11/12/2009
Original Version: LEBANON: Skewed Policies Widen Urban-Rural Divide
Il Libano, di solito ritenuto stranamente al riparo dalla crisi globale, in realtà vive un’economia a due velocità. Mentre Beirut risplende del proprio boom economico, le zone rurali del paese sprofondano nella più nera povertà – scrive la giornalista Mona Alami
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I marchi di lusso e i grandi negozi di moda che costeggiano le strade della capitale libanese possono far pensare che questo paese stia vivendo un momento di gloria, mentre il resto del mondo è in preda ad una grave recessione.
La realtà è diversa. Lontano dai marciapiedi scintillanti del centro, le persone vivono in estrema povertà, elemosinando per le strade di tutte le principali città del paese.
In netto contrasto con le strade lastricate dell’opulento distretto centrale di Beirut, che è sede di marchi del calibro di Fendi, Gucci, e Cartier, in uno dei vicoli dietro la strada principale dell’Università Araba, un uomo sulla sessantina vive nella sua vecchia macchina rotta.
“Da quando mio figlio è morto e io ho perso il lavoro in un’industria locale di materie plastiche, vivo per strada”, dice Hassan, che mendica lungo i marciapiedi per sopravvivere.
Secondo uno studio pubblicato nel 2008 dall’United Nations Development Programme (UNDP), circa l’8% della popolazione libanese vive in estrema povertà.
“Le persone che vivono sotto la soglia di povertà spendono meno di 2,4 dollari al giorno, il che significa che non possono permettersi nemmeno i più basilari generi alimentari”, sottolinea Raghed Assi, direttore del programma dell’ UNDP contro la povertà.
Un altro 20% della popolazione libanese vive sotto la soglia superiore della povertà, il che significa che puo’ spendere meno di 4 dollari al giorno.
Se si esce da Beirut e ci si addentra nei tormentati sobborghi di Tripoli, la seconda città del Libano, è molto comune vedere edifici fatiscenti abitati da famiglie numerose.
Ali, un membro della comunità alawita (una minoranza musulmana) che risiede a Jabal Mohsen, spiega: “Non ho un lavoro normale da oltre tre anni. Ho un lavoro part-time come meccanico in uno dei garage della città, e guadagno appena a sufficienza per sfamare la mia famiglia “.
Lo studio dell’UNDP ha mostrato notevoli disparità tra i livelli di povertà nelle varie regioni libanesi. “Per esempio, meno dell’1%, o più precisamente lo 0,67% dei residenti di Beirut, vive sotto la soglia di povertà, mentre questa percentuale raggiunge il 17% al nord, l’11,64% al sud, e il 10,81% nell’area della Bekaa. Un altro 5,85% della popolazione della capitale vive sotto i livelli superiori di povertà, mentre questa percentuale sale fino al 52,57% al nord e al 42,21% al sud”, sottolinea Assi.
La spesa annuale pro capite raggiunge i 2.650 dollari a Beirut, precipitando a 1.688 dollari al nord e a 2.000 dollari al sud. “Vi sono sacche di povertà anche in aree come Denniyeh, Akkar e Minieh nel nord, come pure attorno alla periferia di Beirut”, afferma Assi.
Il manager del programma dell’UNDP spiega che la disparità nei livelli di povertà può essere in parte legata alle politiche di governo che, fornendo agli investitori di Beirut maggiori incentivi e servizi, vanno a beneficio della capitale libanese e a scapito delle altre regioni.
“Le infrastrutture idriche ed elettriche sono in realtà più efficienti ed affidabili a Beirut. Gli investitori della capitale godono anche di incentivi fiscali, a differenza di quelli di altre regioni”, aggiunge Assi.
L’economista Ghazi Wazni spiega le significative disparità regionali con argomentazioni diverse. “L’instabilità politica e la litigiosità permanente del Libano rallentano la crescita, e scoraggiano gli investitori a venire in Libano. Ciò ha impedito l’attuazione delle riforme del 2007, previste dalla conferenza di Parigi III, che era dedicata alle sacche di povertà attraverso la promulgazione di nuove politiche sociali, economiche ed educative. ”
Il crescente deficit di cui soffre il Libano, che raggiunge i circa 50 miliardi di dollari di debito, aggrava ulteriormente il problema. “Molte delle riforme sono state rinviate a causa della mancanza di fondi, in quanto circa il 45% del bilancio annuale del governo è destinato a coprire il debito. Tuttavia, sono necessari solo 46 milioni di dollari per alleviare lo stato di estrema povertà del Libano,” afferma Wazni.
Un’altra ragione alla base del problema dell’attuale povertà in Libano è data dai bassi livelli di reddito. Lo stipendio medio nel paese non è stato adeguato all’inflazione galoppante (che secondo le proiezioni raggiungerà l’8% nel 2010) e all’erosione dei consumi. “Ciò risulta più significativo nei settori meno stabili, come l’agricoltura e le industrie manifatturiere”, dice Assi.
Negli anni precedenti la guerra civile del 1975-1990, il Libano era uno dei pochi paesi del Medio Oriente ad avere una fiorente borghesia, ma lo studio dell’UNDP dimostra che oggi non è più così.
“La crescente disparità tra ricchi e poveri può essere attribuita alla guerra civile, così come alle politiche economiche adottate dopo l’accordo di Taif del 1990, le quali si concentravano essenzialmente sul settore immobiliare e dei servizi, mentre escludevano una cospicua fetta della popolazione non impiegata in questi due specifici settori economici”, precisa Wazni.
Egli aggiunge che circa il 10% della popolazione controlla il 70% della ricchezza del paese. Secondo Assi, il 20% della popolazione è responsabile del 43% del consumo nazionale.
La realtà del sistema politico libanese, costruito sulla fedeltà a signori della guerra e a figure tribali che considerano i ministeri a mo’ di salvadanai personali, aggrava il problema della povertà. “In alcune regioni libanesi, qualsiasi sforzo di investimento individuale o governativo viene sistematicamente ostacolato dallo zaim (signore) del luogo, al fine di mantenere il controllo della popolazione locale”, afferma un ricercatore che ha voluto mantenere l’anonimato.
Mentre il governo finge di non vedere la povertà del Libano, una grande percentuale della popolazione vive senza sufficienti risorse di base, quali cibo, acqua ed elettricità.
Nel frattempo, Beirut continua a pullulare di attività e a risplendere di sfolgorante prosperità, affollata di grandi amanti dello shopping e turisti che sembrano non sapere o non essere interessati a come le persone vivono lontano dalle lussuose strade della capitale.
Mona Alami scrive da Beirut per l’Inter Press Service




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