Iran: le proteste di Ashura attraverso la rete

Il movimento dell’opposizione iraniana ha organizzato imponenti manifestazioni il 27 dicembre, nella giornata di Ashura, una delle più importanti festività sciite. Migliaia di manifestanti si sono opposti alle forze di sicurezza nella capitale, Teheran, mentre cortei e proteste dilagavano anche in altre città iraniane. Ne sono derivati scontri molto violenti, che hanno causato la morte di una quindicina di persone, uno dei bilanci più pesanti da quando le proteste ebbero inizio, all’indomani delle elezioni presidenziali del 12 giugno scorso. Fra le vittime anche un nipote di Mir Hussein Mussavi, uno dei leader del Movimento Verde.

Anche in questa occasione, le notizie dei mezzi di informazione ufficiali sono giunte in maniera frammentaria. I giornalisti stranieri sono stati allontanati dall’Iran, e in un primo momento la stampa governativa iraniana ha minimizzato gli scontri ed ha negato che vi fossero vittime. Ma l’informazione non ufficiale dei blogger, di Twitter, e dei filmati apparsi su YouTube, ha inondato la rete di notizie, testimonianze, resoconti minuto per minuto di quanto stava succedendo nelle strade delle città iraniane.

Ciò ha determinato il rincorrersi di voci e di notizie difficilmente verificabili, ma con il passare delle ore e con il moltiplicarsi delle testimonianze e dei contributi filmati, è emerso in maniera evidente che quanto stava accadendo rappresentava un altro importante tassello – per alcuni forse addirittura un nuovo punto di svolta – nella storia del movimento di protesta che sta sconvolgendo il panorama politico dell’Iran in questi ultimi mesi.

La dimensione delle manifestazioni di questi giorni, l’entità degli scontri con le forze di sicurezza, e soprattutto la persistenza delle proteste, che ormai si protraggono da mesi e non accennano a diminuire, hanno spinto diversi analisti a ipotizzare che la resa dei conti con il regime potrebbe non essere lontana.

Alcuni erano giunti a questa conclusione già prima degli eventi di questi giorni. La morte dell’Ayatollah Hussein Ali Montazeri (considerato da molti un simbolo del Movimento Verde) – avvenuta proprio sette giorni prima della celebrazione della giornata di Ashura durante la quale gli sciiti commemorano il martirio di Hussein, figlio di Ali e nipote del Profeta – ha caricato questo evento di ulteriori significati, lasciando presagire quello che si è poi verificato.

In questi due giorni, la rete è stata invasa dalle immagini delle massicce manifestazioni, degli scontri, e delle vittime, attraverso le foto di blogger come Khosoof o di siti come Tehranlive; ma anche dai racconti che hanno seguito lo svilupparsi degli eventi minuto per minuto, come quelli del sito Street Journalist; e dai filmati apparsi su YouTube, molti dei quali girati con i telefoni cellulari, i quali hanno ritratto i numerosi cortei , gli scontri con le milizie Basiji e le stazioni di polizia date alle fiamme, i feriti e le vittime, e il grido notturno di “Allahu Akbar” (“Dio è grande”, lo stesso grido che aveva risuonato nelle strade delle città iraniane all’epoca della Rivoluzione del 1979) che si diffondeva per le strade di Teheran.

Diverse fonti hanno parlato anche di numerosi arresti (si parla di 300 persone), fra cui vi sarebbero anche importanti esponenti dell’opposizione. Fonti come al-Jazeera hanno parlato dell’arresto di Ebrahim Yazdi, che era stato ministro degli esteri nei primi mesi della Rivoluzione iraniana del 1979, e del giornalista e attivista Emadeddin Baghi. Secondo alcune fonti, sarebbe stato arrestato anche Mousavi Tebrizi, un esponente del clero di Qom vicino al leader dell’opposizione Mir Hussein Mussavi. Alcuni blog come Iranfacts forniscono anche una lista più lunga (ovviamente in attesa di ulteriori conferme).

Il dato che colpisce in queste manifestazioni è che i dimostranti sembrano ormai prendersela direttamente con la Guida suprema Ali Khamenei, che sarebbe responsabile di aver tradito gli ideali della Rivoluzione islamica. Molti manifestanti hanno paragonato l’Ayatollah Khamenei al califfo sunnita Yazid che uccise Hussein, la cui morte viene commemorata nella giornata di Ashura. Sembra che vi siano state addirittura alcune defezioni tra le forze dell’ordine, che in alcuni casi si sarebbero rifiutate di reprimere i dimostranti.

Il fatto stesso che vi siano state delle vittime nel sacro mese di Muharram, ed in particolare nella giornata di Ashura, aggrava la posizione del regime, indipendentemente da quali siano le reali responsabilità in questi episodi. “Nuovi martiri significano nuovi problemi per il regime di Teheran”, scrive il noto giornalista Teymoor Nabili, che ha seguito a lungo le questioni iraniane, ed ha un suo blog sul sito di al-Jazeera.

Della stessa opinione sembra essere lo storico americano Juan Cole, che nel suo blog scrive che “un altro aspetto importante degli eventi di domenica è il numero di città in cui si sono verificati cortei e scontri significativi. Alcuni di quelli che sarebbero stati uccisi sono caduti a Tabriz, una metropoli nord-occidentale vicino alla Turchia. Anche città conservatrici come Isfahan e Mashhad si sono unite alla protesta. E poi Shiraz, Ardabil, e la lista continua. Il tentativo di alcuni analisti di dipingere le agitazioni come una cosa che riguarda solo la parte nord di Teheran sono chiaramente naufragati”.

Resta da capire dove è diretto questo movimento di protesta, che tuttora non sembra avere una leadership ben chiara (i leader del Movimento Verde, come Mussavi, Karroubi e Rafsanjani sono esponenti dell’establishment, e sono anche ideologicamente poco omogenei fra loro), e nel quale sembrano confluire le diverse anime dell’opposizione iraniana al regime, da quella religiosa a quella laica, dai monarchici agli ex comunisti.

Alcune di queste componenti “sono fin troppo contente del tabù che è stato infranto domenica scorsa: uccidere nel giorno di Ashura!”, scrive il blog Iranfacts . E conclude: “Chiunque tiri le fila della violenza è pienamente consapevole della scintilla che ha fatto scoccare in questa polveriera. Ma molti che hanno speso la loro vita per la democratizzazione dell’Iran sono preoccupati. Tutti questi individui sono stati critici nei confronti del regime e in contrasto con esso ben prima che prendesse forma il Movimento Verde”.

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