20/11/2009
Original Version: Another way of understanding Moroccan extremism
Il fatto che solo alcune minoranze negli slums delle grandi città marocchine abbiano fatto ricorso all’estremismo, da cui sono invece rimaste esenti le pur poverissime zone rurali del paese, dimostra che l’estremismo non è solo un prodotto della povertà, ma anche dell’emarginazione sociale – scrive l’accademico marocchino Mohsine El Ahmadi
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Negli anni seguenti agli attacchi terroristici che sconvolsero Casablanca il 16 maggio del 2003, un certo numero di osservatori ha ipotizzato una relazione di causa-effetto fra l’esistenza delle periferie degradate e l’esplosione della violenza terroristica basata su un’interpretazione distorta del Corano. Secondo queste argomentazioni, l’arretratezza sociale sarebbe l’humus ideale per la proliferazione della violenza, in particolare di quella sostenuta in nome della religione.
Nel Marocco, gli slums sono una realtà che esiste da tempo, le cui origini si possono far risalire al periodo coloniale del XIX secolo. A quell’epoca, vennero costruite nuove città soprattutto per ospitare i coloni francesi, spagnoli e portoghesi. Conseguentemente, la popolazione del Marocco che prima risiedeva nelle campagne lasciò, con un esodo di massa, le proprie abitazioni per approfittare delle nuove opportunità economiche che nascevano in queste città. Ma all’epoca fu impossibile assorbire questa migrazione rurale nello spazio cittadino.
I “Petits Marocains”, come gli espatriati erano soliti chiamare gli indigenti provenienti dalle campagne, crearono un nuovo tipo di periferia: gli slums. Queste baraccopoli proliferavano attorno alle grandi città: Casablanca, Rabat, Meknes, Fez, e altre ancora.
Gli slums sono degli spazi degradati, privi di condizioni e servizi primari come l’acqua, l’elettricità, i servizi igienici, un sistema di istruzione, e una rete di trasporto, dove confluiscono le classi sociali cosiddette vulnerabili. Questo degrado, secondo gli osservatori, è all’origine del comportamento antisociale della popolazione di queste periferie. Gli abitanti degli slums, essendo economicamente emarginati, hanno sviluppato una controcultura che molto spesso si rivela essere un rifiuto del sistema di valori dominante.
In passato, queste aree dove l’ordine pubblico era al collasso, soprattutto a Carrière Centrale, la vasta baraccopoli di Casablanca, erano già il terreno fertile in cui nacque e crebbe la ribellione dei marocchini emarginati che si rivoltarono contro l’occupazione francese nell’ambito del movimento nazionalista degli anni precedenti il 1956, data in cui il Marocco ottenne l’indipendenza. Dopo il 1956, la zona di Carrière Centrale è diventata il focolaio del fermento rivoluzionario delle piccole classi lavoratrici contro lo stato.
Oggi, gli slums svolgono la stessa funzione di protesta sociale, ma adesso l’ideologia che alimenta le agitazioni ha le sue radici nella religione. Questo tipo di islamismo – o di Islam di matrice politica – ha assunto sia la forma di un’ideologia basata sulla protesta sociale, sia quella di un’etica religiosa che rivendica il potere. E, sotto quest’ultima veste, promette giustizia universale nella vita terrena e salvezza nell’aldilà.
Tutto questo sostituisce il socialismo e il comunismo, diventando il mezzo per esprimere il rifiuto della sofferenza da parte di coloro che non possiedono nulla. Questo rifiuto, recentemente, si è fatto sentire nel modo più estremo: con attentati, o falliti attentati, a Casablanca, soprattutto quelli pianificati negli slums di Sidi Moumen, Douar Toma e Douar Scuela.
Una spiegazione esauriente delle cause dell’estremismo può includere la povertà e la disoccupazione. Ma questi fattori sociali sono solo una parte della spiegazione. L’area rurale del Marocco, sebbene soggetta alle stesse condizioni svantaggiate, non è ricorsa al terrorismo.
Le zone di campagna sono ancora strutturate secondo uno stile di vita tradizionale che include forti gerarchie, rituali sociali e religiosi, e valori tribali ai quali è ancorata l’esistenza del Marocco rurale.
Questo non è affatto il caso degli slums, che sono assolutamente disconnessi da strutture formali e dal tessuto sociale comune del Marocco, diventando, così, più sensibili all’influenza ideologica dell’Islam estremo e politicizzato.
Così, quei pochi abitanti degli slums che hanno ripiegato sul terrorismo non sono solo un prodotto della povertà, ma anche dell’emarginazione sociale che li rende facili prede di organizzazioni come Ansar Al-Madhi o Takfir wa al-Hijra, che diffondono l’ideologia di Al-Qaeda nel Marocco allo scopo di addestrare i giovani per compiere attentati in nome dell’Islam.
Per liberare i giovani del Marocco da coloro che vogliono approfittare della loro condizione subalterna al fine di indottrinarli all’estremismo, è necessaria una riforma totale del sistema educativo, della sfera religiosa e della società, soprattutto incentivando la crescita economica e la giustizia sociale. Così facendo, la popolazione emarginata delle baraccopoli marocchine avrà maggiore probabilità di inserirsi adeguatamente nel tessuto sociale e politico del paese.
Mohsine El Ahmadi è un accademico marocchino; è visiting scholar presso la Georgetown University




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