Il muro dell’odio a Gaza

20/12/2009

Original Version: جدار الكراهية في غزة

L’Egitto ha iniziato la costruzione di una barriera sotterranea di acciaio per stroncare l’attività dei tunnel che tengono in vita la popolazione della Striscia di Gaza. Questa notizia, confermata da numerosi mezzi di informazione internazionali, ha suscitato indignazione e sconcerto in gran parte del mondo arabo. Non sappiamo quali siano le cause dell’odio che il regime egiziano nutre nei confronti della popolazione di Gaza – scrive il giornalista palestinese Abd al-Bari Atwan

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E’ scoppiato un putiferio in Egitto intorno alle notizie che circolano riguardo alla costruzione, da parte delle autorità egiziane, di un muro d’acciaio della profondità di 18 metri al confine con la Striscia di Gaza, che ha l’obiettivo di chiudere i tunnel, impedire il contrabbando, e rafforzare l’assedio imposto a un milione e mezzo di palestinesi.

E sebbene il vicesegretario di stato americano Geffrey Feltman ed alcuni portavoce dell’agenzia ONU per i rifugiati abbiano confermato la costruzione di questo muro, le autorità egiziane continuano a mantenere il silenzio, lasciando il  compito di difendere questa mossa illegale ed immorale ad alcuni giornali filo-governativi, secondo uno schema che ci ricorda la farsa legata alla partita Algeria-Egitto per le qualificazioni ai mondiali.

Gli abitanti della Striscia di Gaza devono attualmente far fronte a una guerra di sterminio basata su un metodo di uccisione lenta, applicato dal governo israeliano con il sostegno degli Stati Uniti d’America e con la complicità dei governi arabi, primo fra tutti il governo egiziano.

In un’intervista, Feltman ha affermato chiaramente che il muro è un progetto esclusivamente egiziano, che viene portato avanti all’interno del territorio egiziano, mentre invece tutti i reportage confermano che si tratta di un progetto israelo-americano che viene implementato in applicazione dell’accordo firmato dall’ex segretario di stato Condoleezza Rice e dalla sua omologa israeliana Tzipi Livni durante l’aggressione israeliana a Gaza all’inizio di quest’anno.

Le lastre d’acciaio utilizzate dalle autorità egiziane per costruire questo muro a prova di esplosivi sono prodotte negli Stati Uniti con il finanziamento della CIA. Testimoni oculari nella città di Rafah, sul confine fra l’Egitto e la Striscia, affermano che i lavori proseguono a pieno ritmo e che metà del progetto è già stata completata.

Il quotidiano egiziano “al-Gomhuriya” ha difeso con veemenza la costruzione di questo muro d’acciaio sotterraneo, affermando che il Cairo sta esercitando il proprio “diritto sovrano” di garantire i propri confini. In un editoriale il giornale affermava che “il metodo utilizzato per rafforzare le fondamenta del muro è noto in tutto il mondo, e viene impiegato per la costruzione dei grattacieli, le cui fondamenta sono fatte di lastre d’acciaio”.

Comprendiamo che il governo israeliano possa utilizzare gli stessi metodi dei nazisti per trasformare la Striscia di Gaza in un’enorme prigione, per poi incenerire i suoi abitanti nella prossima invasione che sta attualmente preparando, con l’incitamento dei suoi rabbini i quali hanno emesso ultimamente alcuni pareri legali secondo cui bisognerebbe uccidere tutti i prigionieri palestinesi qualora venisse ucciso il prigioniero Gilad Shalit. Tuttavia non riusciamo a capire né ad accettare che il governo (e non il popolo) egiziano partecipi a questo crimine per timore degli israeliani e per accontentare l’amministrazione americana, e senza alcuna contropartita ad eccezione di un’ulteriore umiliazione ed ignominia.

Se il governo egiziano vuole esercitare pressioni politiche su Hamas affinché accetti di firmare il suo documento (per la “riconciliazione” tra Fatah e Hamas (N.d.T.) ), non è però ragionevole che per realizzare il proprio obiettivo esso costruisca un muro che punisce indistintamente tutta la popolazione di Gaza.

Rammarica, e addolora allo stesso tempo, che ambienti del regime egiziano spargano la voce secondo cui la costruzione del muro risparmierebbe all’Egitto le sanzioni internazionali che altrimenti potrebbero colpirlo per il fatto di non aver partecipato efficacemente alla guerra al terrorismo. Si tratta di un pretesto sciocco e spregevole che offende la ragione degli egiziani, prima ancora di quella degli arabi e dei musulmani. Sarà infatti il protrarsi della partecipazione egiziana all’assedio di Gaza, anche senza la costruzione del muro, ad esporre l’Egitto a delle conseguenze, ed alla collera di coloro che hanno ancora una coscienza nel mondo.

E’ paradossale che gli attivisti arabi, musulmani e stranieri siano riusciti a far emettere un mandato di cattura da parte di un tribunale britannico nei confronti di Tzipi Livni, con l’accusa di aver commesso crimini di guerra nella Striscia di Gaza, mentre la Livni può recarsi in visita in Egitto in qualsiasi momento senza alcun timore.

Nel frattempo si susseguono le notizie sulla costruzione del muro egiziano, che ha l’obiettivo di schiacciare dei fratelli arabi e musulmani, i quali per più di trent’anni sono stati sottoposti alla sovranità egiziana ed al governo dell’amministrazione militare egiziana, prima di cadere sotto l’occupazione israeliana nel 1967.

Il regime egiziano vuole trasformare gli abitanti affamati e assediati della Striscia di Gaza in nemici dell’Egitto e del suo popolo, e al contrario dipinge Israele come uno stato amico, attento alla sicurezza ed alla stabilità del paese. La minaccia è Gaza, la sua legittima resistenza, e i tunnel che sono le sue uniche arterie vitali, che nutrono un milione e mezzo di esseri umani, la maggior parte dei quali sono uniti da legami di sangue e di parentela con la popolazione dall’altro lato del confine.

L’impegno del governo egiziano – e lo diciamo con amarezza – ormai si riduce alla protezione degli israeliani, sia dai palestinesi che esercitano il loro legittimo diritto alla resistenza per recuperare i propri diritti usurpati, sia dai clandestini africani che cercano di attraversare il confine della Palestina occupata in cerca di un rifugio che garantisca loro un tozzo di pane (anche se al prezzo dell’umiliazione e del razzismo), non essendo più in grado di cavarsela nei loro paesi d’origine (Netanyahu starebbe pensando alla costruzione di un’altra barriera lungo il confine tra Israele ed Egitto per impedire l’arrivo d’immigrati clandestini dall’Africa (N.d.T.) ).

Ma gli abitanti della Striscia di Gaza non possono minacciare la sicurezza dell’Egitto, poiché la sua sicurezza è la loro sicurezza, il suo popolo rappresenta la loro “profondità strategica” ed il loro sostegno fondamentale che ha offerto migliaia di caduti per la vittoria della questione palestinese. La popolazione di Gaza non vuole vivere grazie ai tunnel, che è stata costretta a scavare a causa dell’assedio. Essa vuole un’apertura regolare e regolamentata del valico di Rafah, a cui vengano applicate le leggi egiziane, come avviene per qualsiasi valico di frontiera. Ma il regime egiziano vuole imporre ad ogni costo l’assedio nei loro confronti, e si vanta di sequestrare loro i sacchi di cemento o il latte, o perfino vacche decrepite che erano state destinate ai poveri e ai bisognosi in occasione della Festa dei Sacrifici.

Quando i palestinesi abbatterono il muro di Rafah per ribellarsi alla fame, circa un anno e mezzo fa, non commisero alcuna trasgressione una volta oltrepassato il confine, non rubarono un solo pezzo di pane pur essendo affamati, ma si comportarono in maniera civile, al contrario di quanto fecero ad esempio gli abitanti di San Francisco e Los Angeles in occasione delle loro ruberie e dei loro saccheggi quando si ribellarono alla polizia americana.

Non sappiamo quali siano le cause dell’odio che il regime egiziano nutre nei confronti della popolazione di Gaza, e le ragioni del suo parteggiare per Israele quando quest’ultimo schiaccia gli abitanti della Striscia, li assedia e li affama, anche se costoro non hanno mai fatto alcun male all’Egitto. Riponiamo tuttavia la nostra fiducia in due cose certe: la prima è che il popolo egiziano e le sue forze vitali non possono accettare il muro dell’odio e della vergogna che il loro governo sta costruendo al confine con Gaza; la seconda è che l’istinto di sopravvivenza degli abitanti di Gaza permetterà loro di trovare un espediente per superare anche questo muro.

Abd al-Bari Atwan è un giornalista palestinese residente in Gran Bretagna; è direttore del quotidiano “al-Quds al-Arabi”

One Response to “Il muro dell’odio a Gaza”

  1. Alessandra scrive:

    Call the Egyptian government for the Gaza Freedom March!

    Gaza Freedom March URGENT UPDATE

    December 21, 2009
    Dear Supporters,

    We are determined to break the siege
    We all will continue to do whatever we can to make it happen
    Using the pretext of escalating tensions on the Gaza-Egypt border, the Egyptian Foreign Ministry informed us yesterday that the Rafah border will be closed over the coming weeks, into January. We responded that there is always tension at the border because of the siege, that we do not feel threatened, and that if there are any risks, they are risks we are willing to take. We also said that it was too late for over 1,300 delegates coming from over 42 countries to change their plans now. We both agreed to continue our exchanges.

    Although we consider this as a setback, it is something we’ve encountered-and overcome–before. No delegation, large or small, that entered Gaza over the past 12 months has ever received a final OK before arriving at the Rafah border. Most delegations were discouraged from even heading out of Cairo to Rafah. Some had their buses stopped on the way. Some have been told outright that they could not go into Gaza. But after public and political pressure, the Egyptian government changed its position and let them pass.

    Our efforts and plans will not be altered at this point. We have set out to break the siege of Gaza and march on December 31 against the Israeli blockade. We are continuing in the same direction.

    Egyptian embassies and missions all over the world must hear from our supporters (by phone, fax and email)** over the coming crucial days, with a clear message: Let the international delegation enter Gaza and let the Gaza Freedom March proceed.

    Contact your local consulate here:
    http://www.mfa.gov.eg/MFA_Portal/en-GB/mfa_websits/

    Contact the Palestine Division in Ministry of Foreign Affairs, Cairo Ahmed Azzam, tel +202-25749682 Email: ahmed.azzam@mfa.gov.eg
    If you are in the U.S., contact the Egyptian Embassy, 202-895-5400 and ask for Omar Youssef or emailomaryoussef@hotmail.com

    You signed on to support the the Gaza Freedom March, that was the first step. Now call the Egyptian embassy and ask your elected official to call on your behalf. Then, hit the streets and join a solidarity action in your community: http://www.gazafreedommarch.org/solidarity

    Thank you for being part of a global movement.
    The Gaza Freedomo March Steering Committee
    * * Sample text

    I am writing/calling to express my full support for the December 31, 2009 Gaza Freedom March. I urge the Egyptian government to allow the 1,300 international delegates to enter the Gaza Strip through Egypt.

    The aim of the march is to call on Israel to lift the siege. The delegates will also take in badly needed medical aid, as well as school supplies and winter jackets for the children of Gaza.

    Please, let this historic March proceed. Thank you.

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