05/01/2010
Original Version: The Non-Violent “Watershed” of the Mousavi Statement
Il recente comunicato di Moussavi rappresenta uno spartiacque: da un lato egli ribadisce di puntare al dialogo e ad una soluzione pacifica della crisi, ma dall’altro lascia capire che il Movimento Verde ormai sfugge al suo controllo o a quello di leader come Karroubi – scrive il giornalista Josh Shahryar
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Mir Hossein Moussavi ha rilasciato pochi giorni fa una nuova dichiarazione che denuncia le tattiche brutali del regime nei confronti del Movimento Verde, e ha delineato le misure pacifiche che il governo può adottare per calmare la situazione. Sebbene la dichiarazione sia molto simile ad altre affermazioni rilasciate in passato, a un esame più attento emergono diversi punti. La dichiarazione mostra anche la determinazione di Moussavi e la sua disponibilità a trovare una soluzione pacifica alla crisi attuale.
Uno degli aspetti più significativi del discorso è il fatto che Moussavi ha omesso qualsiasi riferimento all’uccisione di suo nipote Sayyed Ali Moussavi a Teheran il giorno di Ashura (27 dicembre). Questo fatto ricorda la sua risposta e quella di sua moglie, Zahra Rahnavard, alla detenzione del fratello di lei, Shahpour Kazemi, notizia che essi mantennero privata per mesi perché non volevano che dichiarazioni personali parlassero per l’intero Movimento Verde.
Cosa ancora più importante, tuttavia, è che Moussavi per la prima volta non ha dato credito alla propria influenza e a quella di Mehdi Karroubi. Egli ammette che, anche se la gente gli aveva chiesto di invitare a manifestare o almeno di dare il suo appoggio, egli non lo aveva fatto nel caso della giornata di Ashura. Egli riconosce anche il fatto che la gente è scesa in strada senza attendere un suo appello.
Il Movimento Verde è parzialmente sfuggito al controllo di Karroubi e Moussavi. Cosa ciò potrebbe comportare non può essere facilmente quantificato o qualificato, ma è importante il fatto che il movimento andrà avanti anche se Moussavi e Karroubi non dovessero essere più in vita. Moussavi riconosce questo fatto quando dice che è pronto a morire insieme agli altri membri del movimento, sapendo che l’opposizione non scomparirebbe per questo.
Al di là di ciò, vi sono tre importanti nuovi punti: prima di tutto, Moussavi parla apertamente contro il Corpo della Guardia Rivoluzionaria (IRGC). Non è un segreto che l’IRGC sia stata una delle forze trainanti dietro la repressione dei pacifici manifestanti, e la principale fonte del potere della Guida suprema e di Mahmoud Ahmadinejad. Assieme ai Basij – che ricadono sotto il suo comando – è stata responsabile della maggior parte degli spargimenti di sangue per le strade dell’Iran durante le proteste.
Moussavi ridicolizza l’IRGC, forse inviando ai propri sostenitori il messaggio che ormai possono denunciare apertamente la Guardia Rivoluzionaria e i Basij. Avendo denunciato la corruzione nella sua dichiarazione, Moussavi afferma: “Noi diciamo che una grande e influente organizzazione come l’IRGC non può difendere il paese e gli interessi nazionali, se vuole calcolare tutti i giorni quanto sia salito o sceso il mercato azionario, ma al contrario danneggia sia se stessa che il Paese”.
In secondo luogo, Moussavi mette di nuovo in discussione la legittimità del governo. In una precedente dichiarazione di alcuni giorni fa, il candidato presidenziale Mohsen Rezaei aveva denunciato le proteste di Ashura e trasmesso l’idea assurda che Moussavi fosse in qualche modo arrivato ad accettare Ahmadinejad come presidente dell’Iran. Malgrado ciò, e forse proprio per rispondere a ciò, Moussavi continua a sfidare Ahmadinejad. La propaganda dei media di Stato riguardante la lettera di Rezaei – secondo cui Moussavi avrebbe “ritrattato” ed ora riconoscerebbe la legittimità del governo – è stata prontamente smentita:
“Supponiamo che, con tutti gli arresti, le brutalità, le minacce, e chiudendo la bocca ai giornali e ai media, si possa mettere a tacere la gente per un paio di giorni. Come si fa a rimediare al cambiamento dell’opinione della gente nei confronti dell’establishment? Come si fa a rimediare alla mancanza di legittimità? Come si fa a cambiare lo sguardo attonito e di condanna con cui tutti i popoli del mondo guardano a tutta questa brutalità esercitata da un governo contro il proprio popolo? Che cosa fare con i problemi dell’economia del paese e con le condizioni di vita che stanno peggiorando a causa della estrema debolezza del governo? Con quale supporto di competenze, di unità nazionale e di efficace politica estera, si può allontanare l’ombra di ulteriori risoluzioni delle Nazioni Unite e di ulteriori tentativi internazionali di segnare nuovi punti a scapito del nostro paese e della nostra nazione?”.
Moussavi fa ricadere direttamente sul governo la responsabilità degli appelli dei manifestanti favorevoli al regime, e dei leader della Preghiera del Venerdì, affinché Moussavi e Karroubi vengano uccisi:
“Dico chiaramente e senza mezzi termini che l’ordine di giustiziare, di uccidere o di imprigionare Karroubi, Moussavi e altre figure come noi non risolverà il problema. Gli annunci fatti questo mercoledì a Piazza Enghelab (nel centro di Teheran), e prima ancora durante la scorsa preghiera del Venerdì, da alcune figure legate all’establishment trasformeranno le conseguenze di qualsiasi eventuale atto terroristico in una responsabilità diretta del centro [dell’establishment], e renderanno irrisolvibile il problema della crisi attuale”.
In terzo luogo – e forse cosa ancora più importante – Moussavi riconosce che l’opposizione ha intrapreso azioni contro le forze di sicurezza durante le manifestazioni, ma attribuisce al governo la colpa della violenza contro le forze di sicurezza. Egli non condivide queste azioni, né chiede ulteriori azioni di questo genere nelle proteste future; tuttavia, egli rileva anche che la gente è stata compassionevole con le forze di sicurezza e ha cercato di salvarle dai manifestanti più arrabbiati.
Il passaggio è importante perché indica che Moussavi continua a sperare in una soluzione politica pacifica, e non vuole che il governo sia rovesciato con la violenza:
“Guardare lo scioccante filmato dell’Ashura dimostra che, se a volte gli slogan e le azioni si sono mossi verso un radicalismo inaccettabile, è a causa del fatto che persone innocenti sono state gettate dai ponti e da grandi altezze, sono state colpite con armi da fuoco, o investite più e più volte con automobili. È interessante notare che in alcune di queste riprese, la gente ha riconosciuto i propri fratelli dietro le facce della polizia e delle forze dei Basij, e in tale situazione critica, e in un giorno così difficile, ha cercato di proteggerli da eventuali danni. Se la televisione e la radio di stato avessero avuto un minimo di equità, per calmare l’atmosfera e riavvicinare i cittadini avrebbero mostrato un po’ di queste scene. Ma non è stato affatto così! L’evoluzione degli eventi dopo l’Ashura, l’estensione degli arresti e altre azioni del governo, dimostrano che le autorità stanno ripetendo gli stessi errori del passato, questa volta su scala più grande, e stanno pensando che la politica del terrore sia la loro unica soluzione”.
Moussavi chiede di nuovo pacatamente al governo di adottare misure per risolvere l’attuale crisi. Ciò potrebbe sembrare ripetitivo, ma in ogni caso non è una sorpresa. Il Movimento Verde ha ripetutamente dimostrato di essere aperto al dialogo e di non essere a favore della violenza, a meno che non sia richiesta per legittima difesa, e solo in casi estremi. In fin dei conti, il movimento continua a sperare in una soluzione pacifica e non violenta del conflitto in corso. Moussavi delinea questi capisaldi in una sua proposta in cinque punti:
1. Il governo dovrebbe rispondere di fronte al popolo, al parlamento e al sistema giudiziario, in modo che non vi siano forme di sostegno inusuali al governo in risposta alla sua incompetenza e inefficacia, e che il governo sia ritenuto responsabile per tutti i problemi che ha creato al paese. Di sicuro, se il governo fosse competente e nel giusto, sarebbe in grado di rispondere al popolo e al parlamento; se è invece incompetente e inetto, il parlamento e il sistema giudiziario dovrebbero confrontarsi con esso sulla base della costituzione.
2. Promulgare una nuova e chiara legge elettorale in modo che si possa recuperare la fiducia dei cittadini in elezioni libere ed imparziali, senza intrusioni e interferenze. Questa legge dovrebbe garantire la partecipazione di tutte le persone, a prescindere dalle differenze di opinione, e dovrebbe vietare l’interferenza faziosa delle autorità a tutti i livelli. I partiti che esistevano nei primi tempi della rivoluzione possono essere considerati come un modello.
3. Il rilascio di tutti i prigionieri politici e il recupero della loro dignità e del loro onore. Sono sicuro che questa mossa potrebbe essere interpretata come un punto di forza per l’establishment, piuttosto che come una debolezza, e sappiamo che i movimenti politici sconfitti sono contrari a questa soluzione.
4. Una delle necessità di miglioramento è l’autorizzazione della stampa e dei mezzi di informazione messi al bando, e lasciare che i giornali che sono stati chiusi possano pubblicare di nuovo. La paura di una stampa libera deve essere eliminata, e l’esperienza internazionale in questa materia dovrebbe essere presa in considerazione. L’espansione dei canali satellitari, la loro crescente importanza e l’influenza determinante di questo tipo di media mostrano chiaramente l’inadeguatezza dei metodi tradizionali e i limiti dei canali TV e delle radio nazionali. I metodi di blocco del segnale e la censura di internet possono essere efficaci solo per un breve periodo. L’unica soluzione è avere diversi mezzi di informazione liberi e consapevoli all’interno del paese. Non è forse il momento di distogliere lo sguardo dall’esterno dei nostri confini e di rivolgerlo alla prosperità politica, culturale e sociale interna, con un atto coraggioso basato sul dare fiducia alle forze intellettuali e innovative della società?
5. Riconoscere i diritti del popolo a compiere manifestazioni legali e a costituire partiti e gruppi, attenendosi all’articolo 27 della Costituzione. Agire in questa materia – cosa che può essere fatta con la saggezza e la collaborazione di tutti gli appassionati del paese – può sostituire alla battaglia tra i Basij e le forze di sicurezza da un lato e le persone dall’altro (o tra persone e persone), un clima di amicizia e di affetto nazionale.
Tutto considerato, la dichiarazione di Moussavi può essere considerata come uno spartiacque. Dopo i sanguinosi avvenimenti di Ashura, molti si aspettavano che Moussavi avrebbe attribuito qualche valore a mezzi più violenti per cambiare la situazione politica. In questa dichiarazione, egli avrebbe potuto mettere in guardia il governo, o almeno l’IRGC e i Basij, sulla possibilità di uno scontro violento. Al contrario, egli ha offerto la propria vita, invece di avallare la rappresaglia.
Questa è forse l’ultima occasione per il governo iraniano di agire pacificamente, se vuole risolvere la crisi attuale. Le tensioni sono alle stelle. Gli arresti sono ormai incontrollati. La violenza è aumentata. Moussavi e Karroubi non sembrano più al sicuro come lo erano alcuni mesi fa. In un simile clima, la dichiarazione conciliante di Moussavi è una boccata d’aria fresca. Resta da vedere se il governo avrà intenzione di sfruttare il poco tempo che ancora gli è rimasto.
Josh Shahryar è un giornalista e attivista per i diritti umani; ha seguito da vicino le elezioni iraniane e gli sviluppi che ne sono seguiti; segue le questioni legate ai conflitti e ai diritti umani per diversi mezzi di informazione, fra cui “The Huffington Post”




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