Turchia: populismo pragmatico o estremismo islamico?

23/11/2009

Original Version: Pragmatic populism or Islamic extremism?

Le recenti tensioni fra Ankara e Gerusalemme, e il riavvicinamento con l’Iran, hanno spinto molti a parlare di una tendenza “islamista” della Turchia.  Ma la politica estera turca è dettata da un populismo pragmatico, più che dall’islamismo – sostiene l’analista turco Ömer Taşpinar

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Come può uno stato che si ritiene stia assumendo una politica autoritaria al suo interno, ed una politica estera di tipo islamista, promuovere un “pacchetto di democratizzazione” per il popolo curdo e aprire un dialogo con l’Armenia?

L’iniziativa di riforma curda, che estenderà i diritti culturali dei curdi, viene applaudita sia dall’UE che da Washington. Provvedimenti di tale portata democratica, diretti a trovare una soluzione pacifica al problema curdo, potrebbero sostenere l’ingresso di Ankara nell’UE, un processo che è ormai in fase di stallo. Si potrebbe così sostenere che affrontando la questione curda, il partito “Giustizia e lo  Sviluppo” (AKP) al governo in Turchia stia anche cercando di aumentare le possibilità turche di ingresso nell’UE. Lo stesso vale per l’apertura nei confronti dell’Armenia. Il riavvicinamento tra Turchia e Armenia è una priorità cruciale per l’amministrazione Obama. Il presidente americano ha bisogno di una scusa per salvare la faccia in modo da poter convincere la lobby armena ed il Congresso in America che la strada da intraprendere con la Turchia non passa per il riconoscimento del genocidio. Quindi, migliorando i rapporti con Erevan, Ankara sta di fatto migliorando anche i rapporti con Washington.

Dunque, cosa c’è di islamista in questa politica? Gli scettici argomenteranno che le strette relazioni tra Ankara e l’Iran, ed i recenti problemi con Israele, illustrano le tendenze islamiste nella politica estera turca. Ma è possibile dire che l’atteggiamento turco nei confronti dell’Iran sia basato su un concetto di solidarietà islamica? Un governo più laico in Turchia seguirebbe forse una politica diversa nei confronti dell’Iran? I due paesi sono legati da contratti commerciali ed energetici per oltre 10 miliardi di dollari. E’ mia opinione, di conseguenza, che la politica turca riguardo all’Iran sia maggiormente orientata verso gli interessi economici e la “realpolitik”.

Per quanto riguarda Israele, le politiche del governo e dell’AKP riflettono i sentimenti dell’opinione pubblica turca. In altre parole, la rabbia della Turchia verso Israele non deriva dall’islamismo presente nel paese, ma è piuttosto un’espressione populista della frustrazione e della volontà di punire Israele per l’uccisione di 1.400 civili innocenti a Gaza, all’inizio di quest’anno.

C’è forse bisogno di essere islamisti per sentirsi indignati? Questo è il motivo per cui non ha molto senso parlare di una svolta islamista nella politica estera turca. La Turchia sta diventando un paese dove l’opinione pubblica ha un peso maggiore che in passato. Il populismo e la democrazia spesso vanno di pari passo. Dopotutto, i politici alla guida di stati democratici devono tenere sempre in conto le elezioni e il risultato delle urne. Essi pertanto sviluppano una tendenza cronica a seguire i sondaggi, e fanno del loro meglio nel cercare il consenso presso gli elettori. In questo senso L’AKP non fa eccezione. E’ più un partito populista che islamista. Se l’UE è popolare presso l’opinione pubblica, l’AKP spingerà maggiormente per una riforma europeista. Se la gente è delusa dall’UE, come sembra essere il caso, ci sarà meno appoggio politico in tal senso.

Ma dunque, non vi sono pericoli nel populismo? La risposta dipende dal contesto economico e sociale. L’opinione popolare può alcune volte orientarsi verso ideologie estreme ed eleggere politici estremisti. Dopotutto anche Hitler fu regolarmente eletto, ed era apprezzato dal popolo tedesco. Ma chiunque osservi la Turchia in maniera oggettiva, concorderà sul fatto che l’opinione pubblica turca è piuttosto pragmatica. Gli elettori turchi, come quelli dell’Occidente democratico, guardano innanzitutto alla situazione economica. I bisogni primari sono molto più importanti delle ideologie. Quindi, se l’AKP non fosse in grado di gestire l’economica adeguatamente, con buone probabilità perderebbe le elezioni. Per questo motivo, la creazione di posti di lavoro, il tasso di crescita economica, la bilancia commerciale ed il volume di affari con gli stati vicini rappresentano fattori cruciali per i politici democraticamente eletti in Turchia. Nessun governo eletto in modo democratico può permettersi di ignorare tali questioni. Per questi motivi, i sistemi democratici tendono al pragmatismo. La necessità di essere rieletti invita i politici alla moderazione. Non ci sono motivi di dubitare che l’evoluzione della politica turca non segua queste stesse dinamiche.

Ömer Taşpinar è un analista turco esperto di relazioni con l’Unione Europea, Islam politico, questioni mediorientali e questione curda

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