
Il giorno 14 dicembre si è svolta a Roma la tavola rotonda “Islam e libertà religiosa in Europa – dopo il referendum svizzero contro i minareti” sul tema della libertà religiosa alla luce degli esiti del referendum popolare svizzero sull’edificazione di minareti. L’evento è stato ospitato dall’UNIMED, Unione delle Università del Mediterraneo, in collaborazione con la Fondazione Valenzi e la Fondazione Giuliano Gennaio, ed a cura della webzine MedArabNews. Tra i relatori intervenuti all’iniziativa, l’ex Ministro Alessandro Bianchi, l’ex Ministro Rocco Buttiglione, il Rettore dell’Università di Tunisi e presidente dell’UNIMED Abderraouf Mahbouli, il Vice-Presidente della Comunità Religiosa Islamica (COREIS) Yahya Pallavicini e la Prof.ssa Farian Sabahi, docente di Storia dei Paesi Islamici e Culture politiche dell’Islam presso l’Università di Torino e di Storia politica e sociale dell’Iran presso l’Università di Ginevra. L’incontro è stato presieduto e moderato dal Prof. Franco Rizzi, docente di Storia dell’Europa e del Mediterraneo all’Università di Roma Tre e Segretario Generale dell’UNIMED. Ad introdurre i lavori il Dott. Enzo Le Fevre Cervini, membro della redazione della webzine MedArabNews.

La tavola rotonda ha avuto come oggetto il recente bando dei minareti islamici dal paesaggio svizzero tramite referendum popolare. Il tema si presentava come una questione esemplificativa di un problema più generale, quello della libertà religiosa in Europa e del rispetto di culti diversi da quello cristiano nella prassi e non solo nelle leggi degli stati europei. In particolare, il dibattito si è incentrato sul tema del rapporto particolare intrattenuto tra stati e società europee con la religione islamica. Oggi culto appartenente a 12 milioni di cittadini europei eppure considerato estraneo alle tradizioni continentali e la cui diffusione è spesso ritenuta pericolosa dalle opinioni pubbliche nazionali, sia per i suoi legami con la questione dell’immigrazione sia per la generale diffidenza culturale e politica originatasi nei paesi occidentali nei confronti del mondo musulmano nel suo complesso all’indomani degli eventi dell’11 settembre.

Gli interventi hanno seguito tagli diversi. Il Prof. Rizzi ha sottolineato in apertura come pesi un (pre)giudizio morale e politico sull’Islam, visto come religione del fanatismo e dell’oscurantismo, e come i termini di questo (pre)giudizio si radichino profondamente in un atteggiamento culturale europeo che non si è mai del tutto emancipato dal colonialismo e da un certo orientalismo ad esso correlato; l’On. Buttiglione ha al contrario protestato contro la tendenza dell’Unione Europea, in particolare esemplificata dalla recente sentenza della Corte Europea di Strasburgo, ad espungere tutti i simboli religiosi dalla sfera pubblica producendo così uno spazio politico “vuoto”, e tracciando un parallelo tra l’intolleranza religiosa nei confronti della costruzione di minareti islamici e quella nei confronti dell’esposizione di simboli cristiani come i Crocifissi in luoghi pubblici come le scuole; il Vice-Presidente della Comunità islamica, Yahya Pallavicini, ed il Rettore dell’Università di Tunisi, Abderraouf Mahbouli, hanno ricordato come i musulmani europei abbiano dato vita ad un’interpretazione moderna ed originale dell’Islam, che ben si concilia con le società ospitanti, ma che nonostante questo stenta a vedersi riconosciuta dalle autorità statali, che vorrebbero imporle forme di rappresentanza ed organizzazione interna del tutto simili a quelle della Chiesa cattolica, senza tenere in conto le particolarità e l’autonomia di culti diversi dalla tradizione di maggioranza; l’ex Ministro Bianchi ha ricordato come la laicità dello Stato, di qualsiasi stato, rappresenti ancora la condizione sine qua non della convivenza civile tra persone di fedi e culture diverse e come il referendum e la decisione popolare diretta non rappresentino sempre i mezzi migliori per regolamentare materie sensibili come l’espressione di religioni diverse e la tutela del principio stesso di libertà religiosa; infine la Prof.ssa Farian Sabahi, concordando sull’importanza fondamentale del principio di laicità dello stato, ha criticato l’identificazione della Svizzera nell’immaginario popolare e nell’opinione pubblica internazionale come esempio di democrazia per eccellenza, richiamando quanto tardi siano state introdotte altre misure democratiche come ad esempio il diritto di voto alle donne, e come storicamente lo strumento della democrazia diretta tramite referendum più che l’espressione di una volontà progressista abbia in alcuni casi prodotto perversi fenomeni di regressione culturale in alcuni cantoni. Tra il pubblico, importante è stato l’intervento della Prof.ssa Kherieh Rassas della An-Najah National University di Nablus, che ha evidenziato come i musulmani siano oggetto di una discriminazione specifica, che non potrebbe avere equivalenti ad esempio nei confronti delle comunità ebraiche, e che spesso l’Europa si presenta come un paese inospitale, che presenta un divario tra cultura giuridica e tutela delle minoranze religiose nella prassi, e come l’assenza di rispetto e dignità in cui versano i musulmani in Europa comporti crescenti difficoltà nell’integrazione di quest’ultimi e nella convivenza sociale che dovrebbe costituire l’obiettivo comune. Nelle conclusioni, il Prof. Rizzi ha spiegato come il tema non potesse essere esaurito da una tavola rotonda, ma che avrebbe trovato ulteriori echi e visibilità nelle prossime attività dell’UNIMED ed in un futuro evento internazionale incentrato sul tema della libertà religiosa nel Mediterraneo in previsione nel 2010.
(Photo Credits Lavinia Aquilani)

Delicious


Mi fa specie che la Prof.ssa Farian Sabahi critichi la votazione recentemente avvenuta in Svizzera. Prima di criticare gli altri, i mussulmani dovrebbero risolvere i problemi di libertà religiosa a casa loro (esempio Arabia Saudita!!!). Ho la certezza che certa gente, mussulmani in primis, approfittino della democrazia degli stati occidentali, democrazia che a casa loro non sanno nemmeno cosa sia!!!!!
Vorrei ricordare a Marco, che insiste sulle posizioni affini alla Lega, ovvero in parole povere: musulmani (si scrive più correttamente con un s sola) in casa propria, che L’islam è la seconda religione praticata in Italia e che ci sono migliaia di musulmani italiani. Dunque dove dovrebbero andare a pregare? Poi si parla delle situazioni politiche degli stati Arabi, il problema è che non si può fare il confronto con la democrazia svizzera e l’Arabia Saudita che invece è una monarchia! Poi perchè prendere sempre esempi negativi? In Tunisia ad esempio esistono minoranze Cattoliche ed Ebree, che tranquillamente convivono da secoli con la maggioranza musulmana e hanno i loro luoghi di culto, i loro cimiteri e così dicendo…
E infine, se uno applica e difende principi di uguaglianza dei diritti, lo deve fare sempre, non può fare dei distinguo, la libertà religiosa in un paese o c’è per tutti allo stesso modo, o evidentemente non c’è!