29/11/2009
Original Version : Géopolitique de l’eau: une source de conflits au Proche-Orient
La scarsità delle risorse idriche sarà una delle ragioni scatenanti dei prossimi conflitti in Medio Oriente, e già oggi costituisce una fonte di aspre tensioni fra i paesi della regione. Solo la cooperazione regionale e la condivisione delle risorse secondo criteri di sostenibilità potranno garantire la risoluzione dei conflitti e un futuro di pace – scrive il ricercatore algerino M. Zouaoui Mourad. Per leggere la prima parte clicca qui
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Geopolitica dell’acqua : il futuro
1- La salvaguardia delle risorse idriche
La crisi idrica è grave, e l’umanità non può permettersi di ignorarla. I dirigenti politici dovrebbero raddoppiare gli sforzi per attuare politiche e prassi in grado di garantire l’avvenire del pianeta. La strategia più importante consiste nel preservare le risorse idriche e nel purificare le acque inquinate. Detto altrimenti, gli esseri umani devono smettere di pensare che l’acqua sia una risorsa inesauribile che possono sprecare per soddisfare tutti i loro bisogni e capricci. Dovranno cambiare le loro abitudini e soddisfare questi bisogni in funzione delle risorse idriche disponibili. Grazie a alcune tecniche sperimentate e accessibili, l’agricoltura potrebbe ridurre il suo consumo di acqua del 50%, l’industria del 90%, e ogni agglomerato urbano di un terzo, senza che la produzione economica o la qualità della vita vengano sacrificate.
Alcuni specialisti dell’ambiente hanno descritto in modo dettagliato le tecniche e le pratiche che permetterebbero di diminuire il consumo di acqua nel settore dell’agricoltura. Le enormi sovvenzioni accordate per l’irrigazione delle colture non sostenibili su terre aride devono essere soppresse. Solo le terre ricche di acqua dovrebbero essere utilizzate per le colture alimentari avide di questa sostanza. Inoltre, le prove che l’allevamento intensivo nuoce alle risorse idriche, agli animali e agli essere umani sono sempre più numerose e indiscutibili. Di conseguenza, bisogna bandire, o almeno regolamentare severamente, questo tipo di allevamento. Bisogna anche vietare l’uso di pesticidi, di erbicidi, di antibiotici, di nitrati e di fertilizzanti, o esigere che quest’uso sia sottomesso a un controllo draconiano. Le risorse idriche esistenti non permettono un’agricoltura di tipo industriale. Bisogna perciò chiamare tutti i governi a legiferare per contrastarla. Bisogna, allo stesso modo, creare dei programmi internazionali, favorendo le colture e l’allevamento su piccola scala. Nei paesi mediterranei e in tutto il mondo, le massicce perdite d’acqua, causate da cattivi metodi di irrigazione, potrebbero essere facilmente e considerevolmente ridotte. E’ sufficiente far ricorso a tecniche nuove e più efficaci, a una migliore gestione e a pratiche agricole ecologiche, che con l’irrigazione a goccia e l’utilizzo di irrigatori permettono di economizzare l’acqua. I sistemi di irrigazione a goccia distribuiscono l’acqua direttamente ai piedi o alle radici della pianta, evitando l’evaporazione. Con il metodo classico, l’80% dell’acqua distribuita defluisce o evapora. Attualmente, il sistema a goccia è impiegato solo sull’1% delle terre irrigate del pianeta.
Per alcune migliaia di agricoltori e contadini poveri del Mediterraneo (al Sud e in Medio Oriente) l’irrigazione a goccia e altre tecniche concepite per le piccole aziende agricole rappresentano i soli mezzi per assicurare una distribuzione di acqua equa e duratura. Per questo si ritiene sempre più che la produzione agricola su piccola scala praticata dai coltivatori sia un esempio da seguire in materia di economia dell’acqua. Unite a metodi di irrigazione più ecologici, le soluzioni alla crisi dell’acqua devono anche fondarsi su un rifiuto molto più fermo dei progetti di grandi dighe e di deviazione dei corsi d’acqua. I fiumi che sfociano nel mare devono essere liberati in modo che le loro acque possano alimentare i bacini idrografici e offrire un habitat propizio alla vita acquatica. Questa rigenerazione richiederà degli anni, ma la natura farà la sua parte se si metterà fine alla costruzione delle dighe. La protezione della natura e lo sviluppo delle società umane rientrano nelle competenze di una pratica globale orientata alla cooperazione locale, regionale e internazionale. Il rispetto della natura deve diventare l’obiettivo principale del movimento mondiale per la preservazione dell’acqua. Infine è indispensabile obbedire a una legge fondamentale della natura: il ritmo d’estrazione dell’acqua proveniente da una falda sotterranea non può oltrepassare quello del suo rinnovamento naturale, altrimenti i nostri figli conosceranno una totale penuria idrica. In materia di acqua dolce, la legge della natura è chiara, l’estrazione non può superare il rinnovamento.
2- I diritti fondamentali
L’adozione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo da parte dell’ONU ha segnato una svolta decisiva nel lungo cammino intrapreso dalla comunità internazionale per difendere il primato dei diritti dell’uomo e del cittadino su ogni forma di tirannia politica o economica. Eppure, mezzo secolo più tardi, un buon miliardo di persone si vede ancora rifiutare l’esercizio di uno dei diritti fondamentali garantiti nel trattato internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali: il diritto di disporre di acqua potabile. Nel corso degli ultimi cinquant’anni, i diritti del capitale privato sono aumentati in maniera esponenziale, mentre i diritti dei poveri non hanno smesso di regredire sulla scacchiera politica. Non è un caso che l’impoverimento delle risorse idriche in tutto il mondo si sia verificato contemporaneamente alla crescita del potere delle multinazionali e di un sistema finanziario mondiale responsabile dell’espropriazione delle collettività, dei popoli autoctoni e dei piccoli agricoltori. La sicurezza idrica e ecologica del pianeta e dell’umanità è totalmente incompatibile con la vendita dell’acqua ai migliori offerenti sul libero mercato. Se i cittadini perdono tutta l’influenza su questo prezioso bene comune, non potranno più stabilire le condizioni più propizie per la sua conservazione e la sua equa divisione.
I movimenti popolari in favore della preservazione dell’acqua devono assolutamente porre l’accento sull’instaurazione dei diritti fondamentali all’acqua per tutti. Questa ferma posizione esige che si oppongano con vigore alla privatizzazione delle riserve mondiali di acqua dolce. Gli Stati devono capire che è loro responsabilità proteggere le risorse idriche e fornire l’acqua a tutti i cittadini, poiché si tratta di un diritto fondamentale. Certo, non bisogna scartare la possibilità che gli Stati fatturino il consumo d’acqua con lo scopo di evitarne lo spreco. Ma questa pratica non può che emergere da un sistema pubblico le cui spese non saranno destinate a arricchire gli azionisti e i presidenti o i direttori generali, ma a rigenerare l’acqua, a riparare le infrastrutture e a costruire delle reti di accesso universale all’acqua. All’inizio del XXI secolo, l’acqua è al centro del futuro economico e della stabilità delle società dei paesi della sponda sud del Mediterraneo. La posta in gioco è enorme. L’impasse criminale nel conflitto arabo-israeliano dovuta alla politica del governo israeliano, una politica di creazione di nuovi fatti compiuti (colonizzazione, espropriazione delle terre, muro di separazione, genocidio di Gaza), rende la risoluzione delle questioni relative all’acqua più difficile, anche se in futuro una risoluzione del conflitto sembrerebbe probabile. Ma ciò che è imperativo, è avere la volontà di compromesso, la saggezza e la visione orientata al futuro; c’è da guadagnare nella cooperazione e c’è da perdere, o meglio, da non guadagnare, nell’assenza di cooperazione. L’idea di cooperazione regionale non è più una scelta ideologica o un lusso politico, è piuttosto una necessità strategica da seguire. Ma chi dice “cooperazione regionale” in questo settore, come in altri, dice anche “risoluzione globale e giusta del conflitto arabo-israeliano”.
Questa crisi dell’acqua che affligge oggi i popoli del sud del Mediterraneo sarà forse all’origine della pace mondiale. Allora, grazie ai suoi sforzi, l’uomo riconoscerà che le acque sacre della vita sono patrimonio comune della terra e di tutte le specie, e che questo patrimonio deve essere salvaguardato per le generazioni future.
M. Zouaoui Mourad è un ricercatore algerino, esperto in economia industriale




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