaiditi, affermando che sarebbero una setta fuoriuscita dallo zaidismo, chiamata “jarudiya”. Ma questo non è importante, se l’ambito di discussione è politico. L’interrogativo dunque è: cosa spinge gli Houthi a gettarsi nelle braccia dell’Iran, il quale cerca di creare una cintura di stati sciiti che circondino il cuore della penisola araba – ovvero l’Arabia Saudita – dall’Iraq al Libano a nord, e dalla parte orientale a quella meridionale della penisola araba a sud, dove si trovano cospicue minoranze sciite? Gli Houthi non hanno interesse ad aprire un nuovo fronte con Riyadh, ed io credo alle loro dichiarazioni a questo proposito. Tuttavia Teheran ha invece interesse a farlo. Perché gli Houthi sembrano dunque sottomettersi al volere di Teheran? La risposta va cercata all’interno dello Yemen, poiché all’interno è sempre possibile trovare tutte le risposte. Non posso pensare alla questione degli Houthi senza che mi torni in mente la questione delle manifestazioni per la secessione nel sud dello Yemen. Entrambe le questioni sembrano infatti convergere in un punto.
Le regioni zaidite nel nord dello Yemen sono state emarginate fin dalla rivoluzione del 1962, così come le regioni del sud sono state emarginate dai tempi della guerra di secessione del 1994. Spero che nessuno voglia nascondere la testa sotto la sabbia per far finta di non vedere queste verità. Lo zaidismo governò lo Yemen per molti secoli. Poi gli zaiditi, all’improvviso, si sono ritrovati emarginati. La popolazione del sud aveva uno stato indipendente, ed ecco che ora, nonostante i suoi sacrifici, essa si trova in uno stato di subordinazione. Se essa si getterà nelle braccia di qualche potenza straniera, la condanneremo? Si, condanniamola, ma prima cerchiamo le cause. E questo, per arrivare ad una soluzione.
A mio avviso, la soluzione sta in un punto essenziale, dal quale derivano tutte le soluzioni successive: uno stato moderno che ci allontani dal concetto di stato arabo tradizionale. Lo stato, secondo il concetto arabo tradizionale, è lo stato di chi detiene il potere, ovvero è un affare privato di una determinata classe. Questa è una cosa che bisogna cambiare. Lo stato moderno si basa sulla giustizia, sull’uguaglianza e sullo stato di diritto nella cornice di un concetto di cittadinanza uguale per tutti, in cui l’individuo viene trattato come un cittadino con pari diritti. Attraverso gli apparati e le istituzioni dello stato moderno, l’individuo e ed il gruppo possono esprimere se stessi ed i loro problemi, affinché a tali problemi vengano trovate delle soluzioni, in un clima che garantisca i diritti e la libertà di esprimerli. In assenza di tutto questo, la violenza o il gettarsi nelle braccia di potenze straniere sono solo questione di tempo.
Il fenomeno di Hezbollah in Libano e quello degli Houthi nello Yemen sono questioni a cui porrà rimedio il tempo, come è già accaduto in passato. Tuttavia non potremo confidare nel fatto che tali fenomeni non faranno più la loro comparsa, fino a quando lo stato arabo rimarrà fondato su una struttura tribale, classista, e settaria.
Turki al-Hamad è uno scrittore e giornalista saudita di orientamento liberale; è autore di opere che hanno fatto scalpore nei paesi del Golfo; in conseguenza di tali opere è stato oggetto di diverse fatwa da parte di al-Qaeda in cui egli è accusato di apostasia




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